Crollo di Pistunina, 4 vittime e 2 dispersi. Vibrazioni segnalate, scavi continui e inchiesta sui lavori

Si cercano ancora 2 dispersi. La Procura sta approfondendo i lavori eseguiti al piano terra e le testimonianze

Sintesi

L’immobile di Pistunina è stato costruito alla fine degli anni Ottanta dalla famiglia Leone, che vi ha trasferito una delle più conosciute attività messinesi di vendita di elettrodomestici. Negli anni successivi la struttura ha ospitato esercizi commerciali, magazzini, abitazioni e anche uno studio televisivo dal quale, tra il 1998 e il 2001, è stata trasmessa una trasmissione sportiva dedicata al calcio messinese.

Nel pomeriggio del 30 luglio 2026 il fabbricato è collassato mentre al piano terra erano in corso lavori destinati alla realizzazione di una nuova attività alimentare. Nelle prime ore sono stati segnalati 3 operai feriti e 6 dispersi. Il Comune ha attivato le strutture di emergenza e annullato gli appuntamenti pubblici previsti per il giorno successivo.

Il 31 luglio è stato recuperato Carmelo Leone. Il 1° agosto sono stati estratti i corpi di Rosa Leone e Alessandra Frazzica. Il 3 agosto i soccorritori hanno trovato Sara Leone, portando il bilancio a 4 vittime. Risultano ancora dispersi Santino Magazzù e Lhairu Warnakulasuriya.

L’inchiesta ha coinvolto 3 persone legate alla progettazione, alla committenza e all’esecuzione degli interventi. Sono stati sentiti un tecnico e l’amministratore della società che aveva affittato il piano terra, mentre l’interrogatorio del titolare dell’impresa è stato rinviato per le sue condizioni di salute. I titolari del bazar hanno inoltre riferito di vibrazioni divenute più frequenti nei giorni precedenti e di rassicurazioni ricevute dopo averle segnalate.

Articolo

L’edificio crollato il 30 luglio 2026 si trovava in via Giorgio La Pira, a Pistunina (quartiere della zona meridionale del comune di Messina, capoluogo dell’omonima città metropolitana, in Sicilia), nei pressi della strada statale 114. Era una costruzione conosciuta da molti messinesi e risaliva alla fine degli anni Ottanta, quando Giuseppe Leone (commerciante e imprenditore messinese) vi aveva trasferito una parte rilevante dell’attività familiare di vendita degli elettrodomestici, mantenendo anche lo storico esercizio del centro cittadino.

Quella struttura ha rappresentato per anni il risultato del percorso imprenditoriale della famiglia. Nei locali hanno lavorato i figli del fondatore e, tra il 1998 e il 2001, è stata ospitata anche la trasmissione televisiva “Calcio in Vetrina”, legata alle stagioni nelle quali la squadra cittadina ha raggiunto la Serie B. Con il passare del tempo gli spazi sono stati diversamente utilizzati: nel seminterrato vi erano depositi e autorimesse; al piano terra si stavano rinnovando i locali destinati a un market; nei livelli superiori si trovavano il bazar, gli appartamenti e una terrazza.

Il pomeriggio del 30 luglio, poco dopo le 15, una parte dell’immobile ha cominciato a cedere fino al collasso quasi completo. La progressiva deformazione avrebbe permesso ad alcune persone di raggiungere l’esterno, mentre la struttura si è ripiegata su sé stessa, sovrapponendo solai, pilastri, arredi, automobili e merci. In un primo momento sono stati indicati 6 dispersi e 3 feriti, tutti operai impegnati nel cantiere. Uno di loro è stato dimesso poche ore dopo, mentre un altro ha riportato lesioni più serie.

L’emergenza ha richiesto l’impiego di circa 70 Vigili del Fuoco, con squadre USAR (Urban Search and Rescue, ricerca e soccorso urbano), nuclei cinofili, droni, mezzi per la movimentazione delle macerie, specialisti SAF (Speleo alpino fluviale) e personale NBCR (Nucleare, biologico, chimico e radiologico). Le operazioni sono state inizialmente rallentate da focolai, calore e gas sprigionati anche dalle batterie al litio presenti tra i materiali del negozio.

La ricerca ha seguito una dolorosa successione. Carmelo Leone (imprenditore messinese e comproprietario dell’immobile) è stato il primo a essere trovato il 31 luglio. Il giorno seguente sono state recuperate Rosa Leone (sorella dell’imprenditore e residente nello stabile) e Alessandra Frazzica (dipendente del grande punto vendita cinese). Poco prima delle 15 del 3 agosto è stato individuato anche il corpo di Sara Leone (75 anni, sorella maggiore delle altre persone della famiglia coinvolte). Le 4 vittime sono rimaste unite dallo stesso cedimento che ha cancellato in pochi istanti abitazioni, luoghi di lavoro e una storia imprenditoriale durata decenni.

Sotto le macerie vengono ancora cercati Santino Magazzù (marito di Rosa e componente del nucleo familiare residente nel palazzo) e Lhairu Warnakulasuriya (collaboratore domestico originario dello Sri Lanka, Stato insulare dell’Asia meridionale). I soccorritori hanno ristretto le zone di intervento sulla base delle testimonianze, delle planimetrie e dei precedenti ritrovamenti, ma gli strati dei solai non hanno lasciato cavità facilmente accessibili e hanno costretto a rimuovere ogni materiale con cautela.

Michele Burgio (comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Messina) ha spiegato che il fronte di scavo è avanzato continuamente, ma che le prime previsioni sulla posizione dei dispersi non hanno trovato conferma. Sono state estratte e controllate 3 automobili senza rinvenire persone, compresa la Mercedes-Benz bianca appartenente alla titolare del bazar. Il veicolo, gravemente deformato, è stato aperto per recuperare documenti e oggetti utili, mentre ogni ipotesi sulla profondità alla quale potrebbero trovarsi i 2 uomini viene aggiornata con l’avanzamento dei lavori.

Accanto alla zona transennata è rimasta la comunità srilankese, raccolta intorno ai familiari del collaboratore domestico. I volontari della Protezione civile hanno garantito assistenza giorno e notte, mentre i soccorritori hanno lavorato con turni prolungati. Giovanni Accolla (arcivescovo metropolita di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela) ha raggiunto l’area e ha ringraziato chi sta operando senza sosta, sottolineando il valore umano dell’impegno prestato nel tentativo di restituire le persone alle loro famiglie.

Il Comune ha attivato il COC (Centro operativo comunale) e, in segno di rispetto, ha cancellato le manifestazioni istituzionali programmate per il 31 luglio. Anche lo sciopero dei dipendenti municipali è stato sospeso per assicurare la piena disponibilità del personale impegnato nell’emergenza. L’Amministrazione ha garantito vicinanza ai parenti e collaborazione con gli organismi di soccorso e di assistenza.

Un nuovo elemento è stato introdotto dalle dichiarazioni di Fenfen Yang, detta Viola (imprenditrice di origine cinese e titolare del bazar ospitato nell’edificio). Attraverso i suoi legali ha riferito che, nei giorni precedenti, all’interno dell’attività erano state percepite vibrazioni costanti e progressivamente più frequenti. La situazione sarebbe stata comunicata alla proprietà, ottenendo la spiegazione che i movimenti erano collegati agli interventi in corso e che sarebbero terminati con la conclusione delle opere.

Secondo la ricostruzione trasmessa dagli avvocati, nel primo pomeriggio sarebbero transitate nel negozio circa 20 persone, ma quando il pavimento ha iniziato a muoversi ne sarebbero rimaste pochissime. La commerciante e alcuni clienti che si trovavano vicino all’uscita sono riusciti a raggiungere l’esterno. Una lavoratrice si è salvata, mentre la collega che si trovava nella parte inferiore del locale non ha avuto il tempo di fuggire. I figli della titolare non erano presenti e il numero limitato degli avventori ha evitato conseguenze ancora più gravi.

La proprietaria dell’attività ha perso il negozio, le merci e l’automobile, ma ha fatto sapere che il dolore più profondo riguarda la morte della dipendente, alla quale era legata anche da un rapporto personale. Ha manifestato la disponibilità a consegnare agli investigatori ogni elemento riguardante i giorni e le ore precedenti, comprese le segnalazioni sulle vibrazioni e le spiegazioni ricevute. Il mandato ai 2 professionisti è stato poi formalizzato, mentre anche i familiari di alcune vittime hanno nominato propri difensori e consulenti tecnici.

La Procura della Repubblica di Messina ha aperto un procedimento per accertare le cause del cedimento e ha concentrato una parte delle verifiche sul cantiere del piano terra. Le ipotesi di reato riportate nelle informazioni disponibili comprendono l’omicidio colposo plurimo, il disastro colposo e la rimozione o omissione di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Dovrà essere verificato se gli interventi siano stati regolarmente progettati e comunicati, quali parti della struttura siano state modificate e se siano stati rispettati gli obblighi previsti per committenza, direzione tecnica ed esecuzione. Gli avvisi di garanzia hanno riguardato Pietro Leone (ingegnere indicato come progettista e tecnico incaricato), Alessandro Panarello (imprenditore e amministratore della società che aveva preso in locazione il piano terra) e Pasquale D’Alì (titolare dell’impresa che stava eseguendo gli interventi). Il tecnico si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’amministratore ha reso dichiarazioni per diverse ore e, attraverso il proprio difensore, ha respinto ogni addebito. L’audizione dell’esecutore dei lavori è stata rinviata perché l’uomo era ancora ricoverato per le conseguenze delle ferite riportate durante il crollo.

L’iscrizione nel registro degli indagati non rappresenta un’affermazione di responsabilità. La stessa Procura ha precisato che gli atti appartengono alla fase iniziale delle indagini e servono ad acquisire correttamente le prove, tutelando anche il diritto delle persone coinvolte a partecipare agli accertamenti tecnici irripetibili. Soltanto perizie, testimonianze, documentazione edilizia e verifiche sui materiali potranno chiarire se i lavori abbiano avuto un rapporto con il cedimento oppure se siano intervenuti altri fattori.

Il quadro normativo di riferimento è costituito principalmente dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, che regola la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Nei cantieri il committente, il responsabile dei lavori, i coordinatori, i progettisti e le imprese hanno compiti distinti, che devono essere ricostruiti in relazione agli incarichi effettivamente assunti. Il POS (Piano operativo di sicurezza) non deve essere soltanto formalmente completo, ma deve risultare coerente con le lavorazioni, gli strumenti e le protezioni concretamente utilizzati.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17106 depositata il 24 aprile 2024, ha affermato in un diverso procedimento che il direttore dei lavori deve vigilare sull’esecuzione delle opere anche quando non è costantemente presente nel cantiere, adottando le necessarie precauzioni tecniche oppure rinunciando all’incarico quando non può garantire il controllo. Con la sentenza n. 24617 del 4 luglio 2025 ha inoltre chiarito che il coordinatore della sicurezza deve verificare l’idoneità sostanziale del piano operativo e non limitarsi a una valutazione documentale. Sono principi generali che non anticipano alcuna conclusione sul disastro di Pistunina, ma indicano i criteri attraverso i quali vengono normalmente esaminati ruoli e obblighi nei procedimenti riguardanti lavori edili e sicurezza.

Restano da accertare la sequenza esatta delle opere, la consistenza degli elementi portanti prima del cedimento, la natura delle vibrazioni, le eventuali comunicazioni agli uffici competenti e la corrispondenza fra il progetto e ciò che è stato realmente eseguito. Nelle fonti pubbliche consultate non risultano ancora disponibili le perizie strutturali, i verbali completi dei sopralluoghi o le conclusioni degli esperti nominati dall’autorità giudiziaria.