Carburanti con picchi fino a 2,70 euro al litro: Sicilia e autostrade al centro dei nuovi aumenti

Si tratta dei prezzi più elevati rilevati in singoli distributori, molto superiori alle medie nazionali, cresciute dopo la conclusione degli sgravi fiscali e le tensioni sui mercati energetici

Sintesi

Dalla fine di febbraio 2026 le tensioni internazionali legate al conflitto con l’Iran e alle difficoltà di navigazione nello Stretto di Hormuz hanno spinto al rialzo le quotazioni del petrolio e dei prodotti raffinati. Per limitare l’impatto sui consumatori il Governo ha introdotto riduzioni temporanee delle accise, progressivamente diminuite fino alla loro conclusione il 3 luglio, mentre dal giorno successivo è stato ripristinato il livello ordinario della tassazione. Tra il 17 e il 18 luglio il Codacons ha rilevato i prezzi massimi comunicati dai singoli distributori, registrando a Milano benzina a 2,635 euro al litro e gasolio a 2,695 euro, a Pantelleria rispettivamente 2,499 e 2,599 euro e sulla A21 gasolio servito a 2,699 euro. Il 19 luglio i dati del Mimit hanno tuttavia indicato medie nazionali più basse, pari a 1,934 euro per la benzina e 2,089 euro per il gasolio in modalità autonoma, mentre in Sicilia sono risultate rispettivamente di 1,960 e 2,125 euro. I valori prossimi a 2,70 euro hanno quindi riguardato singoli impianti e non l’intera rete di distribuzione, ma l’aumento generale dei listini ha comunque aggravato le spese delle famiglie durante le partenze estive e ha spinto l’associazione dei consumatori a chiedere un nuovo taglio delle accise fino alla conclusione del controesodo.

Articolo

L’impennata dei carburanti ha riportato i prezzi alla pompa ai livelli più gravosi del 2026, facendo emergere differenze molto ampie tra le quotazioni medie e quelle applicate da alcuni impianti. Il valore di quasi 2,70 euro al litro non ha rappresentato il prezzo ordinariamente praticato in Italia, ma il limite massimo individuato in singole stazioni urbane e autostradali. Secondo il Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy, cioè prodotto in Italia), il 19 luglio la benzina in modalità self service (rifornimento autonomo) è costata mediamente 1,934 euro al litro sulla rete stradale nazionale e il gasolio 2,089 euro. In autostrada le medie sono salite rispettivamente a 2,023 e 2,161 euro.

L’origine dei rincari più recenti è stata collegata alla crisi energetica sviluppatasi dalla fine di febbraio, quando l’estensione delle operazioni militari contro l’Iran e le difficoltà nella navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio marittimo situato tra Iran e Oman e decisivo per il commercio petrolifero mondiale, hanno fatto aumentare le quotazioni internazionali. La Commissione europea ha rilevato un brusco rialzo dei prezzi di benzina, gasolio, gas di petrolio liquefatto e combustibili per il riscaldamento. Unem (Unione Energie per la Mobilità) aveva osservato già il 3 marzo che le tensioni avevano inciso soprattutto sui prodotti raffinati e avevano portato il greggio Brent (parametro petrolifero del Mare del Nord) prima intorno a 78 dollari e successivamente nell’intervallo compreso tra 82 e 83 dollari al barile.

Sul costo finale hanno influito anche le imposte. Dal 1° gennaio 2026 le accise su benzina e gasolio erano state uniformate a 672,90 euro ogni 1.000 litri. Per contenere le conseguenze della crisi, dal 19 marzo il Governo aveva approvato riduzioni temporanee, poi gradualmente ridimensionate. L’ultimo provvedimento aveva mantenuto fino al 3 luglio uno sconto di 50 euro ogni 1.000 litri, equivalente a 5 centesimi per litro prima dell’applicazione dell’Iva (imposta sul valore aggiunto), portando provvisoriamente l’aliquota a 622,90 euro. Dal 4 luglio l’aggiornamento dell’Adm (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) ha ripristinato il livello ordinario, contribuendo al successivo rialzo alla pompa insieme all’andamento delle quotazioni industriali.

Il sistema pubblico di rilevazione non è nato con l’attuale emergenza. L’obbligo per i gestori di comunicare i prezzi praticati risale all’articolo 51 della legge 99 del 2009. Il decreto-legge 5 del 14 gennaio 2023, convertito nella legge 23 del 10 marzo dello stesso anno, aveva poi rafforzato gli strumenti di trasparenza. Il Consiglio di Stato, con la sentenza 1.806 del 23 febbraio 2024, ha annullato soltanto la disposizione del decreto ministeriale del 31 marzo 2023 che imponeva l’aggiornamento quotidiano del cartello con il prezzo medio, giudicandola sproporzionata rispetto allo scopo perseguito. È rimasta invece operativa la raccolta delle comunicazioni inviate dagli esercenti e la pubblicazione giornaliera delle medie elaborate dal ministero.

La ricognizione pubblicata il 18 luglio dal Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) ha riguardato i prezzi massimi comunicati dagli impianti tra venerdì 17 e sabato 18 luglio. I dati relativi al rifornimento autonomo sono stati: a Milano benzina a 2,635 euro al litro e gasolio a 2,695 euro, mentre un secondo distributore dello stesso territorio ha venduto quest’ultimo a 2,442 euro; nell’omonima isola di Pantelleria (comune del libero consorzio comunale di Trapani) gasolio a 2,599 euro e benzina a 2,499 euro; a Ponza (comune insulare della provincia di Latina, nel Lazio) e all’Isola del Giglio (comune della provincia di Grosseto, in Toscana) gasolio a 2,399 euro; a Scafati (comune della provincia di Salerno, in Campania) 2,398 euro; a Stresa (comune della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte) 2,389 euro; a Procida (comune insulare della città metropolitana di Napoli, in Campania) 2,380 euro; a Simeri Crichi (comune della provincia di Catanzaro) 2,349 euro.

Sulla rete autostradale l’indagine ha considerato il prezzo in modalità servito (rifornimento effettuato dall’addetto). Il gasolio ha raggiunto 2,699 euro al litro sulla A21 Torino-Piacenza; 2,682 euro sulla A4 Venezia-Trieste; 2,609 euro sulla A22 Brennero-Modena. Per la benzina sono stati rilevati 2,549 euro sulla A21; 2,489 euro sulla A28; 2,449 euro sulle autostrade A1, A12 e A14. Questi importi sono stati condizionati anche dai maggiori costi di gestione e dalle concessioni autostradali, ma restano prezzi applicati da specifici punti vendita e non valori rappresentativi dell’intera tratta.

La Sicilia ha mostrato una situazione più onerosa rispetto alla media italiana, ma lontana dal caso eccezionale di Pantelleria. Il 19 luglio la media regionale è stata di 2,125 euro al litro per il gasolio autonomo e di 1,960 euro per la benzina, con il Gpl (gas di petrolio liquefatto) servito a 0,802 euro e il metano a 1,821 euro. Il prezzo particolarmente alto registrato sull’isola trapanese può essere ricondotto anche ai costi di trasporto, approvvigionamento e distribuzione propri delle isole minori, dove i volumi venduti sono più ridotti e la concorrenza risulta generalmente limitata.

Alle medie nazionali del 19 luglio, un pieno da 50 litri è costato circa 96,70 euro per un’automobile a benzina e 104,45 euro per una alimentata a gasolio. Nello stabilimento milanese che ha applicato 2,695 euro, lo stesso quantitativo è arrivato a 134,75 euro, con una differenza di 30,30 euro rispetto alla media nazionale del gasolio. Sulla A21, al prezzo di 2,699 euro, la spesa ha raggiunto 134,95 euro. L’effetto economico è risultato particolarmente rilevante nel periodo delle partenze estive, quando aumentano le percorrenze familiari e i rifornimenti lungo le autostrade.

L’associazione dei consumatori ha chiesto un nuovo abbattimento delle accise valido fino alla fine di agosto, così da attenuare le spese durante le vacanze e il controesodo. Un intervento fiscale potrebbe produrre un sollievo immediato, ma avrebbe conseguenze sulle entrate pubbliche e non eliminerebbe le cause internazionali del rincaro. Il confronto tra picchi e medie dimostra inoltre la necessità di verificare il prezzo esposto prima di rifornirsi, utilizzando i dati pubblici disponibili e valutando gli impianti collocati fuori dalle aree autostradali.