Sintesi
Nella notte tra il 6 e il 7 giugno 2 sorelle di 12 e 16 anni si sono allontanate da una casa famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila, e sono state ritrovate il 21 giugno a Formia, in provincia di Latina, dopo 15 giorni di ricerche. Oggi 25 giugno, dopo l’interrogatorio di garanzia a Sulmona, la madre delle 2 sorelle, il suo compagno e il nonno materno hanno lasciato il carcere con obbligo di dimora e firma 2 volte al giorno. All’alba dello stesso 21 giugno, a Senago, nel milanese, un’Audi A2 con 9 giovani a bordo è uscita di strada ed è finita nel canale Villoresi, causando la morte di Camilla, Lorenzo e Riccardo, mentre il conducente Gabriele Popovici è stato accusato di omicidio stradale plurimo aggravato e, davanti alla GIP ha chiesto scusa alle famiglie. Il 22 giugno, nell’area milanese, l’agente della Polizia locale Francesco Imprezzabile è morto durante l’inseguimento di un Suv che non si era fermato a un posto di blocco, mentre il conducente Genti Berisha è stato arrestato per fuga pericolosa e indagato per omicidio stradale. Il 24 giugno, a Pieve di Camaiore, in provincia di Lucca, Piero Moriconi ha ucciso a colpi di fucile la moglie Kety Andreoni e il figlio Mirko, aprendo un’inchiesta per duplice omicidio volontario. Il quadro normativo richiama l’articolo 589-bis del Codice penale sull’omicidio stradale, l’articolo 605 sul sequestro di persona, gli articoli 575 e 577 sull’omicidio volontario e sulle aggravanti familiari, oltre al principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Articolo
La cronaca nazionale degli ultimi giorni restituisce 4 vicende diverse, ma accomunate da vite spezzate, famiglie travolte, indagini ancora aperte e ricostruzioni che devono restare affidate agli atti giudiziari. In Lombardia, Abruzzo, Lazio e Toscana, i fatti si sono susseguiti in un arco temporale ristretto, tra incidenti stradali, tutela dei minori, violenza familiare e responsabilità penali da accertare.

Il primo episodio, in ordine cronologico, riguarda le 2 sorelle di 12 e 16 anni scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno da una casa famiglia di Civitella Alfedena. Le ricerche si sono concluse il 21 giugno, quando le ragazze sono state trovate a Formia, nel quartiere Rio Fresco, in un’abitazione riconducibile a una parente della madre. Secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbero rimaste nascoste per circa 15 giorni, senza uscire e senza esporsi all’esterno, mentre la vicenda assumeva progressivamente una dimensione nazionale.

Dopo il ritrovamento, Valentina D’Acunto, il compagno Vincenzo Esposito e il padre Marco sono stati fermati con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso. La donna è stata inizialmente portata nel carcere di Teramo, mentre gli altri 2 nel penitenziario di Sulmona. Una quarta persona, indicata come parente acquisita e collegata all’abitazione in cui le minori sono state trovate, risulta indagata a piede libero. Il procuratore Luciano D’Angelo ha parlato di una situazione nella quale le ragazze non avrebbero potuto muoversi liberamente, ma ha anche evidenziato la delicatezza emotiva del caso, spiegando che al momento del ritrovamento non avrebbero manifestato una reazione di immediata gioia.
Il 24 giugno, dal carcere, la madre ha sostenuto di voler rivedere le figlie e ha affermato che anche loro desidererebbero stare con lei. La garante dei detenuti dell’Abruzzo, Monia Scalera, dopo averla incontrata, l’ha descritta come provata e seguita all’interno dell’istituto penitenziario. Il padre delle ragazze, in una trasmissione televisiva, ha invece raccontato di aver visto in segreto una delle figlie alla fine di maggio, pochi giorni prima che il tribunale gli restituisse la potestà genitoriale. Il sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, tutore legale delle minori, ha invitato a riportare al centro serenità, protezione e rispetto, perché la priorità non è alimentare il conflitto pubblico tra adulti, ma tutelare 2 adolescenti già esposte a una pressione enorme.
Oggi 25 giugno, dopo circa 5 ore di interrogatorio di garanzia davanti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Sulmona, i 3 indagati hanno lasciato il carcere. Il Giudice ha disposto l’obbligo di dimora nel Comune di residenza e la firma 2 volte al giorno nella più vicina stazione dei Carabinieri. Il provvedimento non chiude l’inchiesta, ma sostituisce la custodia in carcere con una misura meno afflittiva, mentre restano da chiarire eventuali altri aiuti, l’uso delle schede telefoniche, la dinamica dell’allontanamento e il possibile progetto di una fuga più lunga.
All’alba del 21 giugno, quasi nelle stesse ore del ritrovamento delle 2 sorelle, a Senago nel milanese, si è consumata un’altra tragedia. Un’Audi A2, omologata per 5 persone ma con 9 giovani a bordo, è uscita di strada lungo via per Cesate ed è precipitata nel canale Villoresi. Il gruppo rientrava da una festa in un locale del Milanese. Nell’incidente sono morti Camilla, Lorenzo e Riccardo, mentre gli altri ragazzi sono stati soccorsi e trasportati in ospedale.
Alla guida c’era Gabriele Popovici, risultato positivo all’alcoltest e accusato di omicidio stradale plurimo aggravato, oltre che di lesioni. I sopravvissuti hanno riferito agli investigatori di avergli chiesto più volte di rallentare e di avere percepito l’improvvisa perdita di controllo dell’auto in prossimità della curva. Le testimonianze, tuttavia, restituiscono anche un passaggio drammatico diverso: dopo essere riuscito a raggiungere la riva, il conducente sarebbe tornato a nuoto verso il veicolo per provare a soccorrere gli amici, tentando in particolare di aiutare Camilla.
Davanti alla GIP di Milano Maria Beatrice Parati, assistito dall’avvocata Martina Isella, il ragazzo si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha reso dichiarazioni spontanee e ha chiesto scusa alle famiglie delle vittime e agli amici. Il Giudice ha richiamato l’estrema gravità della condotta e l’elevato grado di colpa, ma ha valorizzato anche il comportamento tenuto subito dopo l’incidente, disponendo gli arresti domiciliari al posto della permanenza in carcere. È una decisione cautelare, non una valutazione definitiva di responsabilità, che dovrà essere accertata nel processo.
Il 22 giugno, sempre nel milanese, un altro episodio ha colpito la comunità e le istituzioni. Francesco Imprezzabile, agente della Polizia locale di Milano, è morto durante l’inseguimento di un Suv che non si era fermato a un posto di blocco nella zona di Ponte Lambro. La corsa si è protratta verso Peschiera Borromeo, con sirene e lampeggianti attivati. Secondo gli accertamenti riportati nell’inchiesta, la moto di servizio avrebbe raggiunto velocità molto elevate, fino a circa 180 chilometri orari.
Il conducente del veicolo, Genti Berisha, è stato arrestato per fuga pericolosa e indagato per omicidio stradale. Assistito dall’avvocato Fabrizio Cardinali, ha sostenuto di non avere urtato la moto e di non essersi accorto della caduta dell’agente. Gli accertamenti tecnici avrebbero escluso, allo stato, uno speronamento diretto, ma restano da ricostruire la dinamica, il nesso causale e il ruolo della fuga nell’incidente mortale. Gli inquirenti stanno inoltre verificando i profili collegati al noleggio del mezzo e alle persone che erano a bordo.
La morte dell’agente ha provocato cordoglio nazionale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è detto profondamente rattristato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso vicinanza alla famiglia e ai colleghi, mentre il sindaco Giuseppe Sala ha annunciato il lutto cittadino nel giorno dei funerali. Il caso ha riaperto anche il tema del ruolo operativo della Polizia locale nei servizi di sicurezza urbana, soprattutto quando gli interventi assumono caratteristiche simili a quelli delle forze statali.
Il 24 giugno, a Pieve di Camaiore, in provincia di Lucca, si è consumato un duplice omicidio familiare. Piero Moriconi, 63 anni, ha sparato con un fucile da caccia alla moglie Kety Andreoni, 52 anni, e al figlio Mirko, 24 anni. L’allarme è stato lanciato poco dopo le 14.30, quando parenti e vicini hanno sentito gli spari. Sul posto sono intervenuti Carabinieri, Polizia, 118 (numero unico per l’emergenza sanitaria territoriale) e soccorritori, ma per le 2 vittime non c’è stato nulla da fare.
L’uomo non avrebbe opposto resistenza all’arrivo degli agenti. Secondo le prime ricostruzioni, dopo il delitto sarebbe salito sul tetto o si sarebbe comunque trattenuto nei pressi dell’abitazione prima di essere bloccato. L’arma, regolarmente detenuta, è stata sequestrata. La Procura di Lucca ha aperto un fascicolo per duplice omicidio volontario, coordinato dalla PM Elena Leone, mentre il medico legale ha avviato gli accertamenti sui corpi delle vittime.
Il movente resta al vaglio degli investigatori. L’uomo avrebbe riferito di contrasti familiari, richieste di denaro, tensioni e difficoltà nella convivenza. Al tempo stesso, gli inquirenti stanno valutando anche il contesto personale del figlio, che in passato aveva affidato ai social un messaggio sul rapporto con il padre e sulla mancata accettazione della sua omosessualità. È un punto delicato, perché una frase pubblica o un precedente familiare possono orientare gli accertamenti, ma solo le prove raccolte potranno stabilire se e in che misura abbiano inciso sul delitto.
Il sindaco di Camaiore Marcello Pierucci ha espresso sgomento per una vicenda che ha scosso l’intera comunità e ha annunciato il lutto cittadino. Anche in questo caso, il racconto pubblico rischia di oscillare tra giustificazioni improprie, ricostruzioni parziali e dolore collettivo. La violenza contro familiari indifesi non può essere attenuata da formule come esasperazione, stanchezza o conflitto domestico. Se emergessero moventi discriminatori o motivi abietti e futili, spetterà alla Magistratura valutarli secondo le regole probatorie del processo.
Sul piano giuridico, i 4 casi seguono strade diverse. Per Senago e Milano il riferimento principale è l’articolo 589-bis del Codice penale sull’omicidio stradale, introdotto dalla legge 41 del 2016, che prevede pene più severe quando la morte deriva dalla violazione delle norme sulla circolazione, con aggravanti in caso di guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze. Nel caso del Villoresi pesano la presenza di 9 persone su un’auto omologata per 5, il tasso alcolemico contestato, la giovane età del conducente e le richieste dei passeggeri di rallentare. Nel caso dell’agente morto, invece, il nodo sarà stabilire se la fuga del Suv abbia prodotto causalmente la caduta mortale anche in assenza di contatto tra veicoli.
Per la vicenda delle 2 sorelle, il riferimento è l’articolo 605 del Codice penale sul sequestro di persona, che punisce la privazione della libertà personale e prevede aggravamenti quando le vittime sono minori. Il punto da accertare non è soltanto se le ragazze volessero o meno stare con la madre, ma se siano state sottratte alla collocazione stabilita dall’autorità giudiziaria, nascoste, isolate e tenute fuori dal controllo dei soggetti incaricati della loro tutela. Nei procedimenti minorili, la volontà dei ragazzi conta, ma deve essere letta dentro un quadro protetto, senza pressioni familiari e con il criterio prevalente dell’interesse del minore.
Per Camaiore il quadro è quello dell’articolo 575 sull’omicidio volontario, con possibili aggravanti dell’articolo 577 quando il fatto è commesso contro il coniuge o un discendente. Potrebbero inoltre essere valutati, ove provati, i motivi abietti o futili previsti dall’articolo 61. La giurisprudenza richiede però che il movente sia accertato con precisione e non dedotto da elementi ambigui o suggestivi. Per questo, anche davanti a fatti apparentemente chiari nella loro materialità, occorre distinguere la ricostruzione giornalistica dalla prova processuale.
Il filo comune è la necessità di evitare scorciatoie emotive. A Senago ci sono 3 giovani morti e un conducente che si è scusato, ma che dovrà rispondere delle proprie scelte. A Formia ci sono 2 minori da proteggere prima ancora che una contesa familiare da raccontare. A Camaiore ci sono una madre e un figlio uccisi dentro casa, mentre il movente non può diventare una giustificazione. A Milano c’è un agente morto in servizio e un’indagine che dovrà chiarire fino a che punto la fuga abbia determinato la tragedia. In tutti i casi, il dolore pubblico non sostituisce il processo, ma impone attenzione, misura e rispetto per vittime, familiari e persone coinvolte.
Immagine realizzata con Ia.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









