Sintesi
La palazzina è crollata nel pomeriggio del 30 luglio lungo la Strada statale 114. Tre operai presenti al piano terra sono rimasti feriti e uno di loro è stato dimesso dopo poche ore.

Nella mattinata del 31 luglio è stato estratto il corpo dell’imprenditore Carmelo Leone, prima vittima identificata. Durante la notte successiva i soccorritori hanno raggiunto il corpo di una donna, completandone il recupero intorno alle 4 del mattino. La sua identità non è stata ancora comunicata ufficialmente.

Le persone inizialmente indicate come disperse, oltre a Carmelo Leone, erano Sara e Rosa Leone, Santino Magazzù, Lhairu Warnakulasuriya e Alessandra Frazzica. Dopo il recupero della seconda vittima, sono rimaste 4 persone da trovare, ma le autorità non hanno ancora precisato quale delle donne segnalate risulti deceduta.

Sono stati impegnati 70 Vigili del fuoco, affiancati da squadre specializzate, unità cinofile, droni e operatori addetti ai mezzi per la rimozione dei materiali. Le ricerche sono state ostacolate dalla stabilità precaria dei solai, dalla quantità di ferro presente nelle strutture e dal fumo prodotto dai focolai alimentati anche da batterie e pannelli fotovoltaici.
La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per disastro colposo e omicidio colposo. L’ipotesi iniziale dell’esplosione provocata da una fuga di gas non ha trovato conferma e gli accertamenti si sono concentrati sul possibile cedimento strutturale, sui lavori eseguiti al piano terra e sulle condizioni dei pilastri dell’edificio.
Articolo
I Vigili del fuoco hanno completato intorno alle 4 del mattino del 1 agosto 2026 il recupero del corpo privo di vita di una donna rimasta sotto le macerie dell’edificio crollato a Pistunina (rione della zona meridionale del comune di Messina). Si tratta della seconda vittima accertata della tragedia avvenuta nel pomeriggio del 30 luglio lungo la Strada statale 114. Le operazioni sono proseguite per cercare le altre 4 persone ancora disperse, con 70 operatori impegnati senza interruzione.
L’identità della seconda vittima non è stata ancora comunicata ufficialmente. Per questa ragione non è possibile stabilire quale delle donne inizialmente segnalate come disperse sia stata ritrovata. Dopo il recupero di Carmelo Leone, le persone che risultavano ancora sotto le macerie erano le sorelle Sara e Rosa Leone, Santino Magazzù, marito di Rosa, Lhairu Warnakulasuriya, collaboratore domestico originario dello Sri Lanka (Stato insulare dell’Asia meridionale), e Alessandra Frazzica, commessa messinese impiegata nel bazar situato al primo piano.
Il crollo si è verificato intorno alle 16 del 30 luglio. L’immobile ospitava abitazioni e attività commerciali ed era composto da un seminterrato, un piano terra, un primo livello destinato a negozio e piani superiori utilizzati dalla famiglia Leone. Tre operai che si trovavano nella parte inferiore della struttura sono riusciti a sopravvivere, riportando ferite che non sono state considerate mortali. Uno di loro è stato dimesso dopo poche ore, mentre gli altri sono rimasti sottoposti alle cure del Policlinico universitario di Messina.
Le prime informazioni avevano attribuito il crollo a un’esplosione provocata da una possibile fuga di gas o dallo scoppio di una bombola. Gli accertamenti compiuti nelle ore successive non hanno però confermato questa ricostruzione. L’ipotesi progressivamente ritenuta più concreta è stata quella di un cedimento strutturale, anche se le cause definitive potranno essere stabilite soltanto attraverso perizie, analisi sui materiali e verifiche sulla documentazione amministrativa.
Le squadre di soccorso hanno lavorato in condizioni particolarmente complesse. La notevole quantità di ferro presente nei solai e nelle armature ha rallentato la rimozione dei detriti, imponendo interventi estremamente cauti per evitare ulteriori collassi e non compromettere eventuali spazi rimasti liberi tra le macerie.
Le operazioni sono state rese più difficili anche dalla presenza di fumo, calore e focolai alimentati dai materiali accumulati nella parte seminterrata. Tra gli elementi segnalati vi sono stati pannelli fotovoltaici e batterie, capaci di continuare a sviluppare calore anche dopo il cedimento dell’immobile. Il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco ha istituito un posto di comando avanzato per coordinare direttamente gli interventi.
Nel dispositivo di soccorso sono state impiegate squadre USAR (Urban Search and Rescue, ricerca e soccorso in ambiente urbano), unità cinofile, droni, operatori NBCR (Nucleare, biologico, chimico e radiologico), nuclei SAF (Speleo alpino fluviali) e personale specializzato nella conduzione dei mezzi per il movimento della terra.
I cani addestrati hanno indicato più punti sui quali concentrare gli scavi. I soccorritori hanno quindi aperto diversi fronti di ricerca, lavorando anche durante la notte e procedendo attraverso piccoli varchi. La consistenza e la posizione dei solai crollati hanno reso difficile raggiungere le aree interne dell’edificio, mentre la continua produzione di fumo ha limitato la visibilità e rallentato l’avanzamento.
Michele Burgio (comandante provinciale dei Vigili del fuoco di Messina) aveva spiegato che le ricerche avrebbero potuto proseguire per giorni e non soltanto per alcune ore. Aveva inoltre sottolineato che gli operatori stavano continuando a cercare persone vive, pur in uno scenario caratterizzato da difficoltà tecniche e da condizioni estremamente rischiose.
La prima vittima identificata è stata Carmelo Leone, imprenditore messinese di 71 anni. Il suo corpo è stato individuato sotto un solaio e recuperato nella mattinata del 31 luglio. L’uomo abitava con alcuni familiari nella parte superiore dell’edificio e la sua identificazione è stata formalizzata all’obitorio del Policlinico.
La famiglia Leone è stata per decenni conosciuta a Messina nel settore degli elettrodomestici. Le sue origini sono legate a Monforte San Giorgio (comune della Città metropolitana di Messina, in Sicilia), dove Giuseppe Leone, padre di Carmelo, aveva mosso i primi passi nell’attività imprenditoriale con il sostegno della moglie Santa Polito. Negli anni Settanta Giuseppe Leone aveva fondato l’azienda di famiglia. Nel decennio successivo, pur conservando un punto vendita nel centro cittadino, aveva trasferito una parte consistente dell’attività lungo la Strada statale 114, nella stessa zona nella quale si è poi verificato il crollo. Carmelo Leone aveva raccolto l’eredità paterna, contribuendo alla crescita di un’impresa diventata conosciuta per la vendita di elettrodomestici. L’azienda aveva anche sostenuto l’ACR Messina (Associazioni Calcio Riunite Messina) durante gli anni della presidenza di Emanuele Aliotta, quando la squadra era riuscita a risalire dalla Serie C2 alla Serie B. Tra il 1998 e il 2001 il punto vendita di Pistunina aveva ospitato “Calcio in vetrina”, trasmissione televisiva andata in onda su RTP (Radio Televisione Peloritana). Il programma era diventato un appuntamento seguito dai tifosi durante una fase particolarmente partecipata della storia calcistica cittadina. Dopo essersi ritirato dalle attività imprenditoriali negli anni Duemila, Carmelo Leone aveva continuato a mantenere rapporti con numerosi amici e conoscenti. La sua morte ha provocato cordoglio sia a Messina sia nel comune d’origine della famiglia.
L’amministrazione di Monforte San Giorgio ha espresso vicinanza ai parenti delle vittime e delle persone disperse, ricordando il legame dei Leone con la memoria e l’identità del paese. Carmelo vi aveva trascorso gli anni della giovinezza prima del trasferimento dell’intero nucleo familiare a Messina.
La Procura della Repubblica ha avviato un procedimento inizialmente contro ignoti per disastro colposo. Dopo il recupero del corpo di Carmelo Leone è stata aggiunta l’ipotesi di omicidio colposo. Il ritrovamento della seconda vittima ha ulteriormente aggravato il bilancio, senza modificare per il momento la natura provvisoria delle contestazioni.
Antonio D’Amato (procuratore capo della Repubblica di Messina), insieme all’aggiunto Marco Colamonici e alle sostitute Anita Siliotti e Antonietta Ardizzone, ha coordinato l’attività investigativa svolta dai Carabinieri e dagli specialisti dei Vigili del fuoco. Gli inquirenti hanno iniziato ad acquisire atti amministrativi, autorizzazioni e documenti relativi alla costruzione e agli interventi eseguiti nell’immobile.
Un punto centrale dell’inchiesta riguarda i lavori che sarebbero stati in corso al piano terra. La presenza degli operai rimasti feriti ha reso necessario verificare la natura degli interventi, le parti della struttura interessate e l’eventuale collegamento tra le opere e il cedimento.
Uno dei pilastri dell’edificio è stato isolato, sequestrato e conservato all’interno di un contenitore per consentire gli esami tecnici. Il reperto dovrà essere analizzato per accertare lo stato del calcestruzzo, delle armature e degli altri elementi portanti.
Le consulenze dovranno ricostruire la successione dei cedimenti, stabilire da quale punto sia iniziato il collasso e chiarire se la struttura presentasse difetti precedenti. Saranno inoltre verificate eventuali modifiche apportate nel tempo, la loro regolarità e la compatibilità con le caratteristiche originarie dell’edificio.
Per gli approfondimenti collegati alla sicurezza dei lavoratori è stato attivato il protocollo tra ASP (Azienda sanitaria provinciale), Procura, INAIL (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) e SPRESAL (Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro). La procedura consente di coordinare accertamenti giudiziari e controlli tecnici nei casi di incidenti gravi o mortali avvenuti nei luoghi di lavoro.
Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana ed esponente di Forza Italia), nella qualità di commissario straordinario per il risanamento di Messina, ha disposto l’invio nell’area di mezzi meccanici già impiegati nei cantieri di demolizione delle ex baraccopoli cittadine. Tra le attrezzature messe a disposizione vi sono stati un escavatore dotato di pinza selezionatrice e una benna. Il loro utilizzo è stato subordinato alle indicazioni dei responsabili delle operazioni, poiché la rimozione meccanica dei materiali avrebbe potuto provocare nuovi cedimenti o compromettere eventuali cavità interne.
Federico Basile (sindaco di Messina, esponente del movimento civico collegato a Sud chiama Nord) ha attivato il COC (Centro operativo comunale) per coordinare la Protezione civile, i servizi sociali e l’assistenza alle famiglie. Psicologi e operatori specializzati sono rimasti accanto ai parenti delle persone disperse, che hanno seguito le ricerche nelle vicinanze dell’area interdetta.
Le iniziative istituzionali e gli appuntamenti pubblici previsti dal Comune sono stati sospesi in segno di rispetto. Le Autorità hanno invitato i cittadini a non avvicinarsi alla zona del crollo, sia per consentire il passaggio dei mezzi di emergenza sia per evitare ulteriori rischi.
Nello Musumeci (ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare ed esponente di Fratelli d’Italia) ha riferito di avere seguito l’evoluzione della situazione insieme a Giorgia Meloni (presidente del Consiglio ed esponente di Fratelli d’Italia), mantenendo i contatti con il prefetto, il sindaco e le strutture operative.
L’intera attività rimane concentrata sulla ricerca delle 4 persone ancora disperse. I soccorritori hanno continuato a scavare senza interruzione, alternando il lavoro manuale all’impiego controllato di strumenti e mezzi meccanici.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









