Il caso Delmastro, avvocato e sottosegretario alla Giustizia appartenente al partito della Premier, si trasforma in un confronto politico e istituzionale all’interno della Commissione Antimafia e in Parlamento. L’inchiesta giudiziaria si concentra sui rapporti societari con la famiglia Caroccia e sui presunti collegamenti con ambienti criminali. Emergono dubbi su omissioni nella dichiarazione delle partecipazioni societarie e su possibili utilizzi impropri di fondi pubblici. Le Opposizioni chiedono audizioni e chiarimenti immediati mentre il Governo viene sollecitato a riferire. La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di indagini sul riciclaggio legato alla criminalità organizzata a Roma.

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La vicenda che coinvolge il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, avvocato ed esponente di Fratelli di Italia, si consolida come uno dei principali fronti di attrito politico-istituzionale, investendo direttamente la Commissione parlamentare Antimafia e generando un effetto a catena sul piano parlamentare e giudiziario. Il caso si intreccerebbe con le attività della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) e con l’inchiesta denominata “Affari di Famiglia” (conclusasi nel luglio 2020, ha svelato la struttura economica dell’impero del clan Senese, attivo nella capitale fondato da Michele Senese, detto ‘o Pazzo, di Afragola comune in provincia di Napoli, un mafioso membro della Camorra, fondatore e boss del citato clan), che ha documentato e definito con sentenze irrevocabili le modalità di riciclaggio riconducibili al boss Michele Senese nel settore della ristorazione nella zona sud di Roma.

Durante quell’inchiesta, nel 2020 venne arrestato Mauro Caroccia con l’accusa di intestazione fittizia di beni (reato che consiste nell’attribuire formalmente la proprietà di beni a soggetti terzi per occultarne la reale titolarità) con aggravante mafiosa. Successivamente, il 19 febbraio 2026, è intervenuta una condanna definitiva a 4 anni di reclusione. Nel 2024 nasce la società a responsabilità limitata “Le 5 Forchette”, partecipata da Delmastro con una quota del 25% insieme ad esponenti politici piemontesi e a Miriam Caroccia, figlia diciottenne di Mauro, nominata amministratrice unica. Nel novembre 2025, alla vigilia della pronuncia della Corte di Cassazione, il sottosegretario alla Gustizia cede le proprie quote per circa 5.000 euro.

Parallelamente, emergono elementi fotografici che ritraggono Delmastro insieme a Mauro Caroccia in contesti conviviali all’interno dei ristoranti, tra cui uno scatto risalente a gennaio 2026. La società risulta proprietaria del ristorante “Bisteccherie d’Italia” a Roma, attività finita sotto attenzione investigativa in quanto ritenuta, secondo l’ipotesi accusatoria della DDA, una possibile prosecuzione di schemi già utilizzati in precedenza per operazioni di riciclaggio.
Nel frattempo, gli uffici di Palazzo San Macuto, sede della Commissione Antimafia, acquisiscono la documentazione dell’indagine “Affari di Famiglia”. La presidente Chiara Colosimo ribadisce la volontà di proseguire gli approfondimenti sul fenomeno della criminalità organizzata e sul riciclaggio (processo attraverso il quale capitali di origine illecita vengono reinseriti nell’economia legale), pur senza fissare nell’immediato una data per l’audizione del sottosegretario.
Questa posizione alimenta la reazione delle Opposizioni. Il rappresentante del Partito Democratico in Commissione, Walter Verini, sollecita la convocazione dell’ufficio di presidenza per calendarizzare le audizioni, includendo necessariamente Delmastro. Più netta la posizione del Movimento 5 Stelle, con il senatore Luigi Nave che contesta la compatibilità tra la gravità dei fatti contestati e la difesa politica espressa dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Sul piano parlamentare si apre un ulteriore fronte con un’interrogazione urgente presentata da esponenti del Movimento 5 Stelle ai ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi. Il focus riguarda una cena documentata fotograficamente alla quale avrebbero partecipato, oltre a Delmastro, anche vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP, struttura del Ministero della Giustizia che gestisce il sistema carcerario) e la capo di gabinetto Giusi Bartolozzi. I parlamentari chiedono di accertare con tracciamenti contabili se siano stati utilizzati fondi pubblici o carte di credito istituzionali, escludendo qualsiasi impiego di risorse statali a beneficio di attività riconducibili, anche indirettamente, a contesti criminali.
Ulteriore elemento di rilievo riguarda la mancata comunicazione della partecipazione societaria da parte di Delmastro al Parlamento e al Ministero della Giustizia, circostanza che apre un filone di verifica su possibili omissioni dichiarative, rilevanti sotto il profilo della trasparenza e della correttezza istituzionale.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









