Droga rosa in garage, sequestro record a Catania. La “cocaina rosa” un pericoloso mix di sostanze (VIDEO)

Il cane antidroga Briska scova marijuana, hashish e 716 compresse di mix sintetiche. Quasi dieci anni fa scrivevo "Gli artigli di Meth"

Sintesi

A Catania, l’11 giugno 2026 è stata resa nota una vasta operazione antidroga della Polizia di Stato, maturata durante i servizi di controllo del territorio nella zona di via XXXI Maggio. Il cane antidroga Briska ha segnalato la presenza di stupefacenti in un garage con la serratura forzata e chiuso con un lucchetto, aperto poi con l’intervento dei Vigili del Fuoco. Nel locale gli agenti delle Volanti e della Squadra Cinofili dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura hanno trovato 500 grammi di marijuana e 500 grammi di hashish, insieme a documenti riconducibili a un 58enne residente nel quartiere San Leone. L’uomo si è presentato poco dopo sul posto e avrebbe ammesso le proprie responsabilità sul materiale rinvenuto. Le ricerche sono proseguite perché il cane continuava a segnalare la presenza di altra droga e, dentro un contenitore per presunti integratori alimentari, sono state scoperte 716 pasticche di metanfetamina rosa, indicate dagli investigatori come sostanza sintetica particolarmente pericolosa e destinata anche ai contesti della movida giovanile. La successiva perquisizione nell’abitazione del 58enne ha consentito di recuperare altro hashish e ulteriori compresse pronte per la vendita. L’uomo è stato arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, il GIP (Giudice per le indagini preliminari) ha convalidato l’arresto e ha disposto il carcere, restando ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva. Sul piano generale, la vicenda riporta l’attenzione sulla diffusione delle droghe sintetiche e sulla confusione terminologica tra metanfetamina rosa, “cocaina rosa” e “tusi”, quest’ultima denominazione commerciale che richiama il 2C-B ma che, secondo le analisi tossicologiche più recenti, indica spesso un miscuglio instabile di ketamina, MDMA (3,4-metilendiossimetanfetamina, nota come ecstasy), caffeina e altre molecole. Le norme di riferimento sono il DPR (Decreto del Presidente della Repubblica) 309/1990, in particolare l’articolo 73 sulla produzione, traffico e detenzione illecita di stupefacenti, mentre la giurisprudenza più recente continua a valorizzare quantità, modalità di confezionamento, varietà delle sostanze, disponibilità di dosi e contesto del rinvenimento per distinguere l’uso personale dallo spaccio.

Articolo

A Catania, l’operazione antidroga resa pubblica l’11 giugno 2026 nasce da un normale servizio di controllo del territorio nella zona di via XXXI Maggio, trasformato dal fiuto del cane poliziotto Briska in un sequestro ritenuto dagli investigatori tra i più rilevanti nel capoluogo etneo per quanto riguarda le droghe sintetiche. Gli agenti delle Volanti e della Squadra Cinofili dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura, durante il pattugliamento, sono stati indirizzati verso un garage che presentava segni di effrazione ed era stato richiuso con un lucchetto, circostanza che ha reso necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco per sollevare la saracinesca e consentire l’accesso al locale.

All’interno del box, il cane antidroga ha guidato il conduttore verso il punto in cui erano nascosti 500 grammi di marijuana e 500 grammi di hashish, già ritenuti dagli investigatori destinati alla cessione. Nel garage sono stati rinvenuti anche documenti riconducibili a un 58enne residente nel quartiere San Leone, che pochi minuti dopo si è presentato sul posto e avrebbe assunto la responsabilità del materiale sequestrato. La sua ammissione, tuttavia, non ha chiuso l’intervento, perché Briska ha continuato a segnalare la presenza di altra sostanza stupefacente.

La scoperta più rilevante è arrivata poco dopo, quando l’attenzione degli operatori si è concentrata su un contenitore apparentemente destinato a integratori alimentari. Una volta aperto, all’interno sono state trovate 716 pasticche di metanfetamina rosa, già suddivise e considerate pronte per essere immesse nel mercato illecito. Secondo le ricostruzioni di cronaca, la sostanza sarebbe destinata soprattutto a contesti ricreativi e serate frequentate da giovani, dove il colore, la forma e la presentazione commerciale possono attenuare la percezione del rischio e trasformare un composto molto pericoloso in un prodotto presentato come accattivante.

Dopo il ritrovamento nel garage, i controlli sono stati estesi anche all’abitazione del 58enne. La perquisizione domiciliare ha consentito di recuperare altro hashish e ulteriori compresse destinate, secondo l’ipotesi investigativa, alla vendita. Al termine delle attività di polizia giudiziaria, l’uomo è stato arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Su disposizione del PM è stato trattenuto nelle camere di sicurezza della Questura in attesa del rito per direttissima. Il GIP ha poi convalidato l’arresto e disposto la custodia in carcere, ferma restando la presunzione di innocenza, valida fino a una eventuale sentenza definitiva di condanna.

Il dato più delicato della vicenda riguarda la natura della droga sequestrata e la terminologia usata per descriverla. Nel dibattito comune la sostanza viene spesso avvicinata alla cosiddetta “cocaina rosa” o “tusi”, termine pseudoesotico derivato dalla pronuncia inglese di 2C-B, cioè 4-bromo-2,5-dimetossifenetilammina, una molecola psichedelica sintetizzata negli anni 70. Oggi, però, quel nome indica di frequente un prodotto di mercato più che una sostanza chimica precisa. In molte analisi tossicologiche il vero 2C-B è assente o presente solo in casi limitati, mentre la polvere o le compresse colorate possono contenere combinazioni mutevoli di ketamina, MDMA, caffeina, metanfetamina, catinoni sintetici, oppioidi o altre molecole, con effetti difficili da prevedere.

È proprio questa instabilità a rendere la “cocaina rosa” e le sostanze vendute con nomi simili particolarmente insidiose. La ketamina è un anestetico dissociativo, cioè una sostanza che può alterare la percezione del corpo e dell’ambiente. L’MDMA (3,4-metilendiossimetanfetamina), conosciuta come ecstasy, è uno stimolante ed entactogeno, cioè una sostanza che può aumentare energia, disinibizione e percezione di vicinanza emotiva. La caffeina viene spesso usata come eccitante e sostanza da taglio. La combinazione tra depressori, stimolanti e allucinogeni può provocare reazioni contrastanti sul sistema nervoso e cardiovascolare, aumentando il rischio di agitazione, psicosi, allucinazioni gravi, ipertermia, aritmie, collasso e overdose accidentale. Per questo, più che una droga unica, si tratta spesso di una roulette chimica, nella quale il consumatore non sa cosa stia assumendo davvero. In Italia, la cosiddetta cocaina rosa (nota anche come tusi) costa in media 400 euro al grammo. Nonostante il nome quiasi ammaliante, nel mercato dello spaccio viene venduta a un prezzo elevato per grammo o per singola dose. C’è da chiedersi molti/e come la possono pagare visto che va così di moda

.Il richiamo alla metanfetamina riporta anche a un fenomeno già osservato da anni in altri mercati criminali. Nel 2017, quando in un articolo evocavo l’immagine degli “artigli di Meth” (abbreviazione inglese di methamphetamine, cioè metanfetamina), il riferimento era a una droga sintetica potente, prodotta anche in laboratori clandestini e diffusa soprattutto nelle Americhe. Nel tempo, il mercato europeo e italiano ha visto crescere l’attenzione verso nuove sostanze psicoattive e preparati sintetici, spesso venduti con nomi seducenti, colori riconoscibili e aromi dolci, come fragola o caramella, per renderli più commerciabili nelle piazze dello sballo. Il punto comune non è solo la sostanza in sé, ma il metodo commerciale: confezionare il pericolo come prodotto alla moda.

Sul piano normativo, il riferimento principale resta il DPR 309/1990, cioè il testo unico sulle sostanze stupefacenti e psicotrope. L’articolo 73 punisce produzione, traffico e detenzione illecita finalizzata alla cessione, mentre l’articolo 75 riguarda le conseguenze amministrative collegate all’uso personale. Le tabelle ministeriali, aggiornate periodicamente, collegano le sostanze al sistema sanzionatorio e distinguono quelle poste sotto controllo nazionale e internazionale. Le prime 4 tabelle riguardano gli usi illeciti, mentre la tabella dei medicinali disciplina le sostanze impiegate in ambito terapeutico. In questo quadro rientrano anche metanfetamine, MDMA, ketamina e numerose nuove molecole sintetiche, incluse progressivamente negli elenchi per seguire l’evoluzione del mercato illegale.

La giurisprudenza recente conferma che, per valutare la detenzione ai fini di spaccio, non basta guardare un solo elemento. I Giudici considerano quantità, qualità della sostanza, suddivisione in dosi, modalità di custodia, presenza di più tipologie di droga, eventuale materiale per il confezionamento, denaro, bilancini, contatti con acquirenti e contesto complessivo del rinvenimento. Nel caso catanese, secondo l’impostazione accusatoria, il ritrovamento di marijuana, hashish, 716 compresse sintetiche, altra droga in casa e materiale già pronto per la vendita sostiene l’ipotesi dello spaccio. Resta tuttavia essenziale ricordare che l’arresto e la convalida non equivalgono a condanna e che ogni responsabilità dovrà essere accertata nel processo.

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio, nel quale le Autorità italiane ed europee segnalano la crescita delle NPS (New Psychoactive Substances, nuove sostanze psicoattive), prodotte o modificate per rendere più difficile il controllo e aumentare i margini criminali. L’EUDA (European Union Drugs Agency, Agenzia dell’Unione europea sulle droghe) continua a indicare il mercato delle nuove molecole come un settore mutevole, con sostanze che compaiono, si trasformano e vengono immesse in circuiti giovanili o ricreativi. Anche la DCSA (Direzione Centrale per i Servizi Antidroga) richiama da anni l’attenzione sui preparati sintetici, sui precursori chimici e sulle reti di distribuzione rapide e difficili da intercettare. Per Catania, quindi, il sequestro di via XXXI Maggio non è soltanto un episodio locale, ma un segnale di un mercato che cambia volto, linguaggio e confezione, mentre il rischio per la salute resta altissimo.