Cacao. Crollo delle quotazioni dopo il picco del 2024: prezzi giù fino al 70% in un anno. Tre tipi di cioccolato

Dopo il rally che aveva spinto i futures a sfiorare 13.000 dollari per tonnellata a New York tra 2023 e 2024, il mercato rientra su livelli intorno a 3.100 dollari grazie al ritorno di condizioni climatiche favorevoli in Africa occidentale e a un netto calo della domanda globale

Sintesi

Dopo l’impennata record tra 2023 e 2024 con quotazioni vicine a 13.000 dollari per tonnellata sulla piazza di New York, il cacao è tornato a scambiare intorno a 3.100 dollari con un calo superiore al 40% nel 2026 e quasi del 70% su base annua grazie alla contrazione dei consumi e alla ripresa produttiva in Africa occidentale. Le stime indicano per la stagione 2025/26 un surplus fino a 400.000 tonnellate secondo Marex Group e di circa 200.000 tonnellate secondo Areté dopo il deficit record di 494.000 tonnellate certificato dall’International Cocoa Organization nel 2023/24. In Europa le macinazioni sono scese dell’8,3% nel quarto trimestre 2025 secondo la European Cocoa Association mentre il gruppo Barry Callebaut ha registrato forti contrazioni dei volumi, in un contesto in cui governi come quello del Ghana hanno ridotto il prezzo minimo garantito ai produttori per fronteggiare l’eccesso di offerta.

Articolo

Il mercato del cacao ha vissuto una fase straordinariamente turbolenta tra 2023 e 2024, quando le quotazioni dei futures (contratti finanziari a termine) negoziati a New York avevano sfiorato quota 13.000 dollari per tonnellata, segnando un massimo storico alimentato da raccolti compromessi da eventi climatici estremi e fitopatie nelle principali aree produttive dell’Africa occidentale. In quel biennio la domanda globale aveva superato l’offerta di 494.000 tonnellate nella stagione 2023/24, secondo la stima finale dell’International Cocoa Organization (organizzazione intergovernativa che coordina i Paesi produttori e consumatori), registrando il deficit più ampio degli ultimi 60 anni.

Il rialzo dei prezzi ha tuttavia innescato un duplice meccanismo di riequilibrio. Da un lato l’aumento dei listini al dettaglio e la cosiddetta “shrinkflation” (sgrammatura, inflazione da riduzione delle quantità a parità di prezzo) hanno indebolito la domanda di un bene considerato voluttuario. Dall’altro lato le quotazioni elevate hanno incentivato nuovi investimenti agricoli e il ripristino delle coltivazioni, mentre condizioni meteorologiche più favorevoli hanno sostenuto la ripresa produttiva soprattutto in Costa d’Avorio e Ghana, che insieme rappresentano oltre il 60% dell’offerta mondiale.

Nel 2025 e soprattutto nel 2026 il quadro si è progressivamente ribaltato. Le quotazioni si sono riportate intorno a 3.100 dollari per tonnellata, sui minimi da circa 2 anni e mezzo, con un arretramento superiore al 40% dall’inizio del 2026 e prossimo al 70% rispetto ai livelli di 12 mesi prima. L’andamento resta comunque esposto a volatilità, anche per effetto dell’inclusione del cacao nei principali indici di commodities (materie prime), che ne amplifica i movimenti speculativi, ma la tendenza prevalente appare orientata al ribasso.

Le prospettive fondamentali per la campagna 2025/26 indicano un ritorno all’eccedenza strutturale. Il broker Marex Group (intermediario finanziario specializzato in materie prime) stima un surplus fino a 400.000 tonnellate, che costituirebbe un primato storico in termini assoluti. Più prudente la valutazione della società italiana Areté (società di consulenza agroalimentare), che prevede un avanzo intorno a 200.000 tonnellate grazie a una crescita produttiva del 4% e a un recupero dei consumi limitato all’1%, con un incremento delle scorte globali del 18%. Pur con differenze quantitative, il consenso degli analisti converge sull’uscita dalla fase di scarsità che aveva caratterizzato le 3 stagioni precedenti.

Sul fronte della domanda, i segnali restano deboli. Nel quarto trimestre 2025 le macinazioni europee sono diminuite dell’8,3% su base annua attestandosi a 304.470 tonnellate, il livello più basso da almeno 12 anni secondo la European Cocoa Association (associazione industriale europea del settore). Anche i grandi operatori hanno registrato contrazioni significative: Barry Callebaut (gruppo svizzero leader mondiale nella trasformazione del cacao e nella produzione di cioccolato, fornitore di multinazionali come Nestlé e Unilever) ha comunicato una riduzione dei volumi complessivi del 9,9% tra settembre e novembre e del 22% specificamente nel segmento cacao. In Asia la domanda ha mostrato un arretramento, mentre in Nord America la flessione è risultata più contenuta.

Parallelamente l’offerta si è rafforzata in modo marcato. Gli elevati prezzi precedenti hanno ampliato le superfici coltivate e migliorato la redditività agricola, favorendo nuovi impianti e cure agronomiche più intensive. Nei principali Paesi produttori i raccolti intermedi, avviati tra marzo e aprile, si preannunciano abbondanti e i magazzini risultano saturi. Tuttavia il calo delle quotazioni internazionali ha spinto i prezzi di mercato al di sotto dei livelli minimi garantiti ai coltivatori, generando tensioni nella catena commerciale. In Ghana il Governo è intervenuto acquistando partite di cacao per evitare deterioramenti e successivamente ha ridotto del 28,6% il prezzo minimo riconosciuto ai produttori. Anche la Costa d’Avorio, secondo indiscrezioni riportate da Reuters, si avvierebbe verso una misura analoga. La normalizzazione dei prezzi per i consumatori rischia quindi di tradursi in criticità economiche per le economie agricole dipendenti dall’export di cacao.

Dal punto di vista merceologico il cacao rappresenta la materia prima di base, costituita dalle fave che, dopo fermentazione, essiccazione, tostatura e macinazione, vengono trasformate in massa di cacao, cioè la pasta solida, e in burro di cacao, ovvero la componente grassa naturale. Questi ingredienti, combinati con zucchero e talvolta latte, subiscono processi di raffinazione e concaggio (lavorazione meccanica prolungata che conferisce omogeneità e finezza) per ottenere il prodotto finito.

Il cioccolato fondente contiene massa di cacao, burro di cacao e zucchero, con percentuali più elevate di cacao che determinano maggiore intensità aromatica e minore dolcezza. Il cioccolato al latte incorpora latte in polvere o condensato, risultando più morbido e zuccherino. Il cioccolato bianco utilizza esclusivamente burro di cacao, zucchero e latte senza la parte solida della fava, caratteristica che ne spiega il colore chiaro e il gusto più dolce. In termini essenziali il cacao è la materia prima grezza, mentre il cioccolato è il derivato trasformato e addolcito destinato al consumo finale.