Decreto fiscale 2026. Revisione degli incentivi e divergenze politiche: imprese in allarme

Il Consiglio dei Ministri presieduto da Giorgia Meloni ha approvato un decreto con interventi su fisco ed economia mentre il ridimensionamento delle agevolazioni di Transizione 5.0 e il contesto internazionale segnato dalla crisi energetica alimentano tensioni con Confindustria e divisioni interne all’Esecutivo

Sintesi

Il 27 marzo 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge con misure fiscali ed economiche che introducono crediti d’imposta, modifiche IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) e interventi su dividendi e PEX (Participation Exemption, esenzione sulle partecipazioni). Vengono disposti rinvii tecnici e aggiornamenti normativi su spedizioni, provvigioni e lavoratori impatriati. Il provvedimento include anche misure su educazione finanziaria, carta disabilità e Avvocatura dello Stato. Parallelamente emerge una forte riduzione degli incentivi del Piano Transizione 5.0 con un taglio del 65% che colpisce le imprese. Le associazioni industriali criticano il governo per aver modificato impegni già assunti. Il contesto economico è aggravato dalla crisi energetica e dalle tensioni geopolitiche legate al Medio Oriente che incidono su crescita e inflazione. Si registra inoltre uno scontro interno all’esecutivo tra i ministri competenti sulla linea economica.

Articolo

Il Consiglio dei Ministri si è riunito il 27 marzo 2026 alle ore 17.05 a Palazzo Chigi sotto la direzione del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni con segretario il Sottosegretario Alfredo Mantovano. Su proposta della premier e del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti è stato varato un decreto-legge contenente disposizioni urgenti in ambito fiscale ed economico, collocato nella fase di aggiornamento della politica di bilancio successiva alla legge di stabilità.

Il provvedimento introduce un credito d’imposta pari al 35% destinato alle imprese che hanno presentato programmi di investimento e prevede l’apertura di un confronto con le categorie produttive per valutare possibili risorse aggiuntive durante la conversione parlamentare del decreto. Viene modificata la decorrenza del regime IVA per le operazioni di scambio (permute, baratti, sponsorizzazioni in cambio merce), con applicazione ai contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026, mantenendo validi i comportamenti precedenti senza rimborsi fiscali (in termini più popolari: dal 2026 si cambia metodo per tassare gli scambi di beni/servizi -permute-, la norma tutela il passato con nessun accertamento per il prima, ma congela la situazione, ovverosia niente rimborsi per il prima, applicando le nuove regole solo dal 2026). Si aggiornano anche le norme sui lavoratori impatriati con efficacia dal periodo d’imposta 2027 (in pratica, chi è rientrato nel 2024, 2025 o 2026, nel 2027 beneficerà delle nuove regole più restrittive, 50% di esenzione, tetto a 600 mila euro l’anno e non delle vecchie agevolazioni previste per chi è rientrato entro il 31 dicembre 2023, i quali restano ancorati alla normativa precedente).

Nel quadro contabile, per i soggetti che adottano gli IAS/IFRS (International Accounting Standards/International Financial Reporting Standards, principi contabili internazionali) viene disciplinato l’avviamento negativo nelle cessioni aziendali distribuendo l’impatto su 5 esercizi (in parole semplici: un’azienda, solitamente grandi imprese quotate in borsa, banche o intermediari finanziari obbligati a usare regole contabili internazionali, che deve gestire contabilmente l’acquisto di un’altra azienda “decotta” acquistata a prezzo inferiore al valore reale dei suoi beni non segna tutto il guadagno subito, ma lo diluisce nel bilancio su 5 anni). È prevista fino al 31 dicembre 2028 l’esenzione sugli interessi dei titoli obbligazionari destinati ai sistemi di tutela dei depositanti (in termini semplicistici: chi investe in particolari obbligazioni emesse per sostenere il fondo che protegge i conti correnti, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi – FITD, non pagherà tasse sugli interessi guadagnati fino alla fine del 2028). Sul piano operativo si rinvia al 1° luglio 2026 il contributo sulle spedizioni da Paesi extra-UE (Unione Europea) sotto i 150 euro per consentire l’adeguamento dei sistemi digitali dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, mentre la ritenuta sulle provvigioni slitta dal 1° marzo al 1° maggio 2026.

Il decreto elimina il limite geografico per gli investimenti in beni strumentali precedentemente vincolati all’UE o allo Spazio Economico Europeo – SEE (in sostanza viene rimosso un ostacolo burocratico/geografico, rendendo più accessibili le agevolazioni per l’acquisto di macchinari avanzati, indipendentemente dalla loro origine geografica), introduce una soglia di esenzione fino a 300 euro per i premi agli atleti dilettanti fino al 31 dicembre 2026 e ridefinisce i termini di riscossione affidati all’Agenzia delle entrate-Riscossione. Viene inoltre ripristinato il regime di esclusione dei dividendi al 95% per le società e della PEX (Participation Exemption, esenzione fiscale sulle partecipazioni) dal 1° gennaio 2026. L’imposta di bollo sui conti correnti per soggetti diversi dalle persone fisiche sale da 100 a 118 euro.

Interventi riguardano anche il rafforzamento del Comitato nazionale per l’educazione economica e finanziaria (l’organismo nazionale italiano, istituito nel 2017, incaricato di promuovere iniziative per migliorare le competenze di cittadini su risparmio, investimenti, previdenza e assicurazioni) con l’ingresso della Guardia di Finanza e la definizione di nuovi standard qualitativi, insieme allo stanziamento di 1,6 milioni di euro per la continuità della Carta europea della disabilità nel 2026 per evitare disagi alle persone che già usufruiscono del beneficio e un finanziamento annuo di 500.000 euro per l’Avvocatura dello Stato.

L’aspetto più critico del decreto riguarda però la revisione del Piano Transizione 5.0, concluso formalmente a fine dicembre 2025 e collegato alla legge di bilancio. Le imprese che avevano presentato progetti confidando nelle agevolazioni promesse subiscono una riduzione del credito d’imposta pari al 65%, con esclusione anche degli investimenti in impianti fotovoltaici ad alta efficienza prodotti in Italia. Tale scelta modifica in modo sostanziale il quadro degli incentivi industriali.

La reazione di Confindustria è stata immediata. Il vicepresidente Marco Novicelli ha dichiarato che il provvedimento “compromette profondamente la fiducia delle imprese” e disincentiva “chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia”. Anche il presidente Emanuele Orsini ha sollecitato un confronto urgente con il Governo. Le organizzazioni territoriali e le associazioni delle piccole imprese hanno espresso posizioni analoghe, evidenziando la discrepanza tra gli impegni assunti durante l’iter della legge di bilancio e le modifiche introdotte dal decreto.

Intanto, nel contesto macroeconomico, le dichiarazioni del ministro Giancarlo Giorgetti indicano che i conti pubblici italiani sono considerati in grado di assorbire l’impatto della crisi energetica senza una manovra correttiva immediata, ma richiedono coordinamento a livello europeo. L’aumento dei prezzi energetici con il petrolio vicino a 100 dollari e il gas intorno a 60 euro incide sulle prospettive economiche in vista del Documento di finanza pubblica.

Le valutazioni delle istituzioni internazionali delineano un quadro prudente. Moody’s considera credibile il percorso di riduzione del debito italiano ma riduce la crescita allo 0,7%. OCSE e Confindustria stimano valori inferiori rispettivamente allo 0,4% e allo 0,5%, mentre la Banca Centrale Europea riduce le previsioni europee allo 0,9% anche a causa delle tensioni legate all’area mediorientale.

Il rischio di recessione, pur non dichiarato ufficialmente, emerge nelle analisi degli economisti ed è stato evocato da Carlo Cottarelli, già esponente del FMI (Fondo Monetario Internazionale). L’eventualità di un conflitto prolungato in Medio Oriente potrebbe aumentare l’inflazione di 2 punti percentuali e ridurre la crescita europea di circa 0,5 punti tra il 2026 e il 2027 secondo le stime della BCE, con impatti particolarmente rilevanti per l’Italia a causa della dipendenza energetica dal Golfo Persico.

Nel frattmepo, all’interno dell’Esecutivo si registra inoltre un confronto acceso tra il Ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti e il Ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso, contrario alla riduzione degli incentivi. La mediazione di Palazzo Chigi ha portato all’annuncio di un tavolo con le imprese e alla possibilità di rivedere le misure durante l’iter parlamentare. Il decreto fiscale si configura quindi come un intervento di aggiustamento della manovra economica 2026, caratterizzato da correzioni tecniche e da una ridefinizione degli incentivi industriali, ma anche da tensioni politiche e da un quadro economico internazionale incerto che condiziona le scelte di politica economica.