Etna, nuove bocche e voli fermi nella Sicilia orientale

Nuove bocche nella Valle del Bove hanno spinto la lava fino a circa 1.360 m, mentre cenere e venti hanno fermato gli aeroporti di Catania e Comiso, alimentando le polemiche sulla gestione dell’emergenza

Sintesi

La nuova fase eruttiva si è intensificata tra il 5 e il 7 agosto, quando l’attività esplosiva della Voragine è cresciuta fino alla fontana di lava e si sono aperte bocche a circa 3.200 e 2.750 m. L’8 agosto è comparso un ulteriore punto di emissione a circa 2.360 m, mentre le colate si sono progressivamente estese verso la Valle del Bove. Il fenomeno non è rimasto concentrato soltanto nei crateri sommitali ma ha cominciato ad alimentare diversi percorsi della lava lungo il versante orientale.

Tra il 10 e l’11 agosto il quadro è cambiato ancora. Una bocca si è aperta a circa 1.900 m vicino al monte Simone e un’altra, l’11 agosto, a circa 2.090 m. La colata alimentata dal punto più basso ha raggiunto quota 1.360 m nei pressi di Rocca Capra, mentre dalla Bocca Nuova si è verificata una breve emissione di cenere che ha prodotto modesti flussi piroclastici rimasti confinati nell’area sommitale. l Il sistema eruttivo si è articolato su più bocche contemporaneamente, ma i fenomeni più pericolosi osservati in vetta non hanno raggiunto le zone abitate.

Il bollettino INGV ha indicato tremore vulcanico ancora elevato, attività termica satellitare da alta a molto alta e una composizione dei gas compatibile con una separazione tra gas e magma a meno di 1 km dall’area craterica. Le immagini satellitari hanno mostrato il campo lavico principale esteso per circa 1,5 km² e hanno segnalato possibili strutture embrionali simili a tunnel lavici vicino al monte Simone. Sotto e sopra il vulcano continuano a essere registrati segnali di una dinamica energetica che richiede sorveglianza costante, anche se i modelli indicano che queste colate tendono prevalentemente a restare nella Valle del Bove.

La cenere ha intanto trasformato l’eruzione in una nuova emergenza per l’aeroporto di Catania. Dopo successive limitazioni, sono stati sospesi sia arrivi sia partenze fino alle 11 del 12 agosto e, nella tarda serata dell’11, la stessa misura ha raggiunto anche l’aeroporto di Comiso. La Regione ha predisposto oltre 100 corse straordinarie di autobus, 5 treni speciali tra Palermo e Catania e l’uso gratuito dei collegamenti ferroviari ordinari da Palermo per determinati passeggeri dirottati. L’emergenza non riguarda più soltanto il vulcano: quando la cenere invade le rotte aeree, la mobilità di una parte rilevante dell’Isola deve essere rapidamente ridisegnata.

Articolo

La fase eruttiva che sta interessando l’Etna ha continuato a evolversi e, rispetto al quadro descritto nei giorni precedenti, ha aggiunto elementi nuovi che riguardano soprattutto la moltiplicazione delle bocche effusive, la discesa delle colate a quote inferiori, i dati satellitari e le conseguenze sempre più estese sul sistema aeroportuale della Sicilia orientale. Non occorre ripercorrere ancora una volta la storia del vulcano: sono le ultime ore a fornire materiale sufficiente per comprendere quanto rapidamente possa cambiare la situazione.

Il Bollettino settimanale n. 33/2026 dell’INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), emesso l’11 agosto e riferito principalmente alla settimana dal 3 al 9 agosto, ha ricostruito l’accelerazione cominciata nella serata del 5 agosto. Tra il 6 e il 7 l’attività stromboliana (esplosioni intermittenti che lanciano brandelli di lava e materiale incandescente) della Voragine è diventata progressivamente più intensa fino a trasformarsi in fontana di lava. Alle 03:10 UTC del 7 agosto si è aperto un punto di emissione a circa 3.200 m, seguito poche ore dopo da una bocca a circa 2.750 m che ha alimentato un campo lavico diretto verso la Valle del Leone e successivamente verso la Valle del Bove (grande depressione naturale sul versante orientale dell’Etna, nel catanese).

L’8 agosto, intorno alle 09:30 UTC, è entrata in attività un’ulteriore bocca a circa 2.360 m, nei pressi del monte Rittmann. In quella fase sono stati osservati anche 2 modesti flussi piroclastici (masse molto calde di gas, cenere e frammenti vulcanici che possono scorrere rapidamente lungo un pendio), provocati dal collasso e dalla rimobilizzazione di materiale incoerente. Il fenomeno è rimasto nell’area vulcanica e la colata associata a quella bocca ha successivamente cominciato a perdere alimentazione e a raffreddarsi.

Il salto successivo è arrivato il 10 agosto. Intorno alle 21:30 UTC, quindi alle 23:30 italiane, si è aperta una nuova bocca a circa 1.900 m, vicino al monte Simone, con una colata diretta verso est-sud-est. L’11 agosto, alle 09:30 UTC, corrispondenti alle 11:30 italiane, un altro punto eruttivo si è formato a circa 2.090 m, alla base della parete settentrionale della Valle del Bove e a monte dello stesso rilievo. È questo uno degli elementi più significativi emersi dopo il precedente articolo: l’attività effusiva non è rimasta affidata a una sola frattura, ma si è distribuita a differenti quote.

Durante l’11 agosto la Voragine ha continuato inoltre a produrre abbondante cenere. Alle 14:10 UTC la Bocca Nuova ha generato un’emissione improvvisa che, interagendo con i prodotti espulsi dalla Voragine, ha dato origine a modesti flussi piroclastici rimasti confinati nell’area sommitale. Alle 16:00 UTC il fronte più avanzato della colata alimentata dalla bocca di 1.900 m aveva raggiunto circa 1.360 m di quota, nei pressi di Rocca Capra. Il successivo comunicato delle 17:54 UTC, cioè le 19:54 italiane, ha confermato che rimanevano attive le bocche a 2.750, 2.090 e 1.900 m, mentre i fronti provenienti da quota 2.360 apparivano in raffreddamento.

Il monitoraggio geofisico non ha indicato un ritorno alla normalità. Nell’ultimo aggiornamento disponibile alle 06:22 del 12 agosto, l’ampiezza media del tremore vulcanico (la vibrazione continua prodotta dai movimenti dei fluidi all’interno dell’edificio vulcanico) continuava a oscillare nella parte inferiore della fascia dei valori elevati, con la sorgente localizzata prevalentemente nell’area della Voragine a circa 3.000 m. L’attività infrasonica (onde di pressione con frequenze inferiori alla capacità uditiva umana) era invece su livelli alti e molto alti. Le reti GNSS (sistemi globali di navigazione satellitare utilizzati anche per misurare piccolissimi spostamenti del terreno) e tilt (inclinazione del suolo) suggerivano una modesta deflazione dell’area sommitale, cioè un lieve abbassamento o contrazione collegato alla dinamica interna del vulcano.

Interessanti sono soprattutto i numeri aggiunti dal nuovo bollettino. Le stime effettuate sulle singole colate hanno indicato circa 81.200 m³ di lava per la bocca a 3.200 m; 2,81 milioni di m³ per quella a 2.750 m; circa 69.900 m³ per quella a 2.360 m; circa 1,54 milioni di m³ per quella a 1.900 m. Complessivamente si arriva a circa 4,5 milioni di m³, ma l’INGV attribuisce a queste valutazioni un margine d’errore del 40%. La stima satellitare, elaborata con un metodo differente e condizionata anche dalla visibilità, aveva invece calcolato alle 14:12 UTC dell’11 agosto un volume cumulato di circa 2,3 ± 1,1 milioni di m³. I 2 valori non devono quindi essere letti come una contraddizione, perché derivano da tecniche, momenti e coperture differenti.

Anche le immagini dallo spazio hanno raccontato un’eruzione in trasformazione. Alle 09:40 UTC dell’11 agosto Sentinel-2 ha rilevato il campo lavico principale fino a circa 1.370 m, con un’estensione di circa 1,5 km², un ulteriore flusso nei pressi del monte Simone e una consistente emissione di cenere diretta verso sud-sud-est. Le analisi hanno inoltre evidenziato vicino al rilievo una zona relativamente più fredda che potrebbe essere associata alla formazione embrionale di tunnel lavici, cioè condotti naturali dentro i quali la lava può continuare a scorrere protetta da una crosta già solidificata. Il tasso effusivo ricavato dai dati satellitari aveva raggiunto un massimo stimato di circa 20 ± 10 m³ al secondo alle 22:59 UTC del 10 agosto.

Un altro dato merita attenzione perché può essere facilmente interpretato in modo errato. L’analisi della composizione della fase gassosa ha ricondotto la separazione tra gas e magma a una profondità inferiore a 1 km, indicativamente intorno a 700 m dall’area craterica. Non significa che sia stata individuata a 700 m una “camera magmatica”: il dato descrive il livello al quale, secondo la composizione dei gas misurati, parte della fase volatile si è separata dal magma durante la risalita. L’istituto ha inoltre precisato che la presenza di anidride carbonica suggerisce l’arrivo di magma che non ha sostato a lungo nella parte più superficiale del sistema di alimentazione.

In sostanza, il magma, mentre risale verso la superficie, sta liberando i gas che contiene a una profondità relativamente bassa, circa 700 m sotto la zona dei crateri. Non vuol dire che lì si trovi una grande “camera” piena di magma, ma soltanto che a quella quota il magma sta perdendo parte dei suoi gas. La presenza di molta anidride carbonica indica inoltre che una parte del magma potrebbe essere risalita abbastanza rapidamente dalle profondità senza fermarsi a lungo negli strati più superficiali del vulcano. In parole povere, è un segnale che suggerisce un’alimentazione magmatica ancora attiva e relativamente fresca, da tenere sotto osservazione.

La modellazione della pericolosità offre al tempo stesso un elemento rassicurante e uno che invita alla prudenza. Per questo tipo di attività effusiva le simulazioni indicano che, nella maggior parte degli scenari esaminati, le colate tendono a rimanere confinate nella Valle del Bove. Lo stesso documento avverte però che sull’Etna alcune fenomenologie possono comparire senza un preavviso significativo o evolvere rapidamente e in modo inatteso. Il livello di pericolosità, per usare la formulazione scientifica dell’istituto, non può dunque essere considerato nullo.

È soprattutto la cenere ad avere trasformato l’attività vulcanica in un problema che coinvolge migliaia di persone lontano dalle colate. A Catania, dopo una successione di stop, riaperture parziali e nuove limitazioni, la SAC (Società aeroporto Catania), che gestisce l’aeroporto Fontanarossa e lo scalo ragusano di Comiso Pio La Torre, ha sospeso tutti gli arrivi e le partenze fino alle 11:00 del 12 agosto a causa della cenere e dell’andamento dei venti. Non si tratta di un orario di riapertura garantita, ma del termine indicato dal provvedimento in vigore, suscettibile di essere modificato in base all’evoluzione della nube vulcanica.

La novità della tarda serata dell’11 agosto è stata il coinvolgimento diretto anche dell’Aeroporto di Comiso (comune del Libero consorzio comunale di Ragusa). La chiusura del settore C1 Bis dello spazio aereo ha determinato la sospensione di arrivi e partenze anche al “Pio La Torre” fino alle 11:00 del 12 agosto. È un passaggio rilevante perché quello scalo aveva contribuito nei giorni precedenti ad assorbire parte dei disagi di Fontanarossa e, secondo il gestore, aveva movimentato oltre 100 voli dall’inizio dell’emergenza.

Sul fronte dei collegamenti alternativi, Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana ed esponente di Forza Italia) e Alessandro Aricò (assessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilità e deputato di Fratelli d’Italia) hanno comunicato l’attivazione di oltre 100 corse straordinarie di autobus e 5 treni speciali sulla Palermo-Catania. Per i viaggiatori con biglietto aereo diretto a Catania e dirottati a Palermo è stata inoltre prevista la possibilità di utilizzare gratuitamente i collegamenti ferroviari ordinari mostrando il titolo di viaggio. La Giunta regionale ha contemporaneamente annunciato nuove risorse per aumentare la capacità operativa di Comiso.

Il problema, tuttavia, ha ormai superato la semplice gestione delle singole giornate. Le organizzazioni Filt-Cgil (Federazione italiana lavoratori trasporti della Confederazione generale italiana del lavoro), Fit-Cisl (Federazione italiana trasporti della Confederazione italiana sindacati lavoratori), Uiltrasporti Sicilia e Ugl TA (Unione generale del lavoro Trasporto aereo) hanno sostenuto l’11 agosto che cancellazioni, dirottamenti, passeggeri in attesa e personale sotto pressione non possono essere affrontati continuando a scaricare l’emergenza sui lavoratori. La richiesta è stata quella di rafforzare organici, risorse e collegamenti terrestri.

La polemica si è aperta anche all’interno del centrodestra catanese. Bruno Brucchieri (capogruppo comunale del Mpa, Movimento per l’Autonomia), Piermaria Capuana (capogruppo di Forza Italia) e Maurizio Zarbo (capogruppo della Lega) hanno contestato la gestione aeroportuale sostenendo che la cenere dell’Etna, proprio perché ricorrente, dovrebbe essere trattata come un fattore strutturale da pianificare e non soltanto come una circostanza straordinaria. La Sac ha replicato che l’operatività dello scalo dipende anche dai rapidi cambiamenti della direzione e dell’intensità del vento e di avere adottato le misure possibili per l’assistenza e la sicurezza a terra. Nino Minardo (commissario regionale di Forza Italia in Sicilia) ha invece difeso l’impegno della società e della Regione, invitando a evitare “processi sommari” e una “caccia alle streghe”.

In questo clima si è inserito anche il caso social di Diletta Leotta (conduttrice televisiva catanese e volto di DAZN), che il 10 agosto ha pubblicato alcune fotografie dell’escursione con la frase “Etna is on fire” (l’Etna è in fiamme). Le immagini hanno dato a molti utenti l’impressione di una grande vicinanza alla lava e hanno provocato critiche sulla sicurezza e sull’esempio offerto. Tuttavia dalle sole fotografie non è possibile stabilire la reale distanza dalla colata, né ricostruire il percorso seguito o accertare eventuali autorizzazioni. Inoltre mentre un’ordinanza di Sant’Alfio (comune della Città metropolitana di Catania) impediva l’accesso ai sentieri diretti all’interno della Valle del Bove, il percorso di Serracozzo rimaneva accessibile per osservare la colata dall’alto.

Per i passeggeri rimasti coinvolti nelle cancellazioni rimane inoltre importante distinguere tra compensazione economica e assistenza. Al momento continua a trovare applicazione il Regolamento CE n. 261/2004. La cenere vulcanica può costituire una circostanza straordinaria capace di escludere l’indennizzo pecuniario quando il vettore dimostra che il disservizio non poteva essere evitato neppure adottando tutte le misure ragionevoli, ma non cancella automaticamente gli obblighi di assistenza, riprotezione o rimborso previsti dalla disciplina europea. La Corte di giustizia dell’Unione europea, nella sentenza McDonagh contro Ryanair del 31 gennaio 2013, nata proprio dalla grande crisi della cenere vulcanica islandese del 2010, ha chiarito che l’obbligo di assistenza continua anche in presenza di circostanze eccezionali di questa natura.

C’è anche una novità normativa molto recente. Il 13 luglio 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha dato il via libera definitivo alla riforma delle regole sui diritti dei passeggeri aerei, con maggiori garanzie in materia di informazione, assistenza e riprotezione e una definizione più chiara delle circostanze straordinarie. La nuova disciplina, però, non è ancora applicabile a questa emergenza: entrerà in vigore soltanto 12 mesi e 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Per i disagi di questi giorni resta quindi determinante il quadro normativo attualmente vigente.

Alle prime ore del 12 agosto, dunque, l’aspetto nuovo non è soltanto la persistenza dell’eruzione. È la contemporanea presenza di più bocche effusive, alcune aperte a quote relativamente basse, con un fronte arrivato intorno a 1.360 m, mentre tremore e infrasuoni restano sostenuti e la cenere continua a condizionare i collegamenti aerei. Il sistema di monitoraggio indica che le colate tendono prevalentemente a svilupparsi all’interno della grande depressione orientale, ma la stessa scienza ricorda che l’Etna può cambiare comportamento rapidamente. E proprio questa imprevedibilità rende necessario non trasformare ogni eruzione in allarmismo, ma neppure considerare ordinario ciò che richiede monitoraggio, organizzazione e capacità di risposta continua.