Ecobonus 2026. Incentivi per moto e ciclomotori: contributi fino a 4.000 euro per la mobilità sostenibile

Ripartono le agevolazioni per l’acquisto di veicoli elettrici e ibridi, tra conferme normative e nuove ipotesi di riforma per il futuro

Sintesi

L’ecobonus per moto e ciclomotori viene confermato anche per il 2026 con l’avvio delle prenotazioni attraverso la piattaforma ministeriale. Gli incentivi riguardano veicoli nuovi appartenenti a specifiche categorie europee e prevedono contributi fino a 4.000 euro in base alla presenza della rottamazione. La misura deriva da stanziamenti previsti dalla legge di Bilancio 2021 e rappresenta l’ultimo anno di applicazione del sistema attuale. Sono allo studio nuove regole per il periodo successivo con modifiche agli importi e ai beneficiari. Il provvedimento si inserisce nel quadro delle politiche nazionali ed europee per la riduzione delle emissioni e la promozione della mobilità a basso impatto ambientale.

Articolo

Riparte nel 2026 il sistema di incentivi destinato alla mobilità sostenibile su due e tre ruote, con la riattivazione dell’ecobonus per l’acquisto di moto e ciclomotori a ridotto impatto ambientale. La misura, operativa da oggi con apertura delle prenotazioni a partire dalle ore 12:00, consente ai concessionari di accedere alla piattaforma digitale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy per richiedere il contributo, tramite una procedura gestita da Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa).

Il provvedimento si colloca in continuità con quanto stabilito dalla legge di Bilancio 2021, che ha previsto uno stanziamento complessivo di 150 milioni di euro fino al 2026. In ordine cronologico, la misura è stata finanziata con 20 milioni di euro annui nel triennio 2021-2023 e successivamente con 30 milioni di euro annui nel periodo 2024-2026, confermando un rafforzamento progressivo delle risorse destinate alla transizione ecologica nel settore dei trasporti.

Gli incentivi sono destinati esclusivamente a veicoli nuovi di fabbrica appartenenti alle categorie L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e e L7e, classificazione definita dalla normativa europea che include ciclomotori a due e tre ruote, motocicli, motocarrozzette (sidecar), tricicli e quadricicli leggeri e non leggeri, generalmente con velocità non superiore a 45 km/h. Il contributo è riconosciuto sia a persone fisiche sia a soggetti giuridici, con un limite massimo di 500 veicoli intestabili allo stesso codice fiscale o partita Iva (Imposta sul valore aggiunto).

Dal punto di vista economico, l’agevolazione varia in funzione della presenza o meno della rottamazione. In assenza di demolizione di un veicolo obsoleto, il contributo è pari al 30% del prezzo di acquisto fino a un massimo di 3.000 euro. In caso di rottamazione, l’incentivo sale al 40% con un tetto massimo di 4.000 euro. Il beneficio viene applicato direttamente in fattura come riduzione del prezzo da parte del concessionario, che successivamente recupera l’importo tramite il sistema di prenotazione ministeriale.

Il 2026 rappresenta tuttavia l’ultimo anno di applicazione dell’attuale schema di incentivi. Per il periodo successivo è in fase di definizione una nuova misura, sostenuta da un finanziamento complessivo di 90 milioni di euro, che prevede una rimodulazione dei contributi con percentuali inferiori rispetto al sistema vigente. Le ipotesi contenute in un Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) ancora in via di approvazione indicano un incentivo pari al 20% senza rottamazione fino a 2.000 euro e al 30% con rottamazione fino a 3.000 euro, oltre a possibili limitazioni per le imprese del settore automotive e all’introduzione di un vincolo temporale di 12 mesi per la rivendita del veicolo acquistato.

Il quadro normativo si inserisce nelle politiche europee di riduzione delle emissioni e nella strategia delineata dal Green Deal (programma europeo per la neutralità climatica), oltre che negli obiettivi fissati dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), che promuove la diffusione di mezzi a basse emissioni. Negli ultimi anni, esponenti istituzionali e analisti del settore hanno evidenziato come tali incentivi rappresentino uno strumento utile ma non sufficiente, sottolineando la necessità di accompagnarli con investimenti infrastrutturali e politiche di lungo periodo per favorire una reale transizione verso la mobilità elettrica. Nel complesso, l’ecobonus per moto e ciclomotori conferma il tentativo di sostenere il rinnovo del parco veicoli nazionale, riducendo l’impatto ambientale e incentivando comportamenti di acquisto più sostenibili, pur in presenza di un sistema che si avvia verso una revisione strutturale nei prossimi anni.