Dopo il referendum si riapre il confronto tra Governo e Toghe. Ma si riaccende lo scontro sulla legge elettorale

Dopo la bocciatura referendaria, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni avvia un dialogo con la magistratura. Dimissioni al ministero della Giustizia, ritorno al tavolo con l’Anm e nuove tensioni sulla riforma elettorale, mentre nel centrosinistra prende forma la sfida delle primarie

Sintesi

Dopo il  tracollo del referendum sulla giustizia il Governo apre un confronto con la Magistratura e ammette responsabilità politiche. L’Associazione nazionale Magistrati (Anm) si dice disponibile a riavviare il dialogo su efficienza e riforme del sistema giudiziario. Le dimissioni di Giusi Bartolozzi e Andrea Delmastro segnano un cambio di fase nei rapporti tra esecutivo e toghe. Parallelamente si apre lo scontro sulla nuova legge elettorale con forti critiche delle opposizioni e tensioni sulla gestione parlamentare. Nel centrosinistra emerge il tema delle primarie con la possibile sfida tra Elly Schlein e Giuseppe Conte e divisioni interne sulla strategia politica.

Articolo

Il confronto tra l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni e la magistratura riparte dalle macerie della consultazione referendaria sulla giustizia, trasformata in uno spartiacque politico e istituzionale. Il risultato delle urne ha imposto una riflessione interna al ministero della Giustizia di via Arenula, dove il guardasigilli Carlo Nordio ha riconosciuto il peso della sconfitta dichiarando che “le sconfitte politiche si pagano”, confermando tuttavia la volontà di portare a compimento un percorso riformatore entro il 2026. Questo passaggio segna una discontinuità rispetto alla fase precedente, caratterizzata da forti contrapposizioni tra politica e toghe.

Il cambio di scenario è stato accompagnato dall’uscita di figure considerate più intransigenti, come Giusi Bartolozzi e Andrea Delmastro, le cui dimissioni sono maturate tra pressioni politiche e vicende giudiziarie. Questo riassetto interno ha favorito un clima più disteso e ha aperto alla possibilità di un dialogo strutturato con l’Associazione nazionale magistrati (Anm), che ha accolto il segnale dichiarando la disponibilità a riprendere il confronto sui punti già delineati nel marzo 2025.

Il segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti, ha chiarito che l’organizzazione non agisce come soggetto politico ma interviene nel dibattito pubblico per garantire il corretto funzionamento del sistema giudiziario, sottolineando l’importanza di temi tecnici come le piante organiche, cioè la distribuzione del personale giudiziario, e gli applicativi informatici, ossia i sistemi digitali utilizzati nei tribunali. La prospettiva condivisa è quella di migliorare l’efficienza della giustizia attraverso interventi pragmatici e non ideologici.

A sostenere questa linea è anche il viceministro Francesco Paolo Sisto, che ha evidenziato la necessità di ridefinire le modalità di confronto tra politica e Magistratura coinvolgendo il Consiglio nazionale forense (CNF), organismo rappresentativo degli avvocati. Il riferimento al CNF introduce un elemento di equilibrio nel dialogo istituzionale, configurando un sistema tripolare tra governo, magistrati e avvocatura.

Nonostante le aperture, le fonti governative precisano che il confronto non si tradurrà in concessioni unilaterali ma in un processo di ascolto reciproco, in cui ciascun attore manterrà le proprie posizioni. L’obiettivo realistico appare quello di una distensione progressiva dei rapporti fino alla fine della legislatura, dopo oltre un anno di tensioni e scontri istituzionali.

Parallelamente, sul piano parlamentare, si riaccende il conflitto sulla riforma della legge elettorale. La Commissione Affari costituzionali della Camera avvierà l’esame il 31 marzo, su impulso del presidente Nazario Pagano, con un testo base proposto dalla maggioranza e affiancato formalmente da altre iniziative legislative su temi come il voto all’estero e la raccolta digitale delle firme. Tuttavia, l’abbinamento appare prevalentemente procedurale e il baricentro resta sul progetto del centrodestra.

Le Opposizioni reagiscono con fermezza. Alessandro Alfieri invita la Maggioranza a fermarsi dopo il segnale referendario, mentre Chiara Braga accusa il Governo di voler imporre regole “su misura”. Alfonso Colucci parla di tentativo disperato di mantenere il potere, mentre Riccardo Magi rilancia l’ipotesi di ripristinare il Mattarellum, sistema elettorale misto introdotto negli anni 90. La critica più ricorrente riguarda il premio di maggioranza, definito dalle opposizioni come un possibile “premio di onnipotenza”.

Sul versante del centrosinistra si apre intanto la partita delle primarie per la leadership. Elly Schlein e Giuseppe Conte emergono come principali contendenti, mentre altre figure come Ernesto Maria Ruffini e Alessandro Onorato rappresentano opzioni alternative ancora in fase di consolidamento. Il dibattito interno resta però acceso, con perplessità sulla tempistica e sul rischio di spostare l’attenzione dalla costruzione del programma politico alla competizione tra leader. Alcuni esponenti, come Angelo Bonelli, sottolineano la necessità di definire prima una visione politica condivisa, mentre altri, tra cui Paolo Ciani, invitano a consolidare il risultato referendario prima di aprire nuove dinamiche interne. Il nodo resta anche quello delle modalità di voto, con l’ipotesi di primarie aperte e partecipazione digitale, in linea con la tradizione del Movimento 5 Stelle (M5S, Movimento 5 Stelle).

Nel complesso, il quadro politico appare in evoluzione, segnato da una duplice dinamica: da un lato il tentativo di ricostruire un dialogo istituzionale sulla giustizia, dall’altro una crescente polarizzazione sul terreno delle regole elettorali e della competizione politica. La fase che si apre potrebbe determinare non solo l’assetto delle riforme ma anche gli equilibri in vista delle elezioni politiche del 2027.