Sintesi
La mobilitazione degli autotrasportatori siciliani è partita con una partecipazione stimata tra 80% e 90% e proseguirà fino a sabato con blocco delle operazioni di carico e scarico dei rimorchi nei porti. La protesta nasce dall’aumento dei costi del carburante e dall’impatto della tassa ambientale europea Ets con ripercussioni sulla logistica e sulle forniture. Nei principali scali si registrano situazioni differenziate con attività ferme a Catania e rallentamenti nel Messinese mentre Augusta appare meno coinvolta. Le associazioni di categoria esprimono posizioni divergenti e si attende il confronto con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini. La Regione Siciliana ha stanziato 25 milioni per sostenere i settori colpiti ma i manifestanti chiedono interventi strutturali nazionali. La grande distribuzione segnala un calo del 50% delle merci in ingresso ma senza emergenze immediate sugli scaffali. Un fermo che sta causando lunghe code ai distributori di carburante in tutta l’Isola.

Articolo
È iniziata nella giornata precedente e proseguirà fino a sabato la sospensione delle attività promossa dagli autotrasportatori autonomi riuniti nel Comitato trasportatori siciliani, con una partecipazione stimata tra 80% e 90%. L’iniziativa consiste nel mancato carico e scarico dei rimorchi nei porti dell’Isola, ovvero i trailer destinati prevalentemente al rifornimento dei punti vendita alimentari. Il traffico dei container risulta invece meno coinvolto, delineando un impatto selettivo sulla filiera logistica.

La notizia del blocco ha scatenato la corsa ai distributori di benzina, provocando lunghe code e disagi ai rifornimenti in diverse zone dell’Isola. Si temono inoltre scaffali vuoti nei supermercati a causa del blocco della logistica.

La situazione nei porti appare eterogenea e in evoluzione. A Catania si è registrato un arresto completo delle operazioni, mentre nello scalo di Augusta, caratterizzato da prevalenza di container, non sono emersi rallentamenti significativi. Nel Messinese si segnalano invece criticità operative e disfunzioni. Gli organizzatori hanno escluso blocchi stradali o presidi fisici, ma le difficoltà si stanno manifestando sul piano delle forniture e della distribuzione.
Le posizioni delle associazioni di categoria risultano divergenti. Confartigianato Trasporti Sicilia ha espresso forte preoccupazione per la crisi del comparto, mentre Fita Cna Sicilia (Federazione italiana trasportatori aderente alla Confederazione nazionale dell’artigianato) si è dissociata dall’iniziativa invitando le Prefetture a garantire il diritto al lavoro per chi intende proseguire l’attività e sollecitando l’attesa dell’incontro istituzionale convocato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.
Il Governo nazionale ha annunciato interlocuzioni con le compagnie petrolifere per ottenere una riduzione dei prezzi alla pompa, mentre la Regione Siciliana guidata da Renato Schifani ha predisposto un intervento economico pari a 25 milioni destinato a contenere l’impatto del rincaro del gasolio nei comparti dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca. All’incontro con una delegazione dei manifestanti hanno partecipato anche gli assessori regionali Alessandro Dagnino e Alessandro Aricó e il presidente dell’Ars (Assemblea regionale siciliana) Gaetano Galvagno.
Dal lato dei promotori della protesta, il segretario del Comitato Salvatore Bella ha riconosciuto la disponibilità della Regione ma ha ribadito che le soluzioni decisive devono arrivare dal livello statale, in particolare dal Mit (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti). Il fermo, ha chiarito, proseguirà fino a quando non saranno formalizzati impegni concreti da parte del Governo.
Le cause della mobilitazione vengono ricondotte a un insieme di fattori economici. Tra questi l’aumento del costo del carburante e l’impatto dell’Ets (Emission trading system, sistema europeo di scambio delle quote di emissione, un sistema europeo “cap-and-trade” che fissa un tetto massimo, “cap”, alle emissioni di CO2, l’anidride carbonica o diossido di carbonio, delle industrie, obbligandole a possedere permessi, “quote” per inquinare, sicché le aziende che inquinano meno possono vendere le quote in eccesso, mentre chi supera il limite deve comprarle, incentivando così l’uso di tecnologie verdi) ) che ha determinato un incremento dei costi di trasporto marittimo, trasferiti dalle compagnie sugli autotrasportatori. Secondo le stime del Comitato, tale meccanismo avrebbe comportato un aggravio di circa 400 euro per viaggio sulle tratte navali negli ultimi 2 anni.
Sul fronte della distribuzione commerciale, Federdistribuzione Sicilia segnala una contrazione del 50% delle merci in ingresso nei centri della Gdo (Grande distribuzione organizzata), pur garantendo ancora il rifornimento dei punti vendita. Al momento non si registrano situazioni di emergenza sugli scaffali, ma il protrarsi del blocco potrebbe generare criticità nel medio periodo.
La protesta, destinata a durare 5 giorni, resta confinata alle aree portuali senza estendersi agli snodi stradali o agli imbarcaderi di Messina e Villa San Giovanni. Il confronto istituzionale previsto nei prossimi giorni rappresenta il passaggio decisivo per verificare la possibilità di una mediazione tra le esigenze del comparto e le misure di politica economica e ambientale in atto.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









