Sintesi
Dopo il passaggio del ciclone che ha colpito le coste ioniche della Sicilia molti cittadini si erano chiesti perché la sabbia trasportata dal mare non venisse reimmessa sulla spiaggia bensì conferita in discarica. La normativa ambientale e il diritto del demanio marittimo impongono procedure rigide e autorizzazioni preventive. A Mondello la Capitaneria di porto ha fermato temporaneamente la rimozione del materiale avviata dal Comune in attesa di verifiche sull’iter autorizzativo regionale

Il passaggio del ciclone Harry lungo le coste ioniche della Sicilia tra il 16 e 23 gennaio ultimo scorso, aveva lasciato grandi accumuli di sabbia su strade e lungomari nei territori di Messina e Catania, riaprendo il dibattito sulla gestione del materiale trasportato dalle mareggiate. Molti cittadini si erano chiesti perché la sabbia non venisse semplicemente riportata sull’arenile per contrastare l’erosione bensì raccolta e trasferita in discarica con costi aggiuntivi per gli Enti pubblici. La risposta si trova nella normativa ambientale che considera rifiuto il materiale rimosso da infrastrutture urbane e impone procedure di tracciabilità e smaltimento secondo il Codice dell’Ambiente. Un episodio analogo è adesso avvenuto a Mondello, quartiere costiero del Capoluogo di regione, dove la Capitaneria di porto ha interrotto i lavori di rimozione della sabbia avviati dal Comune di Palermo per verificare la correttezza delle autorizzazioni regionali. Il quadro normativo comprende anche le regole sul demanio marittimo e le sanzioni per l’estrazione abusiva di sabbia dalle spiagge mentre la giurisprudenza della Cassazione ha chiarito che il prelievo di sabbia dal litorale può configurare il reato di furto. Parallelamente il sistema legislativo prevede procedure di bonifica e recupero dei materiali che puntano a ridurre il conferimento in discarica quando non vi sono emergenze ambientali o contaminazioni.

Articolo
Nei giorni successivi al passaggio del ciclone Harry lungo le coste ioniche della Sicilia (un evento eccezionale iniziato il 16 e terminato il 23 gennaio 2026, che ha colpito in particolare Sicilia, Calabria e Sardegna con venti fino a 150 km/h, mareggiate estreme con onde fino a 10 metri e piogge intense, causando soprattutto sulle coste danni per circa 2 miliardi di euro) numerosi cittadini hanno osservato accumuli di sabbia depositati su lungomari, marciapiedi e strade nei territori delle province di Messina e Catania. Le mareggiate generate dal sistema meteorologico hanno spinto grandi quantità di sedimenti verso le aree urbane costiere provocando un fenomeno visibile in molte località balneari. In molti si sono domandati per quale motivo quel materiale non venisse semplicemente riportato sull’arenile per favorire un parziale ripascimento della spiaggia dopo l’erosione provocata dalle onde ma fosse invece raccolto, insaccato, caricato su automezzi e trasferito in discarica con un aumento dei costi per le amministrazioni pubbliche già impegnate a fronteggiare i danni dell’evento atmosferico.

La spiegazione si trova nel quadro normativo ambientale vigente in Italia. In Sicilia come nel resto del Paese la sabbia trasportata dal mare e depositata su infrastrutture urbane, anche quando appare priva di contaminanti evidenti come idrocarburi o plastiche, una volta rimossa perde la qualifica di bene naturale e viene giuridicamente classificata come rifiuto. In genere viene inquadrata come rifiuto speciale o urbano misto e ricondotta ai codici CER, acronimo di Catalogo Europeo dei Rifiuti, che identificano i materiali provenienti dallo spazzamento stradale o dalla pulizia delle spiagge. Di conseguenza il materiale deve essere conferito a impianti autorizzati per lo smaltimento o per eventuali operazioni di recupero secondo quanto stabilito dal decreto legislativo 152 del 2006, conosciuto come Codice dell’Ambiente.
Una situazione analoga si è verificata in questi giorni anche a Mondello (suggestivo quartiere costiero di Palermo, rinomato per la spiaggia omonima caratterizzata da un lungo litorale sabbioso). Qui le operazioni di rimozione della sabbia accumulata su strade e marciapiedi sono state temporaneamente sospese dopo l’intervento della Capitaneria di Porto. I lavori erano stati avviati dal Comune di Palermo nelle prime ore del mattino con l’impiego di mezzi della Rap, la società partecipata che gestisce la raccolta dei rifiuti, mentre gli operatori della Reset erano impegnati nella sistemazione delle aree verdi. Le operazioni erano iniziate intorno alle 9 lungo il lungomare e prevedevano l’utilizzo di una ruspa per spostare il materiale accumulato sulla passeggiata che costeggia la spiaggia.
Dopo circa 3 ore dall’avvio delle attività i militari della Capitaneria sono intervenuti interrompendo le operazioni per verificare la regolarità dell’iter amministrativo. Secondo quanto emerso lo stop sarebbe stato determinato da un possibile vizio procedurale nel percorso autorizzativo seguito dall’assessorato comunale all’Ambiente e alle coste guidato dall’assessore Pietro Alongi. La presenza dell’assessore sul posto non ha impedito la sospensione temporanea dei lavori mentre venivano avviati controlli sulla documentazione presentata alla Regione Siciliana.
Per spostare la sabbia infatti il Comune deve ottenere preventivamente l’autorizzazione regionale che serve a verificare diversi parametri ambientali tra cui la possibile contaminazione del materiale. Solo dopo questi controlli può essere rilasciato il via libera alle operazioni di raccolta e conferimento. L’assessore Alongi ha spiegato che per l’amministrazione comunale la sabbia accumulata sulle strade è comunque considerata materiale contaminato e che per questo motivo non sarebbe stata reimmessa sulla spiaggia ma destinata allo smaltimento. L’esponente della giunta ha inoltre ridimensionato l’intervento della Capitaneria definendolo una normale attività di controllo istituzionale. I lavori si sono fermati nella zona del Charleston dove rimane un grande cumulo delimitato dalle transenne della Rap e un cassone contenente parte del materiale già raccolto. Dalla Capitaneria è stato precisato che si tratta di un controllo preventivo finalizzato a verificare la correttezza dell’iter amministrativo e la conformità delle autorizzazioni rilasciate. L’esito delle verifiche dovrebbe arrivare nei giorni successivi.
Nel frattempo sono proseguite le attività della Reset che hanno riguardato la sistemazione delle aiuole e degli spazi verdi nella zona di piazza Valdesi e nelle aree circostanti. Diverso è invece il trattamento della posidonia oceanica, pianta marina fondamentale per l’ecosistema costiero, accumulata sul tratto cementato davanti piazza Mondello e nell’area del belvedere. Secondo l’amministrazione comunale la biomassa spiaggiata verrà gestita nel rispetto dell’equilibrio ambientale con sistemi che prevedono lo stoccaggio temporaneo e il successivo riposizionamento alla fine della stagione balneare o la reintroduzione nell’ambiente marino.
Le norme ambientali impediscono infatti il riutilizzo libero del materiale raccolto e impongono procedure di tracciabilità precise. La gestione della sabbia e dei detriti è affidata ai Comuni o agli enti responsabili dei servizi di pulizia urbana che devono seguire gli obblighi previsti dal FIR (Formulario di identificazione dei rifiuti). Questo documento accompagna il materiale durante tutto il percorso di trasporto e smaltimento garantendo la tracciabilità del rifiuto fino all’impianto di destinazione.
La sabbia raccolta può essere trattata come materiale inerte se le analisi dimostrano l’assenza di contaminanti oppure come rifiuto misto destinato a separazione e trattamento in discarica. In entrambi i casi il processo comporta costi economici che ricadono sugli Enti pubblici e quindi indirettamente sui contribuenti già colpiti dagli effetti dell’evento meteorologico. Il Codice dell’Ambiente prevede comunque strumenti finalizzati a ridurre il ricorso allo smaltimento in discarica. L’articolo 242 bis introduce una procedura semplificata per la bonifica dei suoli contaminati che può essere attivata volontariamente dall’operatore interessato. L’obiettivo è ridurre i livelli di contaminazione entro i valori delle CSC, sigla che indica le Concentrazioni soglia di contaminazione. La procedura prevede la presentazione di un progetto di bonifica con cronoprogramma degli interventi e il completamento delle operazioni entro 18 mesi dall’avvio con una possibile proroga di 6 mesi. La validazione finale spetta all’ARPA, acronimo di Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, che verifica la conformità degli interventi e dei risultati ottenuti.
Sul piano giuridico il quadro è completato dalle norme sul demanio marittimo contenute nel Codice della navigazione. L’articolo 1162 stabilisce sanzioni amministrative per l’estrazione abusiva di sabbia, alghe, ghiaia o altri materiali dal demanio marittimo o dal mare territoriale senza la necessaria autorizzazione. Le sanzioni previste variano da 1.549 a 9.296 euro e si applicano a qualsiasi tipo di materiale naturale prelevato senza concessione.
La giurisprudenza ha rafforzato questa interpretazione con la sentenza n. 11158 del 2019 della Corte di Cassazione che ha stabilito come il prelievo di sabbia dalla spiaggia possa configurare il reato di furto indipendentemente dalla quantità sottratta. Secondo i Giudici la rimozione di materiale dall’arenile sottrae un bene destinato all’uso pubblico e può produrre danni all’equilibrio idrogeologico delle coste configurando le aggravanti previste dal codice penale per i beni esposti alla pubblica fede.
Il demanio marittimo è definito dall’articolo 28 del Codice della navigazione e comprende il lido, la spiaggia, i porti, le rade, le lagune, le foci dei fiumi e i bacini di acqua salmastra comunicanti con il mare. Questi beni fanno parte del demanio pubblico secondo quanto stabilito dall’articolo 822 del codice civile e appartengono allo Stato. La tutela non riguarda soltanto le spiagge ma si estende anche ad altri contesti naturali come aree montane e siti archeologici dove esistono analoghi divieti di prelievo di materiali naturali.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









