Chiara Rozzi, dalla pittura nata per gioco alla prima mostra: “Ho scoperto un linguaggio che non sapevo di avere”

Durante la pandemia un pennello, qualche tutorial e tanta curiosità sono diventati il punto di partenza di un viaggio artistico. […]

Durante la pandemia un pennello, qualche tutorial e tanta curiosità sono diventati il punto di partenza di un viaggio artistico. Oggi, dopo cinque anni di ricerca personale, Chiara Rozzi inaugura la sua prima mostra

Ci sono passioni che arrivano senza essere programmate. Nascono quasi per caso, come un gesto per riempire un tempo sospeso, e lentamente diventano una parte importante della propria vita.

È questa la storia di Chiara Rozzi, che durante il periodo della pandemia ha iniziato ad avvicinarsi alla pittura seguendo tutorial e sperimentando semplicemente per curiosità. All’inizio era un gioco, un modo per distrarsi e dare forma alle emozioni di quei giorni difficili. Poi, pennellata dopo pennellata, quella ricerca personale è diventata qualcosa di molto più profondo.

Oggi Chiara arriva alla sua prima mostra, un momento che nasce anche dall’incoraggiamento delle persone che le sono vicine.

«All’inizio erano gli altri a dirmi: “Falla, organizza una mostra”. Io quasi non ci credevo – racconta –. Dipingevo perché mi piaceva, senza pensare che potesse diventare qualcosa da condividere con il pubblico. Poi ho capito che questa cosa mi apparteneva davvero».

La sua pittura nasce dall’istinto e dalla ricerca. Chiara racconta di non amare la ripetizione: non realizza lo stesso soggetto in maniera seriale, ma cerca ogni volta un’immagine capace di comunicarle qualcosa.

«Mi sono chiesta spesso perché scelgo proprio un’immagine e non un’altra. Cosa mi porta verso un colore, una forma, una sensazione. È una domanda alla quale ancora oggi cerco di dare una risposta».

Un aspetto curioso del suo percorso riguarda proprio il rapporto tra opera e osservatore. Chiara ha sperimentato che, davanti ai suoi acquerelli, persone diverse scelgono immagini diverse, spesso senza coincidere mai nella preferenza.

«Ho provato a chiedere a gruppi di persone quale opera li colpisse di più. Nessuno sceglieva mai lo stesso lavoro. Questo mi ha fatto capire che ogni immagine parla in modo diverso a ciascuno di noi».

La mostra rappresenta quindi non soltanto un traguardo, ma anche una nuova fase. L’artista non cerca una semplice approvazione esterna, ma desidera comprendere il dialogo che può nascere tra le sue opere e chi le osserva.

«Forse all’inizio volevo fare questa mostra anche per accontentare chi mi incoraggiava. Oggi invece sento che è un passo importante per me, perché ho scoperto quanto mi piace creare».

Cinque anni dopo quel primo approccio davanti a un tutorial, Chiara Rozzi guarda alla pittura con occhi diversi: non più come un passatempo nato in un periodo difficile, ma come uno spazio personale di libertà e conoscenza.

La sua prima mostra diventa così il racconto di una scoperta: a volte un talento non arriva annunciandosi, ma entra nella nostra vita lentamente, quasi in silenzio, fino a diventare una nuova forma di espressione.

L’inaugurazione si terrà oggi alle ore 20, presso la Chiesa di San Giuseppe, Piazza IX Aprile.

Sarà possibile visitare la mostra dal 30 luglio al 13 agosto.

Mariella Musso©Tutti i diritti riservati