Appalti pubblici. L’Anac: crescita anomala ai limiti di legge degli affidamenti diretti nelle pubbliche gare

Dal 2021 al 2024 si consolida una tendenza che riduce la competizione nelle gare pubbliche, con concentrazioni sospette sotto i limiti normativi e criticità evidenziate anche dal presidente Giuseppe Busia

Sintesi

Tra il 2021 e il 2024 il sistema degli appalti pubblici registra una espansione significativa degli affidamenti diretti favorita dall’innalzamento delle soglie previsto dal nuovo Codice dei contratti pubblici. Il fenomeno definito effetto soglia e addensamento mostra una concentrazione delle procedure immediatamente sotto i limiti di legge con un aumento rilevante dei valori economici. I dati indicano una crescita delle procedure tra 135000 e 140000 euro e una riduzione netta sopra tale soglia evidenziando un comportamento adattivo del mercato. L’Autorità Nazionale Anticorruzione segnala rischi legati a frazionamenti artificiosi minore concorrenza e possibili infiltrazioni criminali. Il fenomeno risulta più diffuso nei servizi professionali e nelle amministrazioni di piccole dimensioni mentre resta più contenuto nei settori con prezzi regolati. Il quadro normativo e giurisprudenziale recente conferma l’attenzione sul rispetto dei principi di trasparenza e legalità. Secondo l’ANAC la causa è il nuovo Codice dei contratti pubblici che ha elevato la soglia degli affidamenti diretti fino a 140.000 euro per servizi e forniture.

Articolo

Nel periodo compreso tra il 2021 e il 2024 il mercato degli appalti pubblici relativi a servizi e forniture evidenzia una trasformazione rilevante, caratterizzata da un incremento marcato degli affidamenti diretti, ossia assegnazioni senza gara competitiva. Secondo l’Autorità Nazionale Anticorruzione, tale dinamica si inserisce in un contesto normativo modificato dall’introduzione del decreto legislativo 36 del 2023, noto come nuovo Codice dei contratti pubblici, che ha innalzato la soglia per gli affidamenti diretti fino a 140000 euro per servizi e forniture.

L’analisi cronologica consente di ricostruire l’evoluzione del fenomeno: nel 2021 il limite era fissato a 75.000 euro e già si registrava una concentrazione delle procedure vicino alla soglia, con circa il 28% degli affidamenti compresi tra 70.000 e 75.000 euro nella fascia tra 50.000 e 100.000 euro; con la modifica normativa del 2023, il comportamento del mercato si adegua rapidamente, sicché mentre le procedure tra 135.000 e 140.000 euro rappresentano circa l’8% nel 2021 con circa 1500 CIG (Codice Identificativo di Gara, codice univoco che identifica ogni procedura di appalto), per poi salire al 25% nel 2022 con circa 6200 procedure, al 28% nel 2023 con circa 10000 procedure e al 31% nel 2024 con circa 11000 procedure. Dal punto di vista economico il valore complessivo supera 1,5 miliardi di euro nel 2024, segnando un incremento del 619,5% rispetto ai circa 212 milioni del 2021. In parallelo si osserva una contrazione significativa delle procedure oltre la soglia, con circa 1000 CIG annui nelle classi superiori, a dimostrazione di una distribuzione orientata verso importi inferiori al limite normativo.

Il presidente dell’ANAC, Giuseppe Busia, evidenzia come “il crescente addensamento degli affidamenti non concorrenziali a ridosso della soglia” rappresenti un elemento di forte preoccupazione. Lo stesso sottolinea la presenza diffusa di frazionamenti artificiosi degli appalti, ossia suddivisioni intenzionali delle commesse finalizzate a mantenere gli importi sotto i limiti previsti dalla legge e ad aggirare gli obblighi di qualificazione delle stazioni appaltanti. Tali comportamenti vengono definiti opportunistici e, secondo l’Autorità, possono nascondere sprechi di risorse pubbliche e, in alcuni casi, favorire infiltrazioni criminali e mafiose.

Il fenomeno risulta particolarmente evidente nei settori dei servizi immateriali, come ingegneria, servizi giuridici, architettura e consulenze, dove la determinazione dei costi è meno standardizzata e più facilmente adattabile. Al contrario, nei comparti caratterizzati da prezzi più rigidi, come quello dei farmaci e delle apparecchiature mediche, l’effetto appare meno marcato grazie a una minore discrezionalità nella definizione economica delle forniture.

Un ulteriore elemento di rilievo riguarda le stazioni appaltanti di dimensioni ridotte. In questi Enti il ricorso agli affidamenti diretti supera stabilmente il 96% delle procedure, con valori che nel biennio 2021-2022 raggiungono il 97,8% tra le amministrazioni con meno di 10 dipendenti. Questo dato evidenzia una correlazione tra limitata capacità amministrativa e utilizzo prevalente di strumenti semplificati.

Dal punto di vista giuridico, il quadro normativo e giurisprudenziale italiano ed europeo ribadisce il divieto di frazionamento artificioso degli appalti e richiama i principi fondamentali di trasparenza, concorrenza e rotazione degli affidamenti. Le recenti pronunce della giustizia amministrativa confermano l’attenzione verso pratiche elusive, rafforzando il ruolo di vigilanza dell’ANAC e i controlli successivi alle procedure.