Ceuta, stima di 49.000 ingressi e almeno 19 morti. Esercito al Tarajal e scontro Italia-Spagna su Schengen

La più grave crisi migratoria vissuta dalla città dal 2021 ha travolto il sistema di accoglienza, riaperto il confronto sui respingimenti in mare e provocato una dura frattura diplomatica tra Roma e Madrid (video)

Sintesi

Nei giorni precedenti al 30 luglio 2026, Ceuta aveva già registrato circa 1.500 arrivi in una settimana, prevalentemente via mare, mentre i centri destinati agli adulti e ai minori avevano superato ampiamente la loro capacità. La situazione ha assunto dimensioni eccezionali quando migliaia di persone si sono concentrate a Fnideq e hanno raggiunto il territorio spagnolo a nuoto, costeggiando il frangiflutti del Tarajal oppure attraversando i varchi terrestri.

Nelle 24 ore comprese tra il 30 e il 31 luglio, il ministero dell’Interno spagnolo ha stimato 49.000 ingressi, dei quali almeno 7.000 riguarderebbero minori. Il bilancio è salito ad almeno 19 morti, portando a 45 i corpi recuperati nelle acque di Ceuta dall’inizio del 2026. Migliaia di persone hanno trascorso la notte nelle strade o nelle vicinanze delle strutture ormai sature.

Madrid ha disposto l’intervento dell’Esercito e ulteriori rinforzi di polizia, mentre a Melilla è stato chiuso il valico di Beni Enzar dopo altri tentativi di ingresso. Pedro Sánchez ha programmato per il 31 luglio una visita al Tarajal e una riunione di coordinamento con le autorità locali e i responsabili della sicurezza.

La crisi ha riacceso il confronto sulle recenti decisioni del Tribunale Supremo che hanno escluso i respingimenti immediati per chi viene intercettato in mare. Il Partito popolare ha presentato una proposta per estendere il regime speciale anche agli attraversamenti marittimi, mentre restano da garantire l’esame individuale delle posizioni, la protezione internazionale e i diritti dei minori.

Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno collegato l’emergenza alla regolarizzazione spagnola e ipotizzato il ripristino dei controlli con la Spagna. Madrid ha convocato l’ambasciatore italiano, contestando quelle dichiarazioni. La misura approvata dal Governo spagnolo, tuttavia, non concede la cittadinanza e riguarda soltanto persone presenti nel Paese prima del 1 gennaio 2026, escludendo quindi i nuovi arrivati a Ceuta.

Articolo

Ceuta (città autonoma spagnola situata sulla costa dell’Africa settentrionale, affacciata sullo Stretto di Gibilterra e confinante con il Marocco) rappresenta, insieme a Melilla, uno dei soli confini terrestri tra l’Unione europea e il continente africano. La sua posizione ha assunto nei secoli un rilevante valore militare, commerciale e geopolitico. Il territorio è passato sotto il controllo portoghese il 21 agosto 1415 ed è rimasto legato alla Corona spagnola dopo la separazione tra Spagna e Portogallo, situazione riconosciuta dal Trattato di Lisbona del 1668. Nel 1995 ha ottenuto il proprio Statuto di autonomia, mentre Rabat (capitale del Marocco) continua a rivendicarne la sovranità.

Il confine del Tarajal (spiaggia e valico meridionale di Ceuta lungo la frontiera ispano-marocchina) è già stato scenario di gravi tragedie. Il 6 febbraio 2014 circa 200 persone provenienti dall’Africa subsahariana hanno tentato di aggirare a nuoto il frangiflutti. Almeno 14 sono morte, mentre altre ricostruzioni hanno indicato 15 vittime. La vicenda giudiziaria riguardante 16 appartenenti alla Guardia Civil è stata archiviata, ma il Tribunale costituzionale spagnolo ha successivamente ammesso il ricorso presentato da alcune organizzazioni contro la chiusura del procedimento.

Un’altra crisi è esplosa nel maggio 2021, quando circa 10.000 persone sono entrate nell’enclave in pochi giorni. Quell’episodio è maturato durante lo scontro diplomatico provocato dall’accoglienza in Spagna, per cure mediche, di Brahim Ghali (presidente della Repubblica araba saharawi democratica e leader del Fronte Polisario, movimento che rivendica l’indipendenza del Sahara Occidentale). La riduzione dei controlli marocchini è stata allora interpretata come una risposta politica di Rabat, mentre gran parte degli adulti è stata rimandata indietro e circa 700 minori non accompagnati sono rimasti nella città.

La nuova emergenza è cresciuta progressivamente nel luglio 2026. Prima dell’ondata principale, Juan Jesús Vivas (presidente di Ceuta ed esponente del PP, Partido Popular, Partito popolare spagnolo) aveva denunciato l’arrivo di circa 1.500 persone in una settimana, con una media vicina a 300 ingressi giornalieri. Aveva inoltre affermato che le strutture per i minori lavoravano al 2.400% della capacità disponibile e aveva chiesto una risposta unica e coordinata dello Stato.

Il CETI (Centro de Estancia Temporal de Inmigrantes, Centro di soggiorno temporaneo per immigrati) dispone formalmente di 512 posti. Il 30 luglio ospitava già circa 800 persone, mentre più di 1.000 aspettavano all’esterno. Altri migranti si erano sistemati nelle strade, nei parchi, nei capannoni e nelle abitazioni di familiari residenti, mentre la città aveva riaperto strutture emergenziali destinate ai minorenni.

Nella mattinata del 30 luglio la pressione si è trasformata in un movimento di massa. Migliaia di persone si sono radunate a Fnideq, chiamata anche Castillejos (comune marocchino della regione Tangeri-Tétouan-Al Hoceïma, vicino alla frontiera spagnola). Tra loro vi erano soprattutto giovani, ma anche donne, famiglie con bambini e persone con difficoltà motorie. Numerosi gruppi hanno raggiunto la costa passando dalle colline, hanno acquistato salvagenti e camere d’aria oppure si sono lanciati in mare senza adeguati strumenti di protezione.

Alcuni hanno nuotato intorno alle barriere marittime, altri hanno costeggiato il frangiflutti e ulteriori gruppi hanno attraversato varchi terrestri. Le forze marocchine hanno inizialmente faticato a contenere la folla e hanno poi rafforzato i presidi impiegando anche mezzi con cannoni ad acqua. Nelle ore notturne sono avvenuti scontri, sono stati lanciati sassi e sono stati incendiati un autobus e diversi veicoli. Le attività commerciali hanno anticipato la chiusura e il traffico è rimasto paralizzato.

Le prime valutazioni diffuse durante il 30 luglio oscillavano tra 1.500 e 3.000 ingressi, ma riguardavano soltanto la fase iniziale o i 10 giorni precedenti. La mattina successiva il ministero dell’Interno ha stimato che circa 49.000 persone avessero raggiunto Ceuta via terra e via mare nelle ultime 24 ore. Due fonti ministeriali hanno indicato che almeno 7.000 sarebbero minori. Si tratta di una valutazione preliminare e quindi ancora suscettibile di aggiornamenti.

Il confronto con la popolazione residente rende evidente la portata dell’evento. L’Istituto nazionale di statistica spagnolo ha censito 83.567 abitanti, perciò i 49.000 ingressi stimati corrispondono a circa il 59% dei residenti della città. Migliaia di persone hanno vagato senza una destinazione precisa o hanno dormito all’aperto, mentre una parte ha cominciato a tornare spontaneamente verso il Marocco.

Il costo umano è stato particolarmente grave. Alle 10:30 del 31 luglio le fonti di polizia citate dalla televisione pubblica spagnola avevano confermato il recupero di almeno 19 corpi. Le prime verifiche hanno indicato come probabile causa la morte per annegamento. Il bilancio ha portato a 45 le persone trovate senza vita nelle acque di Ceuta dall’inizio del 2026, delle quali 26 soltanto nel mese di luglio. Sono proseguite le autopsie e le ricerche in mare, pertanto il numero potrebbe ancora variare.

Il Governo centrale ha inviato circa 200 appartenenti alle Forze di polizia e 60 militari, collocando reparti dell’Esercito nei pressi degli accessi dal Tarajal per affiancare la Guardia Civil, regolare i movimenti e impedire che la folla si disperdesse senza controllo. A Melilla (città autonoma spagnola sulla costa nordafricana, circa 400 chilometri a est di Ceuta) il valico di Beni Enzar è rimasto chiuso dopo un tentativo analogo, durante il quale sarebbero entrate tra 300 e 400 persone.

Pedro Sánchez (presidente del Governo spagnolo e segretario generale del PSOE, Partido Socialista Obrero Español, Partito socialista operaio spagnolo) ha fissato per le 11:40 del 31 luglio un incontro con le forze di sicurezza al confine e per le 12:15 una riunione nel Palazzo dell’Assemblea. Alla missione ha partecipato Fernando Grande-Marlaska (ministro dell’Interno spagnolo, indipendente nell’area socialista), insieme ai responsabili locali, alla Polizia nazionale, alla Guardia Civil, alla Croce Rossa e alla direzione del centro di accoglienza.

Uno dei punti più discussi riguarda la sentenza 814/2026, pronunciata dal Tribunale Supremo il 29 giugno. La decisione è nata dal ricorso di un cittadino algerino intercettato dopo essere entrato a nuoto. I Giudici hanno stabilito che il regime speciale delle devoluciones en caliente (respingimenti immediati alla frontiera) previsto per Ceuta e Melilla può essere applicato, secondo il testo attualmente vigente, quando una persona tenta di superare elementi di contenimento del confine. Chi viene fermato in mare senza avere oltrepassato tali strutture deve invece essere sottoposto alla procedura ordinaria, con valutazione individuale e possibilità di chiedere protezione internazionale.

Una diversa decisione, la sentenza 868/2026 dell’8 luglio, ha riguardato il Regolamento sugli stranieri approvato nel 2024. Il Tribunale Supremo ne ha annullato soltanto alcuni passaggi, mantenendo valida l’impostazione generale e rafforzando, tra gli altri aspetti, l’obbligo di assistenza immediata ai possibili minori stranieri non accompagnati. Le 2 pronunce affrontano quindi materie collegate, ma non coincidenti.

Il gruppo parlamentare popolare ha depositato il 16 luglio la proposta di legge organica 122/000298, ammessa all’esame della Camera il 23 luglio e pubblicata il 27 luglio. Il progetto consentirebbe il respingimento di chi venga individuato o intercettato durante un tentativo di ingresso irregolare lungo il confine terrestre o marittimo. Il testo richiama comunque il rispetto dei diritti umani, della protezione internazionale, del diritto dell’UE (Unione europea) e del principio di non respingimento verso luoghi nei quali la persona rischi persecuzioni o trattamenti disumani.

Ogni modifica dovrà inoltre coordinarsi con il Patto europeo su migrazione e asilo, adottato nel 2024 e applicabile dal 12 giugno 2026. Il nuovo quadro disciplina l’identificazione alle frontiere, le procedure di asilo, la responsabilità degli Stati e i meccanismi di solidarietà, ma non elimina la necessità di verificare le condizioni individuali e le vulnerabilità, soprattutto quando sono coinvolti minori o possibili richiedenti protezione.

Le cause immediate dell’ondata non risultano ancora definitivamente accertate. Le Autorità spagnole ritengono che reti di traffico di persone abbiano sfruttato e diffuso una lettura semplificata della sentenza sui respingimenti in mare. Il Marocco ha attribuito le mobilitazioni a organizzazioni criminali, negando di averle incoraggiate. Altri osservatori hanno richiamato la disoccupazione giovanile, la mancanza di prospettive, le informazioni circolate sui social network e il desiderio di raggiungere parenti già residenti in Europa.

Sul piano diplomatico, l’episodio è avvenuto dopo il riavvicinamento tra Madrid (capitale della Spagna) e l’Algeria (Paese del Nord Africa in contrasto con il Marocco soprattutto sul Sahara Occidentale). È stata quindi avanzata l’ipotesi che Rabat abbia ridotto la vigilanza per esercitare pressione sul Governo spagnolo, come accaduto nel 2021. Non sono però emerse prove conclusive di una scelta deliberata delle Autorità marocchine e l’esecutivo spagnolo ha continuato a parlare di collaborazione tra i 2 Paesi.

La crisi ha prodotto anche uno scontro con Roma. Giorgia Meloni (presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia) ha collegato gli ingressi alla politica migratoria spagnola e ha prospettato misure straordinarie, compreso il ripristino dei controlli. Antonio Tajani (vicepresidente del Consiglio, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia) ha dichiarato di essere favorevole alla “chiusura dello spazio Schengen con la Spagna”, sostenendo che Madrid avrebbe assegnato la cittadinanza a più di 500.000 persone irregolari.

Il riferimento alla cittadinanza non corrisponde, tuttavia, al contenuto del provvedimento spagnolo. La regolarizzazione approvata il 14 aprile consente di ottenere un’autorizzazione iniziale di residenza e lavoro della durata di 1 anno. È riservata a chi si trovava già nel Paese prima del 1 gennaio 2026, vi era rimasto ininterrottamente per almeno 5 mesi, non aveva precedenti penali e non rappresentava una minaccia per la sicurezza o la salute pubblica. Chi è appena arrivato a Ceuta non può quindi accedervi.

José Manuel Albares (ministro degli Esteri spagnolo ed esponente socialista) ha reagito convocando Giuseppe Buccino Grimaldi (ambasciatore italiano in Spagna) e ha giudicato le parole provenienti dall’Italia incompatibili con la solidarietà richiesta tra Stati amici e partner europei. La protesta è stata indirizzata a Roma, mentre Madrid ha continuato a mantenere aperto il coordinamento con il Marocco per il controllo del confine e per i rimpatri eseguiti attraverso procedure regolari.

Sul piano giuridico, nessun Governo nazionale può espellere unilateralmente un altro Paese dallo spazio Schengen. L’Italia potrebbe ristabilire temporaneamente controlli alle proprie frontiere interne soltanto davanti a una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza, motivando necessità e proporzionalità della misura e informando le istituzioni europee e gli altri Stati. Il Codice frontiere Schengen, aggiornato nel 2024, considera il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne una misura eccezionale, proporzionata e utilizzabile soltanto come ultima risorsa, non uno strumento con cui sospendere automaticamente la partecipazione della Spagna allo spazio Schengen.

Ceuta si è così ritrovata al centro di 3 crisi sovrapposte: una tragedia umanitaria causata dai morti e dalle persone esposte al mare, un’emergenza organizzativa che ha travolto una città di poco più di 83.000 abitanti e un conflitto politico europeo sulle modalità con cui conciliare controllo delle frontiere, procedure di rimpatrio e protezione dei diritti fondamentali. La dimensione reale degli ingressi e il bilancio definitivo delle vittime dovranno essere consolidati nelle prossime ore.