Cronache: spari a Palermo e Centuripe, gemelli picchiati in Veneto e 5 neonati trovati morti in Francia

Due persone sono rimaste ferite in altrettanti agguati nell’Isola, 2 fratelli di 14 anni sono stati maltrattati per ore da un gruppo di adolescenti e in un’abitazione francese sono stati scoperti i resti di 5 neonati

Sintesi

Il 23 luglio 2026, a Orsago, 2 gemelli di 14 anni sono stati attirati in un campo di soia, derubati, spogliati, percossi e trattenuti sotto minaccia per circa 4 ore da una decina di giovani, quasi tutti identificati dopo la denuncia presentata dai genitori. Tra il 26 e il 27 luglio, a Orange, il compagno di una donna di 32 anni, ricoverata dopo avere partorito in casa, ha scoperto dentro scatole e sacchi i resti attribuiti a 5 neonati, mentre il neonato appena venuto alla luce è stato affidato provvisoriamente e gli altri 2 figli della coppia sono stati segnalati ai servizi di tutela. Un caso analogo si è avuto di recente in Italia ove poi la Corte d’Assise di Parma ha condannato una ventiduenne per la morte del neonato partorito nell’agosto 2024 e per l’occultamento dei corpi dei 2 figli nel giardino dell’abitazione familiare mentre è stata invece assolta dall’accusa di avere ucciso il primo bambino, nato nel 2023, per insufficienza di prove. Nella serata del 27 luglio un imprenditore agricolo è stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco mentre percorreva in automobile la strada statale 575, nel territorio di Centuripe, riuscendo comunque a raggiungere autonomamente l’ospedale di Biancavilla. Nella notte tra il 27 e il 28 luglio, a Palermo, un diciassettenne è stato inseguito e ferito al gluteo in via Belmonte Chiavelli, forse al termine di un incontro organizzato per chiarire una rivalità sentimentale. Le 2 vittime siciliane non sono state giudicate in pericolo di vita, mentre nei 4 procedimenti sono ancora in corso gli accertamenti destinati a individuare responsabilità, moventi e dinamiche.

Articolo

Il primo episodio in ordine cronologico è avvenuto il 23 luglio 2026 a Orsago (comune della provincia di Treviso, in Veneto), dove 2 fratelli gemelli di 14 anni sono stati sottoposti, secondo la denuncia, a una lunga sequenza di umiliazioni e violenze. Uno dei ragazzi ha ricevuto un messaggio da giovani che considerava amici ed è stato invitato a raggiungerli in un parco. Una volta arrivato, è stato circondato e condotto in un isolato campo coltivato a soia, dove gli sono stati sottratti il telefono cellulare e €20. Poco dopo, con un espediente simile, è stato attirato nello stesso luogo anche il fratello.

Il gruppo, formato da circa 10 persone e comprendente almeno un maggiorenne, li avrebbe spogliati, colpiti, insultati e costretti a rimanere sotto il getto di un impianto di irrigazione. Le vessazioni sarebbero proseguite per circa 4 ore. Il giovane più grande, l’unico indicato come già in possesso della patente, avrebbe minacciato di inseguirli in automobile qualora avessero tentato di allontanarsi. Una parte della scena è stata ripresa con un telefono da un bambino di 11 anni e il filmato, successivamente diffuso attraverso una conversazione telematica, ha mostrato uno dei gemelli seminudo mentre veniva spinto e deriso. Il giorno seguente i genitori hanno consegnato ai Carabinieri la registrazione, i messaggi e gli altri elementi raccolti.

La presunta punizione sarebbe stata decisa perché i 2 fratelli erano stati accusati di avere fatto le “spie” con il custode di una chiesa, riferendo una modesta bravata o un danneggiamento compiuto nei pressi dell’edificio religioso. Quasi tutti i componenti del gruppo sono stati identificati e segnalati alla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Venezia per le ipotesi di violenza privata, rapina e percosse. Le fonti locali li hanno descritti come adolescenti italiani, in gran parte vicini ai 14 anni e non provenienti da situazioni familiari considerate particolarmente disagiate. Queste informazioni, tuttavia, non consentono di anticipare le responsabilità individuali, che dovranno essere distinte in relazione alla condotta e all’età di ciascuno.

Alberto Stefani (presidente della Regione Veneto ed esponente della Lega) ha manifestato profonda preoccupazione, chiedendo un accertamento rigoroso delle responsabilità e una riflessione educativa sul disagio giovanile, sulla prevenzione e sul rispetto delle persone. Il sistema italiano stabilisce che chi non aveva ancora compiuto 14 anni al momento del fatto non è penalmente imputabile. Per chi aveva un’età compresa tra 14 e 18 anni deve invece essere verificata concretamente la capacità di comprendere il significato delle proprie azioni e di controllarle. Il procedimento segue inoltre il DPR 448/1988 (decreto del Presidente della Repubblica che regola il processo penale a carico dei minorenni), aggiornato da ultimo nel giugno 2026 e fondato su strumenti adeguati all’età e alle esigenze educative dell’imputato.

Per la rapina, la Corte costituzionale ha stabilito con la sentenza n. 86 del 2024 che il Giudice deve poter riconoscere una diminuzione della pena quando il fatto, valutato complessivamente, risulta di lieve entità. Non si tratta però di un beneficio automatico e la sua eventuale applicazione dipende dalla concreta gravità della condotta, dal danno arrecato, dal livello di organizzazione e dalle modalità dell’azione. Nel caso veneto ogni apprezzamento resta quindi riservato all’autorità giudiziaria, anche perché le contestazioni sono ancora provvisorie.

La seconda vicenda si è sviluppata tra il 26 e il 27 luglio a Orange (comune del dipartimento di Vaucluse, nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, nel sud della Francia e a nord di Avignone). Una donna di 32 anni è stata ricoverata dopo avere partorito in casa un bambino che, secondo le prime informazioni, è apparso in buone condizioni. Il compagno, suo coetaneo, ha dichiarato di non avere saputo della gravidanza e, alla ricerca di spiegazioni, ha ispezionato armadi, ripostigli, scatole di cartone e sacchi di plastica presenti nell’appartamento. In questi contenitori sono stati trovati resti ossei compatibili con 4 neonati e il corpo decomposto di un quinto.

La scoperta ha determinato l’intervento della Procura di Carpentras e della DCOS (Division de la criminalité organisée et spécialisée, Divisione per la criminalità organizzata e specializzata), insieme agli specialisti della polizia scientifica. L’uomo è stato ascoltato senza essere posto in stato di fermo e, dopo avere ribadito di essere rimasto all’oscuro delle possibili gravidanze della compagna, è stato lasciato libero senza contestazioni. La sua versione dovrà comunque essere confrontata con le analisi medico-legali, biologiche e investigative. La donna è rimasta ricoverata e sorvegliata in ospedale.

La coppia abitava nella zona da circa 2 anni e aveva altri 2 figli, rispettivamente di 8 e 9 anni, che frequentavano la scuola elementare. I vicini hanno descritto una famiglia apparentemente riservata e inserita in una quotidianità ordinaria. I bambini più grandi sono stati segnalati all’ASE (Aide sociale à l’enfance, servizio francese di assistenza all’infanzia) per una rapida valutazione della loro situazione, mentre per il neonato è stato disposto un affidamento provvisorio in attesa delle decisioni del giudice competente.

Le autopsie e gli esami antropologici dovranno stabilire l’epoca delle nascite e delle morti, verificare se i piccoli abbiano respirato dopo il parto e accertare se siano deceduti per cause naturali, per mancata assistenza o in conseguenza di azioni volontarie. È stata aperta un’indagine per omicidio di minori di 15 anni, ma la qualificazione non equivale alla dimostrazione che sia stato commesso un delitto. Il diritto penale francese prevede la reclusione criminale a vita quando l’omicidio viene consumato ai danni di un bambino con meno di 15 anni, purché siano provati la nascita in vita, la condotta volontaria, il rapporto causale e la responsabilità dell’autore.

Tra le possibilità prese in considerazione dalle cronache è comparso il déni de grossesse (negazione della gravidanza), una condizione nella quale la gestazione non viene riconosciuta o pienamente percepita dalla donna. Non è però stata comunicata alcuna diagnosi e non sarebbe corretto impiegare questa eventualità per spiegare automaticamente quanto accaduto. Jean-Dominique Artaud (sindaco di Orange ed esponente del Rassemblement National, Raggruppamento Nazionale) si è detto sconvolto e ha sottolineato che soltanto l’inchiesta potrà chiarire se si sia trattato di bambini nati morti o di decessi provocati.

Il ritrovamento ha richiamato altri casi giudiziari francesi riguardanti neonati nascosti dopo parti non dichiarati. Condanne per infanticidi multipli sono state pronunciate nel 2009, nel 2010 e nel 2016. Nel marzo 2026, nello stesso dipartimento di Vaucluse, una donna è stata condannata in primo grado a 25 anni per privazione di cure seguita dalla morte di 2 neonati, presentando successivamente appello. Questi precedenti non hanno alcun valore probatorio per l’inchiesta attuale, ma ne rappresentano soltanto il contesto storico e giudiziario.

Un caso simile si è avuto di recente in Italia, tanto che la Corte d’Assise di Parma ha condannato la ventiduenne Chiara Petrolini per la morte del neonato partorito nell’agosto 2024 e per l’occultamento dei corpi dei 2 figli nel giardino dell’abitazione familiare, mentre è stata invece assolta dall’accusa di avere ucciso il primo bambino, nato nel 2023, per insufficienza di prove. La giovane, originaria di Traversetolo (comune della provincia di Parma, Emilia-Romagna), è stata condannata il 24 aprile 2026 a 24 anni e 3 mesi di reclusione dalla Corte d’Assise di Parma, dopo circa 3 ore di camera di consiglio. La donna è stata riconosciuta colpevole della morte del secondo figlio, nato nell’agosto 2024, e della soppressione dei cadaveri, rinvenuti sepolti nel giardino della villetta di famiglia a Vignale di Traversetolo. È stata invece assolta dall’accusa di omicidio relativa al primo neonato, partorito nel maggio 2023, poiché non è stata raggiunta una prova sufficiente sulle cause della morte. La Procura aveva chiesto una condanna a 26 anni, contestando inizialmente 2 omicidi premeditati. I periti nominati dal Tribunale hanno ritenuto Petrolini capace di intendere e consapevole delle proprie azioni, escludendo la condizione di negazione della gravidanza sostenuta dai consulenti della difesa.

Nella tarda serata del 27 luglio si è verificato il primo dei 2 agguati siciliani. Un imprenditore agricolo stava percorrendo in automobile la SS 575 (strada statale 575), nella zona di Carcaci (frazione di Centuripe, comune della provincia di Enna), quando una o più persone hanno esploso diversi colpi contro il veicolo. Alcuni proiettili hanno attraversato o colpito la carrozzeria, ferendo il conducente. Nonostante le lesioni, l’uomo è riuscito a raggiungere autonomamente il pronto soccorso di Biancavilla (comune della città metropolitana di Catania, Sicilia), dove i sanitari hanno escluso un immediato pericolo di vita.

La Procura di Enna ha avviato un procedimento per tentato omicidio e ha affidato gli accertamenti ai Carabinieri del Comando provinciale. Sono state esaminate la vita privata e l’attività professionale della vittima, eventuali minacce ricevute, le immagini degli impianti di videosorveglianza e la possibile presenza di un mezzo utilizzato dagli aggressori. Al 29 luglio non risultano comunicati ufficiali riguardanti arresti o identificazioni. Non sono stati stabiliti con certezza neppure il tipo di arma, il numero delle persone coinvolte, la distanza dalla quale è stato aperto il fuoco e il movente dell’agguato.

Poche ore dopo, nella notte tra il 27 e il 28 luglio, un diciassettenne è stato inseguito nella zona di via Belmonte Chiavelli, a Palermo. Il giovane si trovava con un cugino quando è stato raggiunto al gluteo da un colpo d’arma da fuoco. È stato soccorso dal 118, trasportato in codice rosso all’ospedale Civico e sottoposto a un intervento chirurgico. I medici hanno estratto i frammenti e hanno escluso che le sue condizioni fossero tali da metterne in pericolo la vita.

Secondo una delle ricostruzioni investigative, il diciassettenne avrebbe concordato un incontro con un altro ragazzo per affrontare una rivalità sentimentale. All’appuntamento sarebbero state presenti anche altre persone, forse con l’intenzione di mediare, ma il confronto sarebbe degenerato nell’inseguimento e nello sparo. La Squadra mobile ha iniziato ad analizzare il telefono della vittima e i messaggi scambiati prima dell’appuntamento, cercando elementi utili a confermare il possibile movente e a identificare chi ha fatto fuoco. Anche in questo caso il fascicolo riguarda, allo stato, l’ipotesi di tentato omicidio prevista dalla combinazione degli articoli 56 e 575 del codice penale.

Nell’immagine di copertina, la Squadra mobile di Palermo, i Carabinieri di Centuripe e la Polizia francese.