Sintesi
Ad Ascoli Piceno una donna di 32 anni di origine colombiana incinta e il compagno brasiliano di 29 anni sono stati trovati morti in una tenda allestita lungo il fiume Tronto (uno dei fiumi principali del versante Adriatico dell’Italia centrale che attraversa per la maggior parte del suo corso la regione Marche nella provincia di Ascoli) nel quartiere Borgo Solestà. Con loro è deceduto anche il bambino che la donna portava in grembo. La Procura ha aperto un fascicolo e disposto l’autopsia trasferendo le salme all’ospedale Mazzoni. L’ipotesi investigativa prevalente è l’intossicazione da monossido di carbonio sprigionato da una stufa utilizzata per riscaldarsi durante la notte. L’allarme è stato dato da un’amica della donna mentre emergono condizioni di forte disagio abitativo e il precedente rifiuto di una sistemazione alternativa.

Articolo
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ascoli Piceno ha disposto l’autopsia sui corpi di Maria Alejandra N. 32 anni, di nazionalità colombiana, in avanzato stato di gravidanza, e di Evandro M. 29 anni, cittadino brasiliano, rinvenuti privi di vita all’interno di una tenda montata sul greto del fiume Tronto (uno dei fiumi principali del versante Adriatico dell’Italia centrale che attraversa per la maggior parte del suo corso la regione Marche nella provincia di Ascoli), nel quartiere Borgo Solestà, in prossimità del cimitero cittadino. Con la coppia è morto anche il feto che la donna portava in grembo.

Il ritrovamento risale alla mattina di sabato, quando i soccorritori sono intervenuti a seguito della segnalazione di un’amica della donna che, non riuscendo a mettersi in contatto con lei, ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine e del personale sanitario. I corpi sono stati trasferiti all’obitorio dell’ospedale Ospedale Mazzoni per l’esame autoptico, accertamento tecnico irripetibile finalizzato a determinare con precisione le cause del decesso.

L’ipotesi investigativa al momento ritenuta più plausibile dagli inquirenti è quella dell’intossicazione da monossido di carbonio, gas inodore e incolore prodotto dalla combustione incompleta di materiali come legna o combustibili fossili, presumibilmente sprigionato da una piccola stufa utilizzata per riscaldare l’ambiente durante la notte caratterizzata da basse temperature. Solo gli esiti medico legali potranno tuttavia confermare o smentire tale ricostruzione.
La Procura ha aperto un fascicolo, al momento senza indagati, per consentire ogni approfondimento necessario. In casi analoghi la giurisprudenza di legittimità ha ribadito l’obbligo di verificare eventuali profili di responsabilità connessi alla sicurezza degli apparecchi di riscaldamento e alle condizioni abitative, anche alla luce delle normative vigenti in materia di tutela della salute pubblica e prevenzione degli incidenti domestici.
Dalle prime ricostruzioni emerge che i due vivevano da alcuni giorni nella tenda in condizioni di marcato disagio socio abitativo. Alla donna sarebbe stata proposta una sistemazione alternativa che tuttavia avrebbe rifiutato. La vicenda riporta l’attenzione sul tema dell’emergenza abitativa e delle fragilità sociali, nonché sui rischi connessi all’uso improprio di dispositivi di riscaldamento in spazi chiusi e privi di adeguata ventilazione. Gli accertamenti tecnici e le risultanze autoptiche saranno determinanti per chiarire la dinamica dei fatti e per definire eventuali ulteriori sviluppi sul piano giudiziario.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









