
Sintesi
La cronologia parte dal 3 aprile 2026, quando a Catania un 56enne, padre del 30enne arrestato oggi in un altro procedimento, avrebbe accoltellato in strada l’ex moglie nel rione Picanello dopo essere stato scarcerato l’8 marzo, con la donna sopravvissuta dopo delicati interventi chirurgici. Il figlio 30enne, stamani 3 luglio 2026, ancora a Catania, è stato arrestato dalla Polizia di Stato accusato di avere tentato di uccidere la compagna, picchiandola e cercando di strangolarla dopo avere preteso che interrompesse una videochiamata e consegnasse il cellulare. Il 10 giugno ad Avola un 67enne avrebbe aggredito con un’ascia l’attuale compagno dell’ex moglie, colpendolo agli arti superiori durante una lite in strada. Il 1 luglio a Civitanova Marche Marco Pennesi, 62 anni, è stato trovato morto nella sua abitazione e la compagna Isabella Di Mattia ha ammesso di averlo ferito, sostenendo però di essersi difesa durante un violento contrasto. Le vicende restano distinte e sottoposte alle verifiche dell’Autorità giudiziaria, ma raccontano una stessa area di rischio, fatta di controllo, gelosia, conflitti familiari, precedenti segnali di violenza e rapporti affettivi trasformati in luoghi di pericolo.

Sintesi
Riguardo al primo fatto , in ordine cronologico, si deve partire dal 3 aprile 2026 quando anche il padre del 30enne arrestato oggi a Catania, di 56 anni, che era stato scarcerato l’8 marzo, dopo un mese aveva aggredito l’ex moglie di 51 anni nel rione Picanello, raggiungendola in strada a bordo di uno scooter e colpendola con un coltello davanti a un’attività commerciale. La donna avrebbe cercato riparo nel negozio, ma sarebbe stata inseguita e ferita con diversi fendenti. I Carabinieri hanno poi rintracciato il presunto aggressore nello stesso quartiere e lo hanno sottoposto ai primi rilievi, isolando tracce di sangue dagli indumenti per le successive analisi. La vittima, soccorsa in condizioni gravi, fu trasferita all’ospedale Cannizzaro e sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza, con il coinvolgimento di specialisti di chirurgia generale, toracica e vascolare, prima del successivo trasferimento al Centro Cuore Morgagni per la necessità di ulteriori cure cardiochirurgiche.

L’episodio ha avuto una sorta di seguito familiare. Stamani 3 luglio 2026, il figlio del 56enne coinvolto nella vicenda di aprile, un 30enne, è stato arrestato dai poliziotti delle Volanti per il tentato omicidio della compagna. La tragedia sfiorata sarebbe avvenuta in casa, mentre la donna era in videochiamata con alcune amiche. Proprio loro, assistendo in diretta all’inizio dell’aggressione, hanno allertato i soccorsi. Secondo la ricostruzione della Polizia di Stato, l’uomo sarebbe entrato nella stanza pretendendo che la compagna interrompesse la telefonata e gli consegnasse il cellulare. Al rifiuto della donna sarebbe nata una lite verbale, poi degenerata in calci, pugni e nel tentativo di strangolamento.
La sala operativa della Questura è stata avvisata tramite il NUE 112. Gli agenti, entrati nell’abitazione, avrebbero trovato tracce di sangue in più stanze, mobili e oggetti rotti, mentre nella camera da letto il 30enne avrebbe finto di dormire. La vittima era in stato catatonico, con il volto tumefatto e lesioni evidenti. Soccorsa dal personale sanitario del 118, è stata portata al pronto soccorso, dove le sono stati riscontrati segni compatibili con un tentativo di strangolamento, la frattura delle ossa nasali e un trauma cranico con emorragia cerebrale.
Le indagini e le testimonianze hanno delineato, secondo gli investigatori, un quadro di violenza grave e ripetuta, alimentata da gelosia morbosa nei confronti della compagna, con la quale l’arrestato aveva una relazione da meno di un anno. Già a febbraio le Forze dell’ordine erano intervenute per un episodio analogo di violenza domestica. La Polizia scientifica ha eseguito rilievi biologici e fotografici nell’abitazione per raccogliere elementi utili alla prova. Nel 2023 il 30enne era stato destinatario di un ammonimento del Questore per violenze commesse contro l’ex moglie, mentre dalle verifiche sarebbero emersi altri episodi analoghi con precedenti partner.
Sul piano giudiziario, per il 30enne catanese la Procura ha proceduto per tentato omicidio nell’ambito dei reati legati alla violenza di genere. Il GIP dovrà convalidare l’arresto o il fermo e l’eventuale applicazione di misure cautelari. In casi come questo, la custodia in carcere viene valutata non solo in rapporto alla gravità delle ferite, ma anche alla possibile reiterazione della condotta, soprattutto quando nel passato risultano ammonimenti, interventi domestici e altri segnali di aggressività.
Il secondo episodio si colloca il 10 giugno ad Avola, dove un 67enne, già noto alle Forze dell’ordine per precedenti contro la persona e il patrimonio, è stato arrestato in esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal Tribunale di Siracusa. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri della Compagnia di Noto, l’uomo avrebbe aggredito con un’ascia l’attuale compagno dell’ex moglie durante una lite in strada, colpendolo più volte agli arti superiori. Gli investigatori ritengono che il movente sia riconducibile alla gelosia. La reazione della vittima e l’intervento di alcuni passanti avrebbero impedito conseguenze peggiori, mentre il ferito è stato accompagnato al pronto soccorso cittadino e l’indagato è stato trasferito nel carcere “Cavadonna” di Siracusa con l’accusa di tentato omicidio aggravato e porto abusivo di arma impropria.
La terza vicenda arriva il 1 luglio a Civitanova Marche, in provincia di Macerata, dove Marco Pennesi, 62 anni, è stato trovato morto nell’abitazione di viale Matteotti. La compagna Isabella Di Mattia di 33 anni è stata fermata con l’accusa di omicidio volontario. La donna avrebbe ammesso di avere ferito l’uomo con un coltello, ma avrebbe sostenuto davanti agli inquirenti: “Mi sono difesa”. La Procura di Macerata non ritiene al momento credibile in modo automatico la tesi della legittima difesa, poiché sul corpo della vittima sarebbero stati rilevati un fendente al braccio e 2 lesioni al cranio compatibili con un corpo contundente, forse un manubrio da palestra. Nell’appartamento sarebbero stati sequestrati un coltello sporco di sangue e altri oggetti utili alla ricostruzione, mentre autopsia e rilievi tecnici dovranno chiarire la dinamica.
Sempre nel caso marchigiano, dalle prime testimonianze sarebbe emerso un contesto di liti frequenti. Alcuni vicini avrebbero sentito rumori e urla nelle ore precedenti il ritrovamento del corpo, mentre la donna sarebbe stata trovata in stato confusionale. Le cronache descrivono una coppia conosciuta per contrasti ripetuti, forse aggravati dall’abuso di alcol e sostanze stupefacenti. Questo dato non definisce da solo la responsabilità penale, ma spiega perché la versione “Mi sono difesa” debba essere sottoposta a riscontri concreti, verificando tempi, ferite, oggetti sequestrati, testimonianze e condizioni effettive in cui si sarebbe svolta la lite.
Il contesto normativo italiano si è rafforzato negli ultimi anni. La legge 19 luglio 2019, n. 69, nota come “Codice rosso”, ha modificato il c.p. (codice penale) e il c.p.p. (codice di procedura penale), introducendo disposizioni per accelerare la trattazione dei procedimenti in materia di violenza domestica e di genere. La legge 24 novembre 2023, n. 168 ha poi previsto ulteriori strumenti di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne e alla violenza domestica, intervenendo anche sull’ammonimento del Questore. La legge 2 dicembre 2025, n. 181, entrata in vigore il 17 dicembre 2025, ha infine introdotto il delitto di femminicidio e altri interventi a tutela delle vittime.
Anche la giurisprudenza più recente invita a leggere questi fatti con attenzione, senza automatismi. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 197 del 2023, ha affrontato il tema degli omicidi maturati in contesti familiari segnati da violenze, prevaricazioni e reazioni difensive, chiarendo che la storia di abusi può incidere sulla valutazione giudiziaria, ma non basta da sola a riconoscere automaticamente la legittima difesa. Questo principio è particolarmente rilevante per il caso di Civitanova, dove l’ammissione del colpo e la frase “Mi sono difesa” dovranno essere misurate sui riscontri tecnici e testimoniali, non su una lettura emotiva o sommaria della vicenda.
I dati ISTAT confermano che la violenza nelle relazioni resta un fenomeno ampio e strutturale. Nel 2025 circa 6 milioni e 400mila donne tra 16 e 75 anni hanno dichiarato di avere subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita, pari al 31,9%. Tra le donne che hanno o hanno avuto un partner, il 12,6% ha subito violenza fisica o sessuale nella coppia, mentre dai partner emergono anche violenza psicologica ed economica. Questi numeri non sostituiscono le prove nei singoli processi, ma spiegano perché episodi come quelli di Catania, Avola e Civitanova non possano essere ridotti a semplici liti private. Sono vicende diverse, con responsabilità ancora da accertare nei modi previsti dalla legge, ma mostrano quanto controllo, possesso, gelosia e incapacità di accettare la fine o la crisi di una relazione possano diventare il terreno su cui maturano aggressioni, ferimenti e morte.
Immagine parzialmente realizzata con Ia.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









