Sintesi
Anna Rosa Bartolotta, 4 anni, è morta nella notte del 20 agosto all’Ospedale dei Bambini Di Cristina di Palermo dopo un quadro di insufficienza respiratoria e compromissione di più organi compatibile con la difterite. La bambina non era vaccinata. La Procura ha aperto un’inchiesta, disposto l’autopsia e acquisito le cartelle cliniche, mentre i campioni sono stati inviati all’Istituto superiore di sanità e la conferma definitiva della diagnosi risulta ancora attesa. Gli elementi clinici indicano fortemente la difterite, ma gli accertamenti conclusivi non sono ancora terminati.

Il primo accesso ospedaliero documentato è avvenuto la sera del 13 agosto al Cervello, dove la piccola è stata dimessa con diagnosi di tonsillite essudativa febbrile e indicazione a tornare in caso di peggioramento. È rientrata 2 giorni dopo, il 16 agosto è stata intubata e trasferita in terapia intensiva pediatrica al Di Cristina. Un cuginetto di 4 anni, vaccinato e con sintomi simili, è stato ricoverato senza condizioni gravi. Dopo il decesso sono stati vaccinati anche i 3 fratelli della bambina ed è stata estesa la profilassi ai contatti. Una malattia ormai rarissima può essere difficile da riconoscere all’esordio perché può assomigliare a una comune infezione della gola.

Le ultime tabelle nazionali disponibili, riferite al 2024, mostrano per la schiera nata nel 2022 una copertura contro la difterite dell’85,13% in Sicilia contro il 94,46% nazionale. A 5-6 anni, per la coorte 2017, il richiamo antidifterico si è fermato nell’Isola al 67,77% contro l’84,79% italiano. Anche nell’ASP di Palermo i dati 2025 mostrano un miglioramento rispetto al 2024, ma l’Isola resta sotto il valore atteso superiore al 95%. Il problema non riguarda soltanto una singola famiglia, ma una copertura vaccinale territoriale che continua a presentare ampi margini di recupero.

La vaccinazione antidifterica è obbligatoria in Italia fino a 16 anni e il calendario vigente prevede il ciclo esavalente a 2, 4 e 10 mesi, seguito dai richiami. La Corte costituzionale ha confermato la legittimità dell’impianto degli obblighi vaccinali. Sul presunto rapporto tra vaccini e autismo, un riesame dell’Organizzazione mondiale della sanità pubblicato nel dicembre 2025 ha nuovamente escluso un nesso causale sulla base delle evidenze scientifiche di migliore qualità. La prevenzione vaccinale resta lo strumento decisivo per evitare le forme gravi di una malattia che non è scomparsa dal mondo e che può riemergere dove si formano sacche di popolazione non immunizzata.
Articolo
Il percorso clinico
Anna Rosa Bartolotta aveva 4 anni e viveva nel quartiere Zen di Palermo. È morta alle 2,30 circa della notte del 20 agosto 2026 all’Ospedale dei Bambini “Giovanni Di Cristina”, dopo un aggravamento rapidissimo di un quadro clinico ritenuto fortemente compatibile con la difterite. Al momento, tuttavia, la formulazione più rigorosa resta quella di “sospetta difterite”, perché gli accertamenti dell’Istituto superiore di sanità non risultano ancora conclusi pubblicamente.
La sequenza documentata dagli accessi ospedalieri consente di precisare la cronologia. La sera del 13 agosto, intorno alle 22, i genitori hanno portato la bambina al pronto soccorso dell’Ospedale Vincenzo Cervello dopo la precedente valutazione della pediatra. Presentava febbre, alimentazione ridotta e vomito. Intorno a mezzanotte è stata dimessa con diagnosi di tonsillite essudativa febbrile e con l’indicazione di tornare immediatamente qualora le condizioni fossero peggiorate.
Il 15 agosto la famiglia è tornata al pronto soccorso. Nel nuovo referto sono stati registrati febbre resistente al trattamento, rifiuto del cibo, marcata debolezza e ridotta reattività. È stato inoltre annotato che la bambina non aveva ricevuto le vaccinazioni previste per scelta dei genitori. Il giorno successivo, 16 agosto, il deterioramento respiratorio ha imposto l’intubazione e il trasferimento in ambulanza alla terapia intensiva pediatrica del Di Cristina.
Valeria Conte (pediatra di Palermo con precedente esperienza ospedaliera pediatrica), che aveva visitato la piccola, ha descritto una presentazione iniziale non immediatamente distinguibile da altre infezioni delle alte vie respiratorie. Il dato è coerente con quanto ha spiegato anche Antonio Cascio (direttore dell’Unità di Malattie infettive del Policlinico di Palermo): la difterite può presentarsi inizialmente come una tonsillite e, proprio perché da decenni i medici italiani ne osservano pochissime forme respiratorie classiche, la diagnosi differenziale può risultare complessa.
La corsa per salvarla
Una volta giunta al Di Cristina in condizioni critiche, la bambina ha sviluppato una compromissione progressiva di diversi organi. I sanitari hanno somministrato il siero antidifterico e terapie endovenose intensive, hanno praticato l’emodialisi nel tentativo di ridurre gli effetti sistemici della tossina e hanno fatto ricorso all’ECMO (Extracorporeal Membrane Oxygenation, ossigenazione extracorporea a membrana), sistema che sostituisce temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni nei pazienti più gravi. Nonostante il trattamento intensivo, è sopraggiunta un’insufficienza multiorgano.
Domenico Cipolla (direttore sanitario dell’Azienda di rilievo nazionale e di alta specializzazione Civico Di Cristina Benfratelli) ha spiegato che l’équipe ha tentato ogni possibilità disponibile e che le analisi eseguite localmente indirizzano verso la difterite. Ha però precisato che si attende ancora l’esito dell’Istituto superiore di sanità (ISS), struttura nazionale di riferimento alla quale sono stati inviati i campioni biologici.
Questa precisazione è scientificamente rilevante. L’identificazione clinica non basta infatti, da sola, per certificare definitivamente la difterite: occorre isolare il batterio e verificare la produzione della tossina. L’ISS chiarisce inoltre che, quando il sospetto è fondato, il trattamento non deve attendere il risultato definitivo del laboratorio. La malattia viene curata immediatamente con antitossina e antibiotici, insieme alle misure necessarie per sostenere respirazione e altri organi compromessi. La scheda sanitaria dell’ISS sulla difterite
L’inchiesta della Procura
La Procura della Repubblica di Palermo ha aperto un procedimento per ricostruire l’intera vicenda. La salma è stata posta a disposizione dell’Autorità giudiziaria, è stata disposta l’autopsia all’Istituto di medicina legale del Policlinico e i Carabinieri hanno acquisito le cartelle cliniche. Gli accertamenti dovranno chiarire le cause esatte della morte, verificare la correttezza dei diversi passaggi sanitari e ricostruire anche le circostanze relative alla mancata vaccinazione. Nessuna conclusione su eventuali responsabilità può quindi essere anticipata prima dell’esito degli esami e delle valutazioni degli inquirenti.
Nel quartiere e sui social, durante il ricovero, si sono moltiplicati gli appelli e le preghiere per la bambina. Dopo la morte sono arrivati numerosi messaggi di cordoglio. Il dolore della famiglia è stato richiamato anche da Francesco Vaia (già direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute e già direttore generale dell’Istituto nazionale per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani”), che ha invitato a non trasformare la tragedia in un processo pubblico ai genitori e ad attendere gli accertamenti. Ha però sottolineato, nello stesso tempo, il danno che la disinformazione sui vaccini può produrre sulla protezione individuale e collettiva.
Il cuginetto e il tracciamento
Un cuginetto di Anna Rosa, anche lui di 4 anni e con sintomi simili, è stato ricoverato in osservazione, ma non risulta in gravi condizioni. A differenza della bambina aveva ricevuto il ciclo vaccinale di base. Dopo l’accaduto, anche i 3 fratelli di Anna Rosa sono stati sottoposti a vaccinazione dall’Azienda sanitaria provinciale (ASP) di Palermo, in raccordo con l’ospedale.
L’indagine epidemiologica deve inoltre individuare tutte le persone che possono essere entrate in contatto con il batterio e ricostruire, se possibile, la catena di trasmissione. Non è ancora conosciuta pubblicamente l’origine del contagio. Un’ipotesi compatibile con le caratteristiche della malattia è quella del contatto con un portatore asintomatico, perché l’ISS ricorda che alcune persone possono ospitare il Corynebacterium diphtheriae senza manifestare sintomi e, nello stesso tempo, trasmetterlo attraverso le secrezioni respiratorie.
Per i contatti stretti la sanità pubblica prevede sorveglianza, accertamenti microbiologici, valutazione dello stato vaccinale e, quando indicato, profilassi antibiotica. L’obiettivo non è soltanto proteggere la singola persona esposta, ma anche impedire che un eventuale portatore continui inconsapevolmente la trasmissione.
Conte, dopo l’emergere del sospetto diagnostico, ha inoltre contattato i genitori dei propri piccoli assistiti per sollecitare il controllo dello stato vaccinale. Ha raccontato di avere incontrato anche reazioni ostili da parte di alcuni familiari convinti dell’esistenza di un rapporto tra vaccinazioni e autismo. La pediatra ha descritto una diffidenza che, soprattutto in alcune fasce della popolazione, rende ancora difficile recuperare bambini mai vaccinati o con cicli incompleti.
La Sicilia sotto gli obiettivi
Il caso di Palermo arriva in un quadro nel quale la Sicilia presenta coperture pediatriche sensibilmente inferiori alla media nazionale. La banca dati del Ministero della Salute contiene, come ultimo anno completo pubblicato, i dati relativi al 2024.
I numeri più direttamente collegati alla difterite mostrano: per i bambini nati nel 2022, copertura a 24 mesi del ciclo di base contro la difterite pari all’85,13% in Sicilia e al 94,46% in Italia; per i nati nel 2017, copertura del richiamo a 5-6 anni pari al 67,77% nell’Isola e all’84,79% nazionale. Per morbillo, parotite e rosolia la coorte siciliana 2022 si è attestata intorno all’88%, ancora sotto i valori nazionali prossimi al 95%.
Un dato più recente e circoscritto al palermitano emerge dalla Relazione sulla performance 2025 dell’ASP di Palermo. Il ciclo di base completo a 24 mesi per poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse ed Haemophilus influenza e di tipo b è passato dall’87,6% del 2024 all’88,3% del 2025. La prima dose contro morbillo, parotite e rosolia è salita dall’89,6% al 91,3%. Entrambi gli indicatori sono migliorati, ma rimangono inferiori al valore atteso superiore al 95%.
Marcello Caruso (assessore regionale alla Salute della Regione Siciliana) ha invitato i genitori a “vaccinare senza indugio” i figli e ha annunciato la prosecuzione delle iniziative insieme ai pediatri e alle ASP territoriali. La vicenda, dunque, ha riaperto un problema che i dati avevano già reso evidente: recuperare rapidamente le vaccinazioni mancate o incomplete, soprattutto nelle aree nelle quali la copertura si è allontanata maggiormente dagli obiettivi.
Obbligo vaccinale e scuola
L’antidifterica non è una vaccinazione facoltativa per i minori interessati dal calendario obbligatorio. Il decreto-legge 73 del 7 giugno 2017, convertito con modificazioni dalla legge 119 del 31 luglio 2017, ha previsto 10 vaccinazioni obbligatorie e gratuite per i minori da 0 a 16 anni, comprendendo difterite, poliomielite, tetano, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae tipo b, morbillo, rosolia, parotite e varicella.
La normativa scolastica è più articolata di quanto talvolta venga sintetizzato. Il rispetto degli obblighi rappresenta requisito di accesso per asili nido e scuole dell’infanzia. Dalla scuola primaria in avanti la mancata vaccinazione non impedisce invece la frequenza, ma determina l’attivazione da parte dell’azienda sanitaria del percorso per il recupero e può comportare una sanzione amministrativa da 100 a 500 euro.
La Corte costituzionale, con la sentenza 5 del 2018, ha respinto le principali questioni sollevate contro la disciplina nazionale, riconoscendo la ragionevolezza del bilanciamento compiuto dal legislatore tra autodeterminazione, tutela individuale e protezione della salute collettiva. Più recentemente, la sentenza 48 del 2025 ha nuovamente precisato che la procedura può condurre alla sanzione pecuniaria e, “nel solo caso degli asili nido e delle scuole materne”, alla perdita dell’iscrizione.
In Sicilia il calendario regionale è stato aggiornato con il decreto assessoriale 725 dell’11 giugno 2024, che ha integrato il nuovo Calendario di immunizzazione regionale per la vita adottato nel 2023.
Le dosi previste oggi
Il calendario nazionale vigente prevede per il vaccino esavalente, che comprende la protezione contro la difterite, la prima dose a 2 mesi compiuti, la seconda a 4 mesi e la terza a 10 mesi. Seguono il richiamo intorno ai 5 anni e quello nell’adolescenza, mentre per gli adulti sono raccomandati richiami periodici ogni 10 anni contro difterite, tetano e pertosse. Le somministrazioni al 3°, 5° e 11° mese corrisponde al calendario nazionale utilizzato prima dell’aggiornamento del 2023. Il nuovo calendario ha anticipato le 3 somministrazioni al compimento di 2, 4 e 10 mesi.
Il falso collegamento con l’autismo
Secondo quanto riferito ai sanitari e riportato nelle ricostruzioni della vicenda, i genitori di Anna Rosa avrebbero rinunciato alle vaccinazioni dei figli perché nella famiglia era presente un caso di autismo che ritenevano collegato a una precedente vaccinazione. Si tratta di un nesso che le evidenze scientifiche disponibili non confermano.
L’origine moderna di questa paura è legata soprattutto a un articolo pubblicato nel 1998 sulla rivista scientifica Lancet da Andrew Wakefield e altri autori, che alimentò il sospetto di una relazione fra vaccino MPR, cioè morbillo-parotite-rosolia, e autismo. L’articolo è stato integralmente ritirato dalla rivista nel 2010 dopo le contestazioni scientifiche ed etiche emerse sulle modalità con le quali era stato condotto lo studio.
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha riesaminato nuovamente la questione nel dicembre 2025. Il Global Advisory Committee on Vaccine Safety (Comitato consultivo globale per la sicurezza dei vaccini) ha analizzato gli studi pubblicati dal 2010 all’agosto 2025: 31 ricerche primarie e 5 metanalisi. I 20 studi metodologicamente più solidi e tutte le 5 metanalisi non hanno rilevato un’associazione tra vaccinazioni e disturbi dello spettro autistico, mentre le ricerche che suggerivano un possibile collegamento presentavano rilevanti limiti metodologici e una qualità dell’evidenza molto bassa. L’OMS ha quindi riaffermato che le prove scientifiche di alta qualità non dimostrano alcun rapporto causale tra vaccini e autismo.
Che cos’è la difterite
La difterite è un’infezione batterica molto contagiosa provocata soprattutto dal Corynebacterium diphtheriae. Il pericolo maggiore non deriva soltanto dalla presenza del batterio nella gola, ma dalla tossina che alcuni ceppi producono. La tossina può entrare nella circolazione sanguigna e danneggiare cuore, reni, fegato e sistema nervoso.
Il periodo di incubazione è generalmente compreso fra 2 e 5 giorni. La malattia può iniziare con febbre, mal di gola, raucedine e ingrossamento dei linfonodi. Uno dei segni caratteristici è la formazione di una pseudomembrana grigiastra su tonsille e faringe. Nelle forme più serie compaiono gonfiore del collo, tradizionalmente descritto come “collo taurino”, e ostruzione delle vie respiratorie. La diffusione della tossina può provocare miocardite, insufficienza renale, neuropatie, paralisi e, nei casi estremi, morte.
Il contagio avviene prevalentemente mediante goccioline respiratorie, secrezioni e contatto stretto con persone infette. Esistono anche portatori senza sintomi. Il rapporto epidemiologico 2024 dell’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) indica per la difterite respiratoria una letalità che può raggiungere il 5-10%.
Non è quindi corretto affermare che per la difterite “non esista una cura”. Esistono il siero antitossico, gli antibiotici e le terapie di supporto. Il problema è che l’antitossina neutralizza soprattutto la tossina ancora circolante e non può annullare i danni già provocati nei tessuti. Per questo la rapidità del riconoscimento è importante e la vaccinazione rimane la protezione fondamentale contro le forme tossiniche gravi.
Da migliaia di casi a una malattia rara
All’inizio del Novecento l’Italia registrava ogni anno fra 20.000 e 30.000 casi pediatrici di difterite e circa 1.500 morti. La vaccinazione antidifterica è diventata obbligatoria nel 1939 e la diffusione dell’immunizzazione ha determinato un crollo della malattia. Tra il 1990 e il 1998 sono stati segnalati in Italia 3 casi, tutti in persone non vaccinate.
La formula secondo cui la difterite sarebbe stata completamente assente dall’Italia dal 1996 richiede però una precisazione. Quel riferimento riguarda in particolare l’assenza, nella vecchia sorveglianza nazionale, di infezioni da Corynebacterium diphtheriae tossigenico classico dopo il caso del 1996. Negli anni successivi sono stati invece documentati altri episodi dovuti a differenti Corynebacteria tossigenici e infezioni da ceppi non produttori di tossina. La stessa pagina ISS aggiornata il 20 agosto 2026 riferisce 6 casi confermati in Italia nel periodo 2019-2023.
Il più recente rapporto epidemiologico dell’ECDC, pubblicato nel luglio 2026 ha registrato nel 2024 complessivamente 151 casi di difterite nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo: 37 in Francia; 55 in Germania; 5 in Italia. Di tutti i casi europei, 83 erano dovuti a Corynebacterium diphtheriae tossigenico e 65 a Corynebacterium ulcerans. Tra i casi da C. diphtheriae per i quali era conosciuta la provenienza, il 21% è stato classificato come importato.
Il dato dimostra 2 cose contemporaneamente: la difterite è oggi molto rara rispetto all’epoca precedente ai vaccini, ma il batterio e altri Corynebacteria capaci di produrre la stessa tossina non sono scomparsi dall’Europa. Dove diminuisce la protezione vaccinale può quindi ricomparire una popolazione suscettibile.
Il caso di Anna Rosa ha quindi riportato al centro una malattia che il successo delle vaccinazioni aveva reso quasi invisibile. È proprio questa rarità ad avere contribuito, nel tempo, a farne dimenticare la pericolosità. I dati scientifici e quelli sulle coperture indicano però che la protezione acquisita in decenni non può essere considerata definitiva: dipende dalla continuità delle vaccinazioni e dalla capacità della sanità pubblica di raggiungere anche le famiglie che hanno rinunciato, ritardato o interrotto i cicli previsti.
Nell’immagine di copertina, Ospedale dei Bambini Di Cristina a Palermo, Ospedale Cervello a Palermo, Istituto superiore di sanità a Roma.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









