Corruzione e appalti pubblici. Indagini a Roma e Milano. L’Italia arretra sulla corruttela. Nuove norme europee impongono una revisione legislativa

Perquisizioni anche al Ministero della Difesa e 26 indagati in un sistema sospetto legato agli appalti informatici. Il calo nell’indice di Transparency International e la direttiva UE riaprono il dibattito sull’abuso d’ufficio e sulla tenuta del sistema anticorruzione italiano

Sintesi

Le inchieste giudiziarie sugli appalti informatici coinvolgono ministeri e grandi società pubbliche evidenziando un presunto sistema illecito basato su fondi neri e corruzione. Il nuovo rapporto di Transparency International segnala un peggioramento della percezione della corruzione in Italia con un calo del punteggio e della posizione globale. La direttiva approvata dal Parlamento europeo impone il ripristino del reato di abuso d’ufficio mettendo in discussione le recenti scelte legislative italiane. Le dichiarazioni del presidente Anac sottolineano un declino progressivo e la necessità di rafforzare i presidi anticorruzione. Il fenomeno viene collegato anche all’espansione delle organizzazioni criminali che privilegiano la corruzione rispetto alla violenza.

Articolo

L’evoluzione delle indagini sugli appalti informatici in Italia delinea un quadro complesso e inquietante, in cui si intrecciano interessi economici, relazioni istituzionali e presunti meccanismi corruttivi. L’inchiesta coordinata dalla Procura di Roma rappresenta il secondo sviluppo investigativo dopo il procedimento avviato nell’ottobre 2024 su Sogei, società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Al centro del fascicolo emergono ipotesi di reato che includono corruzione, riciclaggio, autoriciclaggio, turbativa d’asta e traffico di influenze illecite, con un totale di 26 persone iscritte nel registro degli indagati tra cui dirigenti, imprenditori e ufficiali militari.

L’attività investigativa, condotta dalla Guardia di Finanza, ha portato a perquisizioni anche presso il Ministero della Difesa, elemento che conferma la rilevanza strategica delle commesse sotto osservazione. L’indagine ha preso impulso anche da segnalazioni interne allo stesso dicastero, che avrebbe individuato anomalie nei processi di assegnazione degli appalti. Secondo gli atti giudiziari, si sarebbe strutturato un sistema illecito orientato alla creazione di fondi occulti attraverso fatturazioni fittizie e operazioni di riciclaggio, con l’obiettivo di alimentare flussi di denaro destinati a tangenti.

Figura centrale dell’impianto accusatorio è l’imprenditore Francesco Dattola, ritenuto amministratore di fatto di una società privata e descritto come promotore di un articolato meccanismo di monetizzazione illegale. Accanto a lui emerge il ruolo di Antonio Spalletta, indicato come intermediario capace di incidere sui processi decisionali della Pubblica amministrazione. Il sistema, secondo gli inquirenti, avrebbe consentito di orientare appalti in ambito digitale coinvolgendo grandi realtà pubbliche e strategiche come Terna, Rete Ferroviaria Italiana e il Polo Strategico Nazionale, oltre a rapporti con multinazionali del settore tecnologico come Red Hat e collaborazioni con Leonardo.

Le commesse oggetto di verifica superano complessivamente il miliardo di euro e comprendono una gara da 400 milioni con RFI, una da oltre 213 milioni con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, oltre a forniture per il cloud pubblico e contratti con Terna. In alcuni casi, gli investigatori ipotizzano l’acquisizione anticipata di documenti riservati, come capitolati tecnici, allo scopo di alterare la concorrenza e condizionare gli esiti delle gare.

Il contesto nazionale evidenzia un peggioramento anche sul piano della percezione della corruzione. Il rapporto pubblicato da Transparency International registra per l’Italia un punteggio pari a 53 su 100 nel CPI (Corruption Perceptions Index, Indice di percezione della corruzione), con una collocazione al 52° posto su 182 Paesi monitorati. Il dato segna un arretramento rispetto agli anni precedenti e interrompe un trend di miglioramento iniziato nel 2012. Nel confronto europeo, l’Italia si posiziona al 19° posto nell’Unione Europea e al 31° tra i Paesi OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).

Il presidente dell’ANAC, Giuseppe Busia, ha definito la situazione come “un lento ma rapido declino”, sottolineando il peso della recente depenalizzazione dell’abuso d’ufficio e l’assenza di una normativa organica sul lobbying (attività di rappresentanza di interessi) e sul conflitto di interessi. Secondo Busia, tali lacune normative avrebbero indebolito il sistema di prevenzione.

Sul piano europeo, il 26 marzo 2026 il Parlamento europeo ha approvato una direttiva anticorruzione che impone agli Stati membri di rafforzare gli strumenti repressivi e preventivi, includendo l’obbligo per l’Italia di reintrodurre il reato di abuso d’ufficio. La misura mira a contrastare il traffico di influenze illecite e gli abusi di potere nella pubblica amministrazione, riaprendo un confronto politico interno particolarmente acceso.

Parallelamente, anche la Magistratura milanese ha avviato accertamenti su presunte tangenti legate ai servizi digitali per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, ampliando il perimetro delle indagini e confermando come il settore tecnologico e delle infrastrutture digitali rappresenti oggi uno degli ambiti più esposti al rischio corruttivo.

Le analisi istituzionali collegano inoltre la diffusione della corruzione all’espansione delle organizzazioni criminali. Il Procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha evidenziato come la corruzione, pubblica e privata, rappresenti uno strumento più efficace della violenza per consolidare poteri illegali. In questo scenario, il rafforzamento della trasparenza, della responsabilità amministrativa e dei controlli appare determinante per invertire una tendenza che, secondo gli osservatori, rischia di compromettere la credibilità del sistema Paese.

Nota

In ottemperanza al diritto di cronaca tutelato dalla Costituzione, si precisa che, dato lo stadio di indagini in corso, ogni persona eventualmente coinvolta è da considerarsi innocente fino a una sentenza definitiva che accerti la sua colpevolezza.