Sintesi
Nel 2025 il credito bancario alle imprese cresce a livello nazionale di 5 miliardi ma si concentra soprattutto nelle realtà di maggiori dimensioni, mentre le piccole e medie imprese registrano una riduzione complessiva di 4,9 miliardi e in Sicilia un calo di 144 milioni nonostante un incremento totale regionale di 102 milioni distribuito in 7 province con forti disparità territoriali e una marcata contrazione a Catania e Caltanissetta. Il fenomeno si inserisce in una lunga storia di “credit crunch” e di squilibri nell’accesso ai finanziamenti che, dagli anni Ottanta alla stretta regolatoria di Basilea fino agli interventi del Fondo centrale di garanzia, non ha eliminato il divario tra grandi aziende e Pmi. Restano interrogativi sulle scelte allocative degli istituti di credito, sul ruolo delle garanzie pubbliche e sull’impatto delle recenti norme europee e nazionali in materia di vigilanza bancaria e gestione del rischio.

Articolo
L’analisi dei dati aggiornati a fine novembre 2025, diffusi dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre diretto da Paolo Zabeo, evidenzia un incremento complessivo degli impieghi vivi alle imprese in Italia pari a 5 miliardi. Tuttavia la crescita non è uniforme. 10 regioni registrano una contrazione significativa, mentre altre 10 mostrano un’espansione dei finanziamenti. In questo quadro la Sicilia segna un aumento complessivo di 102 milioni, passando da 17,4 a 17,5 miliardi, con una variazione dello 0,6%. La distribuzione territoriale nell’Isola appare disomogenea. Le erogazioni aumentano in 7 province e diminuiscono in 2: Messina +5,1 milioni; Enna +1,7 milioni; Trapani +17,9 milioni; Siracusa +14,6 milioni; Agrigento +17,8 milioni; Ragusa +40,5 milioni; Palermo +100 milioni; Catania −87 milioni; Caltanissetta −8,2 milioni. Il dato palermitano concentra la quota più rilevante delle nuove delibere favorevoli, mentre Catania registra una contrazione marcata nonostante un tessuto produttivo dinamico e innovativo.

Il quadro muta radicalmente se si osservano le imprese con meno di 20 addetti. A livello nazionale il credito alle Pmi (Piccole e Medie Imprese) diminuisce di 4,9 miliardi. In Sicilia la flessione è di 144 milioni, con i crediti vivi che scendono da 4,85 a 4,71 miliardi: Agrigento −19,4 milioni; Ragusa −25,1 milioni; Messina −26,8 milioni; Caltanissetta −8,1 milioni; Enna −4,8 milioni; Trapani −15 milioni; Siracusa −11,3 milioni; Catania −18,2 milioni; Palermo −15,2 milioni. Il calo è generalizzato e non risparmia alcuna provincia.

Storicamente la Sicilia rappresenta una delle aree più esposte al “credit crunch” (restrizione del credito), fenomeno che descrive la ritrosia degli istituti bancari a concedere finanziamenti in contesti percepiti come rischiosi. Negli anni Ottanta e Novanta una parte rilevante delle sofferenze bancarie derivò da prestiti concessi con eccessiva disinvoltura a imprese decotte o condizionate da interferenze politico-criminali, generando fallimenti di banche locali e irrigidimento dei criteri di valutazione.
Con l’introduzione degli Accordi di Basilea*, in particolare Basilea 2* e Basilea 3* (standard internazionali del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria volti a rafforzare i requisiti patrimoniali e la gestione del rischio), il sistema ha adottato modelli quantitativi e algoritmi di rating per misurare la bancabilità delle imprese. L’obiettivo era superare la discrezionalità e migliorare la qualità del credito. Tuttavia l’applicazione rigida di parametri standardizzati ha spesso penalizzato le realtà di minori dimensioni, meno patrimonializzate e più dipendenti dal credito bancario tradizionale.
Sul piano normativo nazionale, il Fondo centrale di garanzia per le Pmi, riformato negli ultimi anni e potenziato durante la pandemia, avrebbe dovuto attenuare l’asimmetria nell’accesso ai finanziamenti attraverso la copertura pubblica di una quota del rischio. Parallelamente l’Unione europea ha introdotto nuove regole sulla classificazione dei crediti deteriorati (Npl, Non Performing Loans, prestiti non performanti) e sull’adeguatezza patrimoniale, imponendo maggiore prudenza agli intermediari. La giurisprudenza italiana più recente in materia di responsabilità bancaria e concessione abusiva del credito ha inoltre rafforzato l’attenzione verso la sostenibilità dei finanziamenti erogati.
Nonostante tali correttivi, i dati 2025 confermano un divario strutturale. Le grandi aziende continuano a beneficiare di flussi finanziari più consistenti, mentre le imprese sotto i 20 dipendenti subiscono una contrazione del credito anche nelle aree dove l’economia mostra segnali di vitalità. La dinamica siciliana evidenzia una crescita aggregata che non si traduce in un sostegno diffuso al tessuto imprenditoriale minore.
Il risultato è un sistema ancora segnato da un doppio binario nella valutazione del merito creditizio. Da un lato imprese strutturate e con maggiori garanzie reali; dall’altro micro e piccole attività che, pur sane, incontrano ostacoli nell’accesso ai finanziamenti per investimenti e liquidità. La questione assume rilievo strategico in una regione che storicamente sconta fragilità economiche ma che negli ultimi anni ha registrato incrementi percentuali del Pil superiori ad alcune aree del Centro-Nord.
Resta aperto l’interrogativo sulle politiche allocative degli istituti di credito, sull’efficacia delle garanzie pubbliche e sulla coerenza tra vigilanza prudenziale e sostegno allo sviluppo territoriale. In assenza di un riequilibrio tra esigenze di stabilità finanziaria e supporto all’economia reale, il rischio è che la crescita complessiva degli impieghi non si traduca in un effettivo rafforzamento del sistema produttivo diffuso.
* Gli Accordi di Basilea (città sul fiume Reno nella parte nord-ovest della Svizzera, nei pressi dei confini con la Francia) rappresentano un insieme di standard internazionali elaborati dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (presso la Banca dei Regolamenti Internazionali) con l’obiettivo di rafforzare la stabilità del sistema finanziario globale, obbligando le banche a mantenere un livello adeguato di capitale in relazione ai rischi assunti e risorse liquide sufficienti per resistere a situazioni di stress. Gli standard internazionali del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (BCBS) non sono vincolanti a livello globale (come confermato dallo statuto del Comitato e da varie fonti), ma vengono regolarmente recepiti e resi obbligatori nell’UE attraverso direttive e regolamenti, garantendo così la loro effettiva applicazione cogente alle banche europee.
- Basilea I (1988) ha introdotto per la prima volta un requisito minimo di capitale pari all’8% delle attività ponderate per il rischio, concentrandosi esclusivamente sul rischio di credito con una ponderazione semplice e uniforme delle esposizioni.
- Basilea II (implementata gradualmente intorno al 2007-2008) ha reso il sistema molto più sensibile al rischio effettivo, articolandosi su tre pilastri:
- requisiti minimi di capitale più precisi (che includono anche rischio di mercato e soprattutto rischio operativo);
- un controllo prudenziale rafforzato da parte delle autorità di vigilanza;
- maggiore disciplina di mercato grazie a obblighi di trasparenza e informativa pubblica.
- Basilea III (varata a partire dal 2010 in risposta alla crisi finanziaria del 2007-2008) ha ulteriormente inasprito le regole: ha aumentato sia la quantità che la qualità del capitale richiesto (con enfasi sul capitale ordinario di migliore qualità), introdotto limiti alla leva finanziaria, e soprattutto ha stabilito due indicatori chiave di liquidità (il Liquidity Coverage Ratio – LCR per coprire uscite nette a 30 giorni in scenario di stress e il Net Stable Funding Ratio – NSFR per garantire un funding stabile nel medio-lungo termine), al fine di evitare che le banche restino prive di liquidità durante le crisi.
Questi principi sono stati recepiti nell’Unione Europea attraverso normative come il Regolamento CRR e la Direttiva CRD IV (e successive evoluzioni). Di conseguenza, il costo del credito per le imprese è diventato più strettamente legato al loro rating di credito (o alla valutazione interna del rischio da parte della banca): aziende con rating più bassi richiedono alle banche un capitale regolamentare maggiore, rendendo i prestiti più cari o difficili da ottenere rispetto a imprese con profili di rischio più solidi. In sintesi, l’evoluzione da Basilea I a Basilea III ha progressivamente spostato il sistema da regole rigide e approssimative verso un quadro più sofisticato, risk-sensitive (credito sensibile al rischio) e orientato alla prevenzione di crisi sistemiche.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









