Sintesi
Entro fine aprile 2026 il Governo dovrà decidere se prorogare il taglio delle accise sui carburanti in base all’andamento dei prezzi e senza ricorrere al debito. Il calo recente di benzina e gasolio è legato alla tregua in Iran ma resta incerto. L’Unione europea esclude deroghe al Patto di stabilità mentre cresce il rischio di carenze energetiche legate allo Stretto di Hormuz. In Italia emergono criticità per autotrasporto e trasporto pubblico con richieste di nuovi sostegni. Negli Stati Uniti l’inflazione accelera per effetto dell’energia con impatti su consumi e politica monetaria. In Europa e Irlanda proteste e blocchi evidenziano una crisi diffusa dei carburanti con ripercussioni su economia e mobilità. Nel frattempo il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha collocato BTP a medio-lungo termine per un ammontare totale di 8 miliardi di euro.

Articolo
Alla fine di aprile 2026 l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni sarà chiamato a stabilire il destino della riduzione delle accise sui carburanti, misura in atto temporanea il cui rinnovo dipenderà dall’andamento dei prezzi di benzina e gasolio. Il costo stimato per le finanze pubbliche è pari a circa 1 miliardo di euro al mese, un onere che non può essere sostenuto attraverso nuovo debito senza effetti negativi su deficit e tassi di interesse. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha chiarito, durante un’intervista che un eventuale prolungamento equivarrebbe a redistribuire il costo sull’intera collettività.

Nel frattempo si registra una lieve flessione dei prezzi dei carburanti sul mercato italiano, con il gasolio sceso a 2,180 euro al litro e la benzina a 1,793 euro al litro. La riduzione è stata favorita dal calo delle quotazioni petrolifere, conseguente alla temporanea distensione del conflitto in Iran, che ha riportato il greggio sotto i 100 dollari al barile. A incidere anche le pressioni del Governo e del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso nei confronti delle compagnie petrolifere, con l’avvertimento di possibili interventi fiscali sugli extraprofitti in caso di speculazioni.

La decisione sulle accise si inserisce in un contesto europeo complesso. Il commissario europeo Valdis Dombrovskis ha escluso la possibilità di attivare una clausola generale di salvaguardia per sospendere il Patto di stabilità, evidenziando l’assenza di una recessione grave. Il Governo italiano, anche attraverso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, aveva auspicato maggiore flessibilità in caso di prolungamento della crisi energetica. Tuttavia, il rispetto del limite del 3% nel rapporto deficit/Pil (Prodotto interno lordo, indicatore della ricchezza prodotta) resta vincolante, rendendo complessa ogni estensione della misura oltre il 1 maggio.
Il quadro internazionale resta determinante. Le tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico petrolifero globale, continuano a condizionare le forniture. L’associazione ACI Europe ha segnalato alla Commissione europea il rischio di una carenza sistemica di carburante per l’aviazione entro poche settimane, qualora il transito non torni stabile. L’allarme, rilanciato anche dal Financial Times, evidenzia possibili ripercussioni sul traffico aereo e sulla stagione turistica.
In Italia, la riduzione delle accise rischia di produrre effetti indesiderati sul comparto dell’autotrasporto. Le associazioni di categoria, tra cui ANITA aderente a Confindustria, hanno segnalato una diminuzione dei rimborsi sul gasolio commerciale. Tra le proposte avanzate figura un credito d’imposta parametrato ai consumi, pari a 200 euro ogni 1000 litri, per compensare le perdite. Ulteriori richieste riguardano la semplificazione delle procedure e l’accelerazione nell’erogazione dei fondi già stanziati dal decreto legge Dl 33/2026.
Analoghe criticità emergono nel trasporto passeggeri, con le associazioni ANAV, ASSTRA e Agens che sollecitano interventi urgenti per garantire sostenibilità economica e continuità dei servizi. Le tensioni sui prezzi energetici si riflettono sull’intero sistema economico, amplificando i costi operativi e riducendo i margini delle imprese.
Negli Stati Uniti, l’impatto della crisi energetica si traduce in una forte accelerazione dell’inflazione. A marzo 2026 l’indice dei prezzi al consumo ha raggiunto il 3,3%, con un incremento significativo rispetto al 2,4% del mese precedente. Il rincaro è trainato principalmente dai carburanti, con aumenti marcati per benzina e diesel. L’analisi della Energy Information Administration prevede ulteriori rialzi, mentre l’Institute for Supply Management segnala un incremento dei costi per le imprese ai livelli più elevati degli ultimi anni. La Federal Reserve si trova così divisa tra esigenze di contenimento dell’inflazione e necessità di sostenere la crescita economica.
Le conseguenze sociali e politiche sono evidenti anche in Europa. In Irlanda, proteste diffuse hanno paralizzato infrastrutture e distribuzione di carburante, con blocchi stradali e chiusure di stazioni di servizio. Il primo ministro Micheál Martin ha definito la situazione insostenibile, mentre le autorità hanno minacciato interventi legali contro i manifestanti. L’aumento dei prezzi, aggravato dalla crisi internazionale, ha reso inefficaci le misure di contenimento adottate dal Governo, inclusa una riduzione temporanea delle accise finanziata con un pacchetto da 250 milioni di euro.
Anche in altri Paesi europei, come la Norvegia, si registrano proteste e rincari record, a dimostrazione di una crisi energetica che si estende ben oltre i confini nazionali. Il quadro complessivo evidenzia una forte interdipendenza tra dinamiche geopolitiche, politiche fiscali e stabilità economica, con effetti immediati su cittadini, imprese e mercati.
Intanto il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha collocato con successo, il 10 aprile 2026, 8 miliardi di euro di BTP a medio-lungo termine. L’asta ha riguardato un trittico di titoli: 2,5 miliardi di BTP triennali (scadenza 15 marzo 2029) al rendimento del 2,91% (+16 pb), 3,75 miliardi di BTP settennali (scadenza 15 giugno 2033) al 3,51% (+18 pb) e 1,75 miliardi di BTP quindicennali (scadenza 1° ottobre 2041) al 4,27%. Nonostante il netto rialzo dei rendimenti rispetto alle aste di marzo, la domanda è rimasta solida con rapporti di copertura stabili, confermando il costante interesse degli investitori per il debito italiano. L’operazione si inserisce nel piano di rifinanziamento del Tesoro per il 2026, anno in cui scadono ben 385 miliardi di euro di titoli, con regolamento previsto per il 15 aprile.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









