Dalla ricina al compleanno: quando il silenzio o la morte arriva da chi si ritiene vicino

Nel foggiano un ragazzo è morto dopo una festa investito dall'amico in stato di alterazione, mentre in Molise il giallo dell’avvelenamento riporta l’attenzione su rapporti familiari, amicizie e silenzi investigativi

Sintesi

Tra il 27 e il 28 dicembre 2025, a Pietracatella, in provincia di Campobasso, sono morte Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, dopo malori inizialmente ricondotti a una possibile intossicazione alimentare e poi collegati dagli accertamenti alla ricina, una tossina molto velenosa ricavabile dai semi del ricino. Nel 2026 la Procura di Larino ha affiancato al filone sanitario per omicidio colposo un’inchiesta contro ignoti per duplice omicidio premeditato con uso del veleno, disponendo autopsie, analisi tossicologiche, sequestri di telefoni, computer, tablet e verifiche sulle conversazioni, sulle ricerche online (in rete) e sui rapporti interni alla cerchia familiare. Il 12 giugno 2026 è emerso un nuovo sviluppo: una stretta amica della famiglia è stata denunciata per favoreggiamento personale perché, secondo gli investigatori, avrebbe negato o taciuto tensioni e problemi di cui sarebbe stata a conoscenza. Sempre il 12 giugno 2026, a San Nicandro Garganico, in provincia di Foggia, Giorgio Pienabarca, 17 anni, è stato travolto e ucciso mentre tornava a piedi da una festa di compleanno con alcuni amici, e alla guida dell’auto c’era un diciottenne, anche lui presente alla stessa serata, risultato positivo all’alcol test e agli esami tossicologici (controlli sull’eventuale assunzione di droghe), poi arrestato e posto ai domiciliari con l’accusa di omicidio stradale.

Articolo

Ci sono vicende in cui la tragedia non arriva da uno sconosciuto, ma da persone che appartengono alla stessa cerchia di vita, di amicizia o di famiglia. Sono storie diverse, ancora da tenere distinte sul piano giudiziario, ma accomunate da un elemento umano pesantissimo: la fiducia, quando si incrina o viene tradita, può lasciare dietro di sé dolore, sospetti e domande senza risposta.

Il primo fatto, in ordine cronologico, nasce nel periodo natalizio del 2025 a Pietracatella, piccolo centro della provincia di Campobasso. Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita accusano gravi malori dopo le festività e muoiono tra il 27 e il 28 dicembre. In un primo momento l’ipotesi presa in considerazione è quella di una intossicazione alimentare o di una gastroenterite, tanto che viene aperto anche un filone sanitario per omicidio colposo nei confronti di 5 medici che avevano avuto contatti con le vittime nelle ore precedenti ai decessi. Con il progredire degli accertamenti, però, la vicenda cambia natura: le analisi indicano una grave intossicazione da ricina, sostanza altamente tossica che può essere ricavata dai semi del ricino.

Da quel momento l’inchiesta assume un profilo molto più inquietante. La Procura di Larino procede anche per duplice omicidio premeditato contro ignoti, mentre gli investigatori della Squadra mobile di Campobasso ricostruiscono i giorni compresi tra il 23 e il 28 dicembre, le cene e i pranzi delle festività, gli accessi nella casa familiare, i rapporti tra parenti e conoscenti e ogni possibile contatto con cibi, bevande o oggetti presenti nell’abitazione. Vengono ascoltate decine e poi oltre 100 persone, vengono sequestrati dispositivi elettronici e vengono disposte copie forensi, cioè acquisizioni tecniche dei dati contenuti in telefoni, computer e tablet, per verificare chat (conversazioni digitali), messaggi, navigazioni internet (ricerche in rete) e possibili informazioni sulla ricina.

Nel corso degli accertamenti vengono sentiti più volte anche i familiari superstiti e persone considerate vicine alla casa. Gli inquirenti esaminano pure una torta portata da una zia anziana durante le festività e allargano le verifiche non solo alla cena inizialmente ritenuta centrale, ma anche agli altri momenti trascorsi nella casa nei giorni di Natale. Il quadro rimane aperto e, allo stato, non risulta una persona accusata del duplice omicidio con il veleno. Proprio per questo la cautela resta essenziale: la ricina spiega la causa tossicologica, ma non indica ancora, da sola, chi l’abbia eventualmente procurata, preparata, somministrata o resa disponibile.

Il 12 giugno 2026 arriva però un passaggio nuovo. Una stretta amica della famiglia viene denunciata per favoreggiamento personale, non per omicidio. Secondo l’ipotesi investigativa, la donna, ascoltata più volte come persona informata sui fatti, avrebbe negato tensioni e difficoltà interne alla famiglia, mentre dagli accertamenti su dispositivi e conversazioni sarebbero emersi elementi ritenuti incompatibili con quelle dichiarazioni. In particolare, alcune ricostruzioni di Stampa riferiscono che la donna sarebbe stata a conoscenza di problemi e richieste d’aiuto, ma non li avrebbe rappresentati agli investigatori. La sua posizione, perciò, riguarda il presunto ostacolo alle indagini e non coincide con l’accusa di avere avvelenato madre e figlia.

Nello stesso giorno, in Puglia, un’altra storia travolge una comunità. A San Nicandro Garganico, nel Foggiano, Giorgio Pienabarca, 17 anni, sta tornando a casa a piedi dopo una festa di compleanno, insieme ad alcuni amici. L’incidente avviene intorno alle 4 del mattino, lungo la zona di via Torre Mileto o comunque sulla strada verso Torre Mileto, a poca distanza dal centro abitato. A investirlo è un’auto guidata da un amico diciottenne, neopatentato e presente alla stessa festa. Dopo l’impatto il conducente si ferma, allerta i soccorsi e resta sul posto, ma per Giorgio i tentativi di rianimazione non bastano.

Gli accertamenti eseguiti sul ragazzo alla guida restituiscono un dato decisivo per la qualificazione penale: positività sia all’alcol test sia agli esami tossicologici. Per questo il giovane viene arrestato e collocato agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio stradale. La dinamica dovrà essere ancora ricostruita con precisione, anche attraverso rilievi, eventuali testimonianze e verifiche tecniche, ma il punto umano è già drammatico: vittima e conducente si conoscevano, avevano condiviso la stessa serata e stavano tornando dalla stessa festa.

La comunità di San Nicandro Garganico reagisce con sgomento. Il sindaco Matteo Vocale annuncia il lutto cittadino per il giorno dei funerali, la cui data al momento dell’annuncio non era stata ancora definita, e parla di un dolore che attraversa tutto il paese. Il suo richiamo al silenzio, al rispetto e alla vicinanza alla famiglia segnala la misura di una tragedia che non riguarda soltanto la cronaca giudiziaria, ma anche il senso di responsabilità collettiva davanti alla guida dopo alcol o sostanze.

Sul piano normativo, l’episodio pugliese rientra nel perimetro dell’articolo 589-bis del codice penale, che disciplina l’omicidio stradale, introdotto dalla legge 41/2016 per rendere autonoma e più severa la risposta penale quando la morte deriva dalla violazione delle regole della circolazione. La norma prevede pene più alte se il conducente si mette alla guida in stato di ebbrezza alcolica o dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope (sostanze che alterano le funzioni psichiche o fisiche), con conseguenze anche sulla patente. Nel 2023 la legge 138 ha esteso l’impianto anche all’omicidio nautico, mentre la legge 177/2024 ha modificato il codice della strada, intervenendo anche sull’articolo 187 in materia di guida dopo l’uso di stupefacenti. La giurisprudenza recente della Corte di cassazione ha inoltre ribadito che, nelle ipotesi aggravate di omicidio o lesioni stradali, la presenza di alcol o droga assume rilievo nella struttura dell’aggravamento previsto dalla legge e non può essere trattata come un dettaglio marginale.

Nel caso molisano, invece, la contestazione a carico dell’amica richiama l’articolo 378 del codice penale, cioè il favoreggiamento personale. Questa norma punisce, fuori dai casi di concorso nel reato principale, chi aiuta qualcuno a eludere le investigazioni dell’Autorità o a sottrarsi alle ricerche. Tradotto in termini semplici, non si tratta dell’accusa di avere commesso l’omicidio, ma dell’ipotesi di avere ostacolato il percorso degli investigatori. Resta quindi necessaria la presunzione di innocenza per tutte le persone coinvolte, così come resta indispensabile distinguere i fatti accertati dalle ipotesi ancora al vaglio.

Sono 2 vicende molto diverse: a San Nicandro Garganico c’è un incidente mortale con 1 arresto per omicidio stradale; a Pietracatella c’è un’indagine complessa, ancora senza un accusato per il duplice avvelenamento, ma con una denuncia per favoreggiamento. In entrambe, però, il dolore nasce dentro relazioni vicine. Ed è proprio questo il dato più amaro: non sempre il pericolo arriva da lontano; a volte si insinua dove ci si sente protetti, tra amici, abitudini familiari, feste, silenzi e confidenze non dette.

Immagine realizzatata con Ia.

Nota

Quanto sopra, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti degli indagati che, in considerazione dell’attuale fase delle indagini preliminari, sono da presumersi innocenti fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti le responsabilità e con la precisazione che il giudizio, che si svolgerà in contraddittorio con le parti e le difese davanti al giudice terzo ed imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell’assenza di ogni forma di responsabilità in capo agli indagati.