Caregiver familiari. La svolta possibile dopo ritardi storici: in corso un disegno di legge e una petizione

Petizioni, dati che devono, fanno riflettere e un disegno di legge in discussione segnano un momento decisivo per il riconoscimento dei caregiver h24 in Italia

Sintesi

In Italia milioni di persone assistono familiari non autosufficienti senza tutele né sostegni economici adeguati. Dopo decenni di attesa e numerosi tentativi legislativi falliti è ora in discussione un disegno di legge che introduce per la prima volta un riconoscimento formale e un contributo economico. Il provvedimento che ha avuto anche il parere favorevole della ministra per le Disabilità prevede risorse mai stanziate prima ma resta criticato per limiti nella platea e mancanza di servizi di supporto. Tuttavia incomprensibilmente il Governo ha escluso le poche associazioni dei caregiver dai lavori legislativi. In corso anche una petizione con già oltre diecimila firme il cui obbiettivo è di raggiungere le 20 mila necessarie per un riconoscimento del caregiver familiare come lavoratore. Il dibattito coinvolge Istituzioni, associazioni e Regioni mentre emergono dati sociali ed economici molto preoccupanti sulla condizione dei caregiver.

Articolo

Il caregiver (letteralmente “prestatore di cure”) è la persona che assiste, in modo continuativo e gratuito, un familiare, amico o congiunto non autosufficiente, con disabilità o affetto da malattie croniche. Non si tratta di un operatore professionale, ma di un pilastro affettivo e assistenziale che garantisce supporto quotidiano, spesso a scapito della propria vita personale.

La mobilitazione per il riconoscimento del caregiver familiare come lavoratore segna adeso una fase importante nel panorama sociale italiano, con una petizione nazionale che ha superato le diecimila adesioni e punta a raggiungere le ventimila firme per sollecitare l’intervento del Governo italiano e del Parlamento italiano. Il tema riguarda milioni di persone che assistono quotidianamente familiari non autosufficienti senza ricevere un riconoscimento giuridico né un sostegno economico adeguato, vivendo spesso condizioni di isolamento, precarietà e rischio psicologico come il burn out (sindrome da esaurimento psico fisico legata a stress prolungato).

Dal punto di vista normativo, la questione affonda le radici in un lungo percorso iniziato oltre trent’anni fa e mai concluso, nonostante numerosi tentativi parlamentari. Un primo riferimento giuridico è contenuto nella Legge 205/2017 che al comma 255 introduce una definizione di caregiver familiare, senza però tradursi in un sistema strutturato di tutele. Negli anni successivi si sono accumulati almeno diciannove disegni di legge tra Camera e Senato senza arrivare a un testo unificato, mentre nel 2022 la Commissione XII (Affari sociali) della Camera ha avviato un nuovo ciclo di lavori.

Il quadro aggiornato ad aprile 2026 mostra però un cambio di passo significativo, con un disegno di legge governativo attualmente in discussione alla Camera che punta a riconoscere formalmente la figura del caregiver, in particolare quello convivente e prevalente impegnato nell’assistenza a persone con disabilità gravissima. Il provvedimento introduce per la prima volta un sostegno economico diretto denominato Bonus Caregiver, fino a quattrocento euro mensili erogati su base trimestrale per chi possiede un ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) inferiore a quindicimila euro, con una copertura finanziaria pari a duecentocinquantasette milioni di euro prevista dalla legge di bilancio 2026. Il provvedimento ha avuto anche il parere favorevole della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli “Si tratta di un provvedimento atteso da anni dalle famiglie, che arriva dopo dieci anni e dopo trentuno tentativi falliti, frutto di un Tavolo di lavoro composto da più di 50 soggetti, che ringrazio per il prezioso lavoro che hanno svolto. Una legge, a tutele differenziate, che parte dal caregiver familiare convivente prevalente per riconoscere tutti i caregiver e il loro impegno e dare finalmente risposte concrete, con risorse certe stanziate in legge di bilancio: 257 milioni di euro, la copertura più elevata tra tutte quelle contenute nelle proposte di legge del passato. Da questo punto fermo, dal quale non si torna indietro, continuiamo a lavorare per migliorare proposte e misure”.

È inoltre prevista l’attivazione di una piattaforma INPS a partire da settembre 2026 per il censimento ufficiale dei caregiver e la gestione delle domande, con prime erogazioni attese tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Inspiegabilmente però, nel percorso di elaborazione della legge, il Governo ha lasciato fuori le esigue associazioni che rappresentano direttamente i caregiver familiari, includendo invece organizzazioni di colf, badanti e associazioni legate a patologie rare.

Sul piano istituzionale, il 2 aprile 2026 la Conferenza delle Regioni ha espresso parere favorevole al disegno di legge, sottolineando tuttavia alcune criticità rilevanti tra cui la platea dei beneficiari considerata troppo limitata, la natura esclusivamente economica delle misure e l’assenza di risorse destinate ai servizi territoriali e agli ATS (Ambiti Territoriali Sociali, strutture locali di gestione dei servizi sociali). Nella stessa data il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli ha definito il provvedimento un passaggio fondamentale dopo oltre trentuno tentativi falliti e più di dieci anni di lavoro istituzionale, evidenziando come rappresenti una base da cui sviluppare ulteriori miglioramenti.

Parallelamente, il dibattito sociale è alimentato da dati significativi che descrivono una realtà complessa e diffusa. Secondo l’ultimo censimento disponibile dell’ISTAT del 2018, i caregiver familiari in Italia sono circa sette milioni, con una netta prevalenza femminile pari a circa l’ottantanove per cento e una fascia d’età principale compresa tra i trentasei e i cinquantacinque anni. Oltre la metà svolge attività di assistenza continuativa per ventiquattro ore al giorno, mentre una quota rilevante ha dovuto ridurre o abbandonare il lavoro. Il Coordinamento Caregiver Familiari Uniti evidenzia inoltre l’esistenza di diverse tipologie di caregiver, tra cui il cosiddetto caregiver doppio impegnato nell’assistenza contemporanea di due persone.

Le condizioni economiche risultano spesso critiche, con una maggioranza priva di aiuti finanziari e con redditi estremamente bassi derivanti talvolta esclusivamente dalle prestazioni dell’assistito. Le difficoltà si riflettono anche sulla qualità della vita, con una significativa percentuale di caregiver incapace di sostenere spese essenziali o costretta a vendere beni personali, mentre studi e osservazioni segnalano una riduzione dell’aspettativa di vita fino a diciassette anni rispetto alla media, oltre al rischio di fenomeni estremi come l’omicidio-suicidio spesso classificato genericamente come gesto disperato. In questo contesto si inserisce anche l’azione delle associazioni e dei coordinamenti nazionali come il Coordinamento Caregiver Familiari Uniti che chiedono non solo il riconoscimento giuridico ma anche la costruzione di una rete integrata di servizi di assistenza in grado di alleggerire il carico quotidiano. Sul piano territoriale emergono iniziative locali come quella della Regione Piemonte dove è in fase di elaborazione una normativa regionale, segnale di una crescente attenzione istituzionale al tema.

Nonostante il passo avanti rappresentato dal disegno di legge in corso, restano aperte numerose questioni, tra cui la definizione precisa della platea dei beneficiari, il superamento della distinzione tra caregiver convivente e non convivente e l’integrazione tra sostegno economico e servizi di welfare (sistema di protezione sociale). Il rischio evidenziato da molti osservatori è che una normativa limitata possa non rispondere pienamente a un fenomeno sociale ampio e diversificato. La spinta dal basso attraverso petizioni e mobilitazioni continua quindi a rappresentare un elemento decisivo per accelerare il processo legislativo e garantire un riconoscimento pieno e dignitoso a una figura centrale ma a lungo invisibile del sistema assistenziale italiano.