Approvati dal Governo i decreti sulle Autorità di parità: autonomia, poteri e operatività dal 1° gennaio 2027

Il Consiglio dei Ministri dell’11 febbraio 2026 approva in esame iniziale 2 decreti legislativi di recepimento delle direttive “gemelle” (atti normativi coordinati) 2024/1499 e 2024/1500 dell’Unione europea (UE), rafforzando indipendenza, risorse e competenze degli organismi contro le discriminazioni nel lavoro e nell’accesso a beni e servizi

Autorità di parità: autonomia, poteri e operatività

Sintesi

Il Consiglio dei Ministri dell’11 febbraio 2026 ha approvato in esame preliminare 2 schemi di decreto legislativo di attuazione delle direttive UE, 2024/1499 e 2024/1500 adottate nel maggio 2024 per rafforzare gli organismi per la parità di trattamento. Le nuove disposizioni armonizzano l’ordinamento interno agli standard minimi europei in materia di indipendenza, autonomia organizzativa e adeguatezza delle risorse. È prevista l’istituzione di una nuova Autorità amministrativa indipendente operativa dal 1° gennaio 2027. L’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) viene reso più autonomo con nuove modalità di nomina del presidente. Sono ridefinite le procedure di selezione delle consigliere e dei consiglieri di parità con criteri di trasparenza e valutazione comparativa per garantire competenza e imparzialità. L’intervento si coordina con le precedenti direttive europee in materia e con l’evoluzione della giurisprudenza antidiscriminatoria.

Articolo

Il Consiglio dei Ministri si è riunito mercoledì 11 febbraio 2026 a Palazzo Chigi sotto la guida del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e, su proposta: del Ministro Tommaso Foti per gli affari europei e del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e le politiche di coesione; del Ministro Eugenia Roccella per la famiglia, la natalità e le pari opportunità; e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Marina Calderone; ha approvato in esame preliminare 2 schemi di decreto legislativo di recepimento delle direttive (UE) 2024/1499 del Consiglio del 7 maggio 2024 e (UE) 2024/1500 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 maggio 2024.

Le 2 direttive, definite “gemelle” in quanto coordinate e complementari, intervengono sulla disciplina degli organismi per la parità di trattamento, fissando standard minimi vincolanti in materia di indipendenza, autonomia organizzativa e adeguatezza delle risorse. La direttiva 2024/1499 riguarda la parità di trattamento senza distinzione di razza o origine etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale, nonché l’uguaglianza tra donne e uomini nell’ambito della sicurezza sociale e nell’accesso a beni e servizi e nella loro erogazione. La direttiva 2024/1500 disciplina invece gli organismi competenti per la parità di trattamento e le pari opportunità tra donne e uomini in materia di occupazione e impiego. Entrambe modificano e aggiornano precedenti direttive europee, ossia la 2000/43/CE, la 2004/113/CE, la 2006/54/CE e la 2010/41/UE, rafforzando il sistema di tutela contro le discriminazioni.

Il provvedimento adottato in via preliminare armonizza l’ordinamento nazionale agli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione europea, introducendo requisiti cogenti di indipendenza effettiva, autonomia regolamentare, organizzativa, contabile e finanziaria per gli organismi nazionali competenti. Vengono inoltre fissati criteri minimi di funzionamento volti ad accrescere l’efficacia delle attività di prevenzione, vigilanza, assistenza alle vittime e promozione della cultura dell’uguaglianza sostanziale.

Il decreto prevede l’istituzione di un nuovo Organismo per la parità configurato quale Autorità amministrativa indipendente, priva di vincoli di subordinazione o gerarchia rispetto all’esecutivo, con piena autonomia statutaria e gestionale. L’entrata in funzione è stabilita a decorrere dal 1° gennaio 2027, con un periodo transitorio dedicato alla riorganizzazione delle strutture esistenti e al trasferimento delle competenze.

In attuazione del primo schema di decreto legislativo, presentato dal Ministro Roccella, l’Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali attualmente incardinato presso il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, viene rafforzato sotto il profilo dell’indipendenza funzionale e delle attribuzioni. Il presidente sarà nominato dai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, secondo un meccanismo volto a garantire maggiore terzietà istituzionale, a parità di risorse finanziarie disponibili.

Il secondo schema, illustrato dal Ministro Calderone, interviene sulle procedure di designazione degli organismi di parità e delle consigliere e dei consiglieri di parità, introducendo una selezione fondata su valutazione comparativa e criteri di trasparenza, con l’obiettivo di assicurare competenza tecnica e autonomia decisionale. Le consigliere e i consiglieri di parità sono chiamati a promuovere l’uguaglianza di trattamento e le pari opportunità tra donne e uomini nel lavoro, a rimuovere ogni forma di discriminazione basata sul genere e sugli ulteriori fattori tutelati dall’ordinamento, quali razza, origine etnica, religione, convinzioni personali, disabilità, età e orientamento sessuale.

A tali figure è attribuito il compito di individuare situazioni di squilibrio di genere e fenomeni discriminatori in ambito occupazionale, di svolgere attività di prevenzione e promozione, nonché di garantire tutela contro le condotte discriminatorie nell’accesso al lavoro e nello svolgimento del rapporto. È inoltre confermata la funzione di assistenza alle persone che ritengano di aver subito una discriminazione, sia nella fase stragiudiziale sia in sede giudiziaria, in coerenza con l’evoluzione della giurisprudenza nazionale ed europea che negli ultimi anni ha ampliato l’interpretazione del principio di parità di trattamento in senso sostanziale.

L’intervento normativo si inserisce in un percorso cronologicamente avviato con l’adozione delle direttive europee nel maggio 2024, proseguito con la predisposizione degli schemi di decreto nel corso del 2025 e culminato nell’approvazione preliminare dell’11 febbraio 2026. Il passaggio successivo sarà l’acquisizione dei pareri parlamentari e delle eventuali osservazioni degli organi consultivi competenti, prima dell’adozione definitiva dei decreti legislativi.

Nel complesso, la riforma mira a consolidare un sistema di garanzie più solido e coerente, in linea con gli standard europei, capace di assicurare non solo la repressione delle discriminazioni ma anche la loro prevenzione strutturale, rafforzando il ruolo delle Autorità indipendenti e rendendo più incisiva la tutela dei diritti fondamentali nei luoghi di lavoro e nell’accesso a beni e servizi.