Bonus casa, nel 730/2026 il 50% premia le prime abitazioni e la Sicilia prepara contributi regionali

Per la dichiarazione dei redditi la detrazione resta principalmente legata all’abitazione principale e al possesso dell’immobile. In Sicilia si affiancherà un percorso regionale di contributi per sicurezza, efficienza energetica e recupero degli edifici

Nel 2025 chi ha sostenuto lavori sulla casa è entrato nel nuovo sistema dei bonus edilizi, più selettivo rispetto al passato e fondato sulla differenza tra abitazione principale e altri immobili. Nel modello 730/2026 (dichiarazione dei redditi semplificata per dipendenti e pensionati) il bonus ristrutturazioni si applica al 50% per gli interventi sulla prima casa solo quando la spesa è sostenuta dal proprietario o da chi ha un diritto reale di godimento, mentre scende al 36% negli altri casi, compresi familiari conviventi, inquilini e comodatari. Le prime elaborazioni del Caf Acli (Centro di assistenza fiscale delle Associazioni cristiane lavoratori italiani) indicano che il 73% dei contribuenti che ha già dichiarato lavori 2025 può usare l’aliquota maggiore, con una rata media di 472 euro, contro 397 euro per chi resta al 36%. Il dato segnala una concentrazione degli interventi sulle abitazioni principali e un probabile rinvio dei lavori sulle seconde case, confermato anche dal calo dei bonifici agevolati, scesi da 42,8 miliardi nel 2024 a 32,1 miliardi nel 2025. L’ecobonus (agevolazione per il risparmio energetico) appare meno utilizzato, mentre il bonus ristrutturazioni cresce perché molte altre misure sono state ridotte o chiuse. Per la Sicilia la Regione ha approvato un primo stanziamento di 15 milioni di euro e una programmazione da 15 milioni annui per il triennio 2026-2028, destinata a contributi a fondo perduto per riqualificazione energetica, adeguamento sismico, barriere architettoniche e recupero dei centri storici. Il Governo nazionale ha motivato la stretta con l’esigenza di ridurre il costo per l’Erario, mentre in Sicilia il presidente della Regione ha presentato i nuovi incentivi come una misura sociale ed economica per sostenere le famiglie e la transizione energetica.

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Chi ha pagato lavori sulla casa nel 2025 trova nel modello 730/2026 una disciplina diversa da quella degli anni precedenti. La stagione dei bonus edilizi più generosi è stata progressivamente chiusa e sostituita da un impianto più uniforme, nel quale la detrazione non dipende più soltanto dal tipo di intervento, ma soprattutto dal rapporto tra contribuente e immobile.

La novità centrale riguarda il bonus ristrutturazioni disciplinato dall’articolo 16-bis del Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi). Per le spese sostenute nel 2025, la detrazione sale al 50% quando i lavori riguardano l’abitazione principale e quando chi paga è proprietario, nudo proprietario o titolare di un diritto reale di godimento, cioè usufrutto, uso o abitazione. Negli altri casi l’agevolazione resta al 36%, anche se l’immobile è utilizzato di fatto come casa di residenza.

La distinzione incide in modo particolare su familiari conviventi, inquilini e comodatari. Questi soggetti possono continuare a beneficiare della detrazione se rispettano le condizioni ordinarie, ma non accedono alla percentuale più alta se non hanno la proprietà o un diritto reale sull’immobile. In pratica, la casa può anche essere il luogo in cui vivono stabilmente, ma senza il titolo richiesto dalla norma il beneficio rimane quello ridotto. In sostanza nei predetti casi chi paga i lavori può avere il bonus, ma non sempre quello più alto.

Un chiarimento importante riguarda il momento in cui l’immobile deve essere abitazione principale. Non è necessario che lo sia già all’avvio del cantiere. La condizione può essere maturata alla fine dei lavori, circostanza rilevante per chi compra un’abitazione da sistemare prima del trasferimento o per chi cambia la destinazione di un immobile per farne la propria dimora abituale. Nel modello 730/2026 la differenza tra 50% e 36% passa dai righi E41-E43 del quadro E, dedicati agli interventi di recupero del patrimonio edilizio. La corretta indicazione della spesa e dell’aliquota diventa quindi decisiva, perché un errore può ridurre in modo sensibile il vantaggio fiscale spettante.

Le prime elaborazioni disponibili mostrano che la quota più ampia di contribuenti ha intercettato la detrazione maggiore. Secondo i dati del Caf Acli, il 73% di chi ha ristrutturato casa nel 2025 e ha già presentato il 730/2026 può usare il bonus al 50% sull’abitazione principale. Il 33,6% resta invece al 36%. La somma supera il 100% perché il 6,6% dei contribuenti ha realizzato lavori su immobili di entrambe le tipologie e utilizza quindi entrambe le aliquote.

Il peso delle prime case appare più alto rispetto al quadro generale del patrimonio immobiliare italiano. Gli ultimi dati del Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze) indicano che le abitazioni principali rappresentano circa il 60,9% delle case possedute da persone fisiche, mentre una recente analisi del Caf Acli sui modelli 2024 aveva rilevato che il 66,3% delle unità ristrutturate era costituito da abitazioni principali. Il passaggio al 73% nei modelli 2026 lascia pensare che molti contribuenti abbiano concentrato i lavori sulla casa di residenza, rinviando gli interventi sugli altri immobili.

Anche gli importi confermano questa tendenza, pur senza divari enormi. Nei modelli 730/2026 la rata media di spesa detraibile è pari a 472 euro per chi usa il 50% e a 397 euro per chi applica il 36%. Nei lavori condominiali la rata media si colloca intorno a 150-160 euro ed è leggermente più bassa per le prime case, mentre sugli interventi nelle singole abitazioni la rata si avvicina a 1.000 euro, con 1.064 euro per le abitazioni principali e 939 euro per gli altri immobili. In parole semplici, nei lavori del condominio, come facciata, tetto o parti comuni, ogni contribuente porta in detrazione una quota più piccola, mediamente 150-160 euro all’anno. Quando invece i lavori riguardano la singola casa, per esempio bagno, impianti o ristrutturazione interna, la quota detraibile è molto più alta: circa 1.000 euro all’anno, con una media di 1.064 euro per le prime case e 939 euro per gli altri immobili.

Il dato complessivo indicato nelle dichiarazioni è più alto della sola spesa 2025 in quanto comprende anche rate derivanti da lavori pagati nel 2024 o in anni precedenti. Per i clienti considerati dal Caf Acli la rata media complessiva del bonus ristrutturazioni è pari a 1.394 euro. Nei lavori condominiali si nota inoltre una maggiore presenza di seconde case, pari al 35%, contro il 28,9% delle singole unità, probabilmente perché le opere deliberate dall’assemblea riducono il margine di scelta del singolo proprietario.

L’ecobonus, cioè l’agevolazione per gli interventi di risparmio energetico, risulta invece molto meno utilizzato nella prima rata 2025. Solo l’1% dei contribuenti che si sono rivolti finora al Caf Acli ha indicato una nuova detrazione di questo tipo, anche se tra questi la quota collegata ad abitazioni principali supera l’80% e la rata media appare più alta rispetto al recupero edilizio. La minore attrattività si spiega anche con l’allineamento delle aliquote al bonus ristrutturazioni, perché, a parità di detrazione, l’ecobonus comporta spesso più adempimenti tecnici.

Nel confronto pluriennale il bonus ristrutturazioni è l’unica agevolazione che cresce in modo evidente nel numero di utilizzatori. Nell’analisi su 742.000 dipendenti e pensionati che si sono sempre rivolti agli stessi uffici del Caf Acli tra il 2022 e il 2026, la quota dei contribuenti con una rata di recupero edilizio passa dal 40,8% al 45,8%. Questo significa che i nuovi ingressi, cioè chi detrae la prima rata, sono stati più numerosi delle uscite di chi ha concluso la decima rata nel modello precedente.

La crescita del bonus standard sembra collegata alla riduzione delle altre misure. Il Superbonus è ormai in fase residuale, il sismabonus ha perso molte delle aliquote più elevate e l’ecobonus non garantisce più un vantaggio fiscale autonomo così marcato. Il bonus barriere architettoniche cresce appena dello 0,2% e resta usato da una quota molto ridotta di contribuenti, pari allo 0,5%, mentre il bonus mobili registra una lieve flessione degli utilizzatori e dell’importo medio, sceso da 340 a 335 euro, probabilmente anche per effetto del tetto di spesa agevolabile ridotto a 5.000 euro.

La stretta produce anche effetti sui pagamenti. Nel 2025 i bonifici parlanti, cioè i versamenti tracciati richiesti per accedere alle detrazioni edilizie, sono scesi a 32,1 miliardi di euro rispetto ai 42,8 miliardi del 2024. La riduzione riflette la fine dell’onda lunga del Superbonus e il minor incentivo sui lavori non collegati all’abitazione principale. In termini più comprensibili nel 2025 sono stati pagati meno lavori edilizi agevolati rispetto al 2024. Il bonifico parlante è un bonifico speciale usato per i bonus edilizi. Si chiama così perché “parla”, cioè contiene dati precisi: causale del versamento, codice fiscale di chi chiede la detrazione, partita IVA o codice fiscale dell’impresa o del professionista pagato. Serve a dimostrare che quella spesa è collegata a lavori detraibili.

Sulla base delle quote di contribuenti e delle spese agevolate al 36%, si può stimare che la rata annua di detrazione sui pagamenti 2025 sia inferiore di circa 120-130 milioni di euro rispetto a uno scenario nel quale il 50% fosse rimasto esteso a tutti. Su 10 anni, il minor costo per l’Erario può valere circa 1,2-1,3 miliardi, senza considerare gli interventi ancora coperti dal bonus barriere.

Per la Sicilia il quadro va distinto. Le misure nazionali per il Sud, come la ZES (Zona economica speciale) unica, riguardano soprattutto imprese e investimenti produttivi, non la ristrutturazione della casa privata da portare in detrazione nel 730. Diverso è il piano regionale. La Regione Siciliana ha annunciato una nuova linea di incentivi per l’edilizia residenziale, con un primo stanziamento di 15 milioni di euro e una programmazione da 15 milioni annui per il triennio 2026-2028. La misura, legata alla manovra finanziaria regionale, prevede contributi a fondo perduto fino alla metà delle spese ammissibili per persone fisiche e condomìni, con attenzione ai proprietari con Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) inferiore a 20.000 euro. Gli interventi ammessi riguardano adeguamento sismico, eliminazione delle barriere architettoniche, miglioramenti strutturali, efficienza energetica e recupero degli edifici nei centri storici.

Questa agevolazione siciliana non sostituisce le detrazioni nazionali, ma può affiancarsi al quadro statale se i provvedimenti attuativi e i futuri bandi disciplineranno compatibilità, limiti e modalità di domanda. Per i contribuenti dell’Isola, quindi, il vantaggio fiscale immediato resta quello nazionale da indicare nel 730/2026, mentre il possibile sostegno regionale riguarda soprattutto le nuove spese programmate dal 2026 in poi.

Riepilogando, il quadro normativo si è formato in più passaggi. La Legge di Bilancio 2025 ha introdotto la doppia aliquota per le spese sostenute dal 1° gennaio 2025, fissando il 50% per l’abitazione principale del proprietario o titolare di diritto reale e il 36% negli altri casi. La Circolare 8/E del 19 giugno 2025 dell’Agenzia delle Entrate ha precisato che la titolarità del diritto va verificata all’inizio dei lavori o al momento della spesa se precedente, mentre la destinazione ad abitazione principale deve risultare al termine dell’intervento. La Legge di Bilancio 2026 ha poi prorogato anche per il 2026 le aliquote 50% e 36%, rinviando al 2027 il passaggio al 36% per le abitazioni principali e al 30% per gli altri immobili.

Il Superbonus resta invece confinato a casi più limitati. Per le spese 2025 l’aliquota è al 65% e riguarda soprattutto interventi condominiali, edifici da 2 a 4 unità immobiliari, Onlus (Organizzazioni non lucrative di utilità sociale), Odv (Organizzazioni di volontariato) e Aps (Associazioni di promozione sociale). La condizione decisiva è che alla data del 15 ottobre 2024 risultino presentati o adottati gli atti richiesti, come la Cila (Comunicazione di inizio lavori asseverata), la delibera condominiale o l’istanza per il titolo abilitativo in caso di demolizione e ricostruzione.

Il senso politico della riforma è chiaro: ridurre il costo pubblico dei bonus e concentrare l’agevolazione più favorevole sulla casa in cui il contribuente vive. In Sicilia, invece, il programmato intervento della Regione ha insistito sulla funzione sociale ed economica quale strumento per sostenere le famiglie, favorire la transizione energetica, migliorare la sicurezza degli edifici e contrastare lo svuotamento dei centri storici. Resta però essenziale attendere bandi e decreti attuativi per capire tempi, domande, cumulabilità e reale capienza delle risorse.

Immagine realizzata con Ia.