Ars: boccia terzo mandato sindaci. Anci Sicilia: rischio incostituzionalità. La sentenza della Consulta

Dopo la recente sentenza della Corte costituzionale sulla Valle d’Aosta, l’Associazione dei Comuni siciliani sollecita Regione e Ars a modificare la legge del 1992. Timori per le prossime amministrative e per l’uniformità dei diritti elettorali

Sintesi

La recente decisione della Corte costituzionale, n. 16 del 19 febbraio 2026, che ha dichiarato illegittima la norma della Valle d’Aosta sui limiti di mandato dei sindaci, riaccende il confronto in Sicilia dove l’Anci regionale ritiene che la legge locale sul tetto ai mandati possa essere incostituzionale. Il segretario generale Mario Emanuele Alvano e il presidente Paolo Amenta hanno scritto al governatore Renato Schifani e al presidente dell’Ars Gaetano Galvagno chiedendo l’adeguamento della legge regionale 7 del 1992 per evitare rischi sulle prossime elezioni amministrative. Secondo l’associazione le restrizioni al diritto di elettorato passivo decise dall’Ars il 17 febbraio corrente anno, non possono essere introdotte in modo difforme rispetto all’ordinamento nazionale e la disciplina vigente avrebbe già prodotto effetti penalizzanti per diversi sindaci. Preoccupazioni emergono anche per una norma del disegno di legge sugli enti locali che affida ai consigli comunali le decisioni sui permessi dei sindaci, materia che secondo l’Anci deve essere regolata in modo uniforme per garantire certezza del diritto e tutela dei principi costituzionali.

Articolo

Il 17 febbraio 2026, l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) ha bocciato, con voto segreto, l’articolo 14 del disegno di legge sugli Enti locali che avrebbe introdotto il terzo mandato consecutivo per i sindaci dei comuni fino a 15.000 abitanti: la norma è caduta con 34 voti a favore e 24 contrari, innescando divisioni e malumori nella Maggioranza di centrodestra a causa di franchi tiratori. Nella stessa seduta è stata respinta anche la figura del consigliere comunale supplente. Questa decisione impedisce la ricandidatura per un terzo mandato a numerosi sindaci siciliani, mantenendo i limiti regionali più restrittivi rispetto al resto d’Italia (dove il terzo mandato è già previsto nei piccoli comuni).

Sennonché, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 16 del 19 febbraio 2026, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcune norme della Regione Valle d’Aosta che introducevano un limite alla ricandidabilità immediata dei sindaci e vicesindaci nei comuni fino a 5.000 abitanti dopo quattro mandati consecutivi (con eccezione per mandati brevi non dovuti a dimissioni volontarie), nonché norme sulle incompatibilità degli assessori, come il divieto di nominarli al di fuori dei consiglieri comunali e di includere in Giunta coniugi o parenti in primo grado del sindaco e vicesindaco. Tali disposizioni, introdotte con modifiche alla legge regionale n. 54/1998, sono state giudicate in contrasto con il Testo unico degli Enti locali (TUEL). In particolare con l’art. 51 che non prevede più limiti alla ricandidabilità nei piccoli comuni e con i principi costituzionali di uguaglianza (art. 3 Cost.) e parità di accesso alle cariche elettive pubbliche (art. 51 Cost.). Ciò in quanto, la disciplina dell’elettorato passivo e della composizione degli organi comunali non può essere derogata autonomamente dalle Regioni in modo difforme dalla cornice nazionale uniforme, determinando così l’annullamento immediato delle norme impugnate e il ripristino delle regole statali per le prossime elezioni comunali in Valle d’Aosta.

Alla luce di tale orientamento, l’ANCI Sicilia, per voce del segretario generale Mario Emanuele Alvano e del presidente Paolo Amenta, ha sollecitato un intervento urgente della Regione. In una lettera indirizzata al presidente della Regione Renato Schifani e al presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno, l’associazione chiede la modifica dell’articolo 3 della legge regionale 7 del 1992, che nei Comuni sotto 5.000 abitanti prevede un limite di 3 mandati consecutivi e nei centri tra 5.000 e 15.000 residenti un massimo di 2.

Secondo l’Anci, tale disciplina dovrebbe essere riallineata al quadro nazionale che consente 3 mandati nei Comuni tra 5.000 e 15.000 abitanti e non pone vincoli nei municipi più piccoli. L’attuale assetto normativo, evidenziano Alvano e Amenta, avrebbe già determinato effetti restrittivi impedendo a diversi sindaci di ripresentarsi, a differenza di quanto avviene nel resto del Paese, con conseguente compressione della libertà di scelta degli elettori. Il rischio, sottolineato dall’associazione, è che una eventuale declaratoria di illegittimità possa incidere sulle prossime elezioni amministrative generando incertezza giuridica e contenziosi.

Il tema si intreccia con la riforma degli Enti locali discussa all’Ars, in parte arenata dopo lo stop alla norma che avrebbe introdotto il terzo mandato per i sindaci dei Comuni fino a 15.000 abitanti. L’Anci esprime inoltre perplessità sull’articolo 1 del disegno di legge approvato in Sala d’Ercole, che rimette ai consigli comunali la disciplina dei permessi dei sindaci. Una materia che, secondo l’associazione, al pari dell’indennità e dell’elettorato, dovrebbe essere regolata in modo uniforme e stabile sull’intero territorio regionale, evitando soluzioni variabili che possano compromettere la certezza del diritto e la parità di trattamento.

Dal punto di vista costituzionale, la questione richiama l’articolo 51 della Carta, che garantisce l’accesso alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, e l’articolo 122 per le Regioni a statuto speciale, che pur riconoscendo autonomia normativa non consente di incidere sui diritti politici fondamentali in modo arbitrario. La giurisprudenza della Consulta ha più volte affermato che eventuali limitazioni devono essere proporzionate e sorrette da motivazioni specifiche.

In questo contesto, l’Anci Sicilia invita il legislatore regionale a intervenire tempestivamente per evitare vuoti normativi e assicurare coerenza con l’ordinamento statale, scongiurando ripercussioni sulle imminenti tornate elettorali e garantendo stabilità istituzionale ai Comuni dell’Isola.