Sintesi
Il decreto sicurezza entra nella fase decisiva con scadenza fissata al 25 aprile per la conversione in legge e il Governo pronto a ricorrere alla fiducia per blindare il testo. La norma che riconosce 615 euro agli avvocati per i rimpatri volontari conclusi scatena polemiche politiche e istituzionali con il Consiglio nazionale forense che nega qualsiasi coinvolgimento. Le Opposizioni denunciano profili di incostituzionalità e parlano di misura assimilabile a una taglia mentre si intensifica lo scontro parlamentare con oltre 1.231 emendamenti presentati. Sullo sfondo la mobilitazione politica della Lega a Milano con Matteo Salvini che rilancia il concetto di rimpatrio e propone un permesso di soggiorno a punti tra proteste e tensioni in piazza.

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Il decreto sicurezza si avvicina alla sua fase conclusiva con una tempistica serrata imposta dalla scadenza del 25 aprile, termine entro il quale il provvedimento deve essere convertito in legge per evitare la decadenza. Il Governo guidato da Giorgia Meloni punta a superare gli ostacoli parlamentari ricorrendo al voto di fiducia, uno strumento che consente di blindare il testo ed evitare modifiche sostanziali. Dopo l’approvazione al Senato della Repubblica, ove c’è stata un presidio delle Opposizioni, il passaggio alla Camera dei deputati si presenta complesso ma orientato a una rapida conclusione entro la settimana.

Il testo normativo incorpora una disposizione particolarmente controversa, introdotta tramite un emendamento della Maggioranza durante l’iter parlamentare. Si tratta dell’articolo 30 bis, che prevede un contributo economico pari a 615 euro destinato agli avvocati che assistono i migranti nelle procedure di rimpatrio volontario, erogato esclusivamente nel caso in cui il ritorno nel Paese di origine venga effettivamente completato. La misura si inserisce nel quadro delle politiche gestite dal Ministero dell’Interno, noto anche come Viminale, con l’obiettivo dichiarato di incentivare le partenze volontarie e ridurre la pressione migratoria.

Il coinvolgimento del Consiglio Nazionale Forense ha però generato un’immediata reazione critica. L’organismo ha chiarito di non essere mai stato informato né consultato durante alcuna fase dell’elaborazione normativa, né prima della presentazione dell’emendamento né durante il suo percorso legislativo. In una posizione ufficiale, il Consiglio ha chiesto al Parlamento di eliminare ogni riferimento al proprio ruolo, sottolineando che tali attività non rientrano nelle competenze istituzionali dell’avvocatura. Parallelamente, l’Organismo Congressuale Forense ha annunciato iniziative di mobilitazione, criticando l’impianto complessivo del decreto e definendolo una normativa restrittiva delle libertà, soprattutto per quanto riguarda le limitazioni alle manifestazioni pubbliche e le tutele rafforzate per le forze dell’ordine.
Sul piano politico, il confronto si è intensificato con numeri rilevanti. Le Opposizioni hanno depositato complessivamente 1231 emendamenti, con una forte incidenza dell’Alleanza Verdi e Sinistra, seguita dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle. Le critiche si concentrano sulla presunta incompatibilità della norma con i principi costituzionali, in particolare in relazione ai diritti fondamentali e alla libertà personale. Debora Serracchiani deputata per il Partito Democratico, ha interpretato la misura come un incentivo economico diretto alla “remigrazione”, mentre Riccardo Magi segretario di +Europa, ha utilizzato una metafora provocatoria, paragonandola a una “taglia in stile Far West” e ipotizzando scenari simili alle politiche migratorie statunitensi dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE, Agenzia per il controllo dell’immigrazione e delle dogane). Lo stesso Magi ha indirizzato una richiesta formale al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per un confronto urgente, evidenziando la delicatezza dei temi trattati.
Nel contesto normativo italiano, la gestione dei rimpatri volontari assistiti è disciplinata anche da programmi finanziati a livello europeo, che prevedono misure di sostegno al rientro e reintegrazione nei Paesi di origine. Tuttavia, l’introduzione di incentivi diretti ai legali rappresenta una novità che apre interrogativi sul piano etico e giuridico, in particolare rispetto al principio di autonomia professionale e alla funzione difensiva dell’avvocato. In sostanza l’avvocato è come se passasse da difensore a una sorta di operatore del rimpatrio.
Parallelamente al dibattito parlamentare, la dimensione politica si è manifestata nelle piazze. A Milano, Matteo Salvini ha promosso una manifestazione dei cosiddetti Patrioti europei in piazza Duomo, insieme ad altri esponenti sovranisti come Jordan Bardella (politico francese, presidente del Rassemblement National, ex Front National, il principale partito di estrema destra francese) e Geert Wilders (politico olandese, fondatore e leader del Partito per la Libertà, è conosciuto come un acceso critico dell’Islam e dell’immigrazione). L’evento si è svolto in un clima di forte polarizzazione, con proteste organizzate da gruppi antagonisti e centri sociali, che hanno dato luogo a tensioni con le forze dell’ordine, inclusi l’uso di idranti e il lancio di fumogeni.
Nel suo intervento, Salvini ha rilanciato il concetto di rimpatrio come misura selettiva, collegandolo a una visione contrattuale del permesso di soggiorno. Ha proposto un sistema basato su un meccanismo a punti, simile a quello della patente di guida, in cui la perdita dei requisiti comporterebbe il ritorno nel Paese d’origine. Il messaggio politico è stato accompagnato da una critica all’Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale (FMI), accusati di incidere negativamente sulle politiche economiche e ambientali, con riferimento al Green Deal (piano ambientale europeo) e al patto di stabilità.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









