Sintesi
Circa 10000 agricoltori italiani hanno manifestato al Brennero contro le norme europee che consentono di vendere come italiani prodotti trasformati solo in parte nel Paese. La protesta denuncia anche l’aumento dei costi di produzione legati a energia, fertilizzanti e carburanti. Durante i controlli sono emersi numerosi prodotti esteri destinati al mercato italiano. Secondo Coldiretti il sistema sottrae fino a 20 miliardi di euro al settore agricolo nazionale. Le richieste riguardano maggiore trasparenza e una revisione delle regole europee.

Articolo
Una vasta mobilitazione di circa 10000 agricoltori provenienti da diverse regioni italiane, inclusa la Sicilia, ha interessato il valico del Brennero in concomitanza con l’entrata in vigore del nuovo Codice doganale europeo, normativa dell’Unione europea che disciplina l’origine delle merci e i criteri di trasformazione. La manifestazione, organizzata da Coldiretti, si è svolta fin dalle prime ore del mattino con l’obiettivo di denunciare sia l’aumento rilevante dei costi di produzione sia il fenomeno della cosiddetta falsa italianità dei prodotti agroalimentari.

Nel corso delle verifiche sono stati intercettati prodotti alimentari di diversa origine come prosciutti esteri, ortofrutta proveniente dal Nord Europa, latte dalla Germania e merci transitate dal porto di Rotterdam nei Paesi Bassi, oltre a kiwi cileni e carni surgelate. Secondo quanto dichiarato dal presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, il sistema attuale determinerebbe una perdita economica stimata in circa 20 miliardi di euro per gli agricoltori italiani, risorse che potrebbero essere recuperate con una modifica delle regole sull’origine dei prodotti.

Anche il presidente regionale di Coldiretti Sicilia, Francesco Ferreri, ha evidenziato come parte delle merci che attraversano il Brennero arrivi fino al mercato siciliano, includendo latte, carne, derivati e ortofrutta. Ha inoltre sottolineato che perfino agrumi destinati alla vendita in Sicilia possono percorrere rotte europee prima di essere commercializzati come prodotti nazionali, evidenziando un sistema complesso che incide negativamente sul reddito dei produttori locali.
Parallelamente, gli agricoltori denunciano l’incremento significativo dei costi di produzione, aggravato dalle tensioni geopolitiche in aree strategiche come il Medio Oriente e lo Stretto di Hormuz, nodo fondamentale per il traffico energetico globale. In particolare, si registrano aumenti medi di circa 200 euro per ettaro rispetto all’anno precedente, rincari dei fertilizzanti fino al 100% e del gasolio agricolo fino al 70%, oltre a un generale aumento dei costi energetici che incide sull’intera filiera agroalimentare.
Il contesto normativo e giurisprudenziale evidenzia come le regole europee sull’origine dei prodotti siano state oggetto di dibattito negli ultimi anni, con richieste di maggiore trasparenza nell’etichettatura e nella tracciabilità, tema centrale anche nelle politiche agricole comuni dell’Unione europea. Le associazioni di categoria chiedono una revisione della normativa per tutelare il Made in Italy, espressione che identifica i prodotti realizzati integralmente in Italia, e contrastare pratiche considerate sleali. L’iniziativa al Brennero rappresenta quindi un momento di pressione istituzionale e mediatica volto a sensibilizzare opinione pubblica e decisori politici, mentre il confronto tra organizzazioni agricole e Autorità europee appare destinato a proseguire nei prossimi mesi per definire eventuali correttivi normativi e sostenere un settore considerato strategico per l’economia nazionale.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









