Sintesi
Nella notte tra l’11 e il 12 giugno 2026, a San Nicandro Garganico, in provincia di Foggia, Giorgio Pienabarca, 17 anni, è stato travolto e ucciso mentre rientrava a piedi da una festa di compleanno con alcuni amici, e il diciottenne alla guida, anche lui reduce dalla stessa serata, è stato arrestato e posto ai domiciliari con l’accusa di omicidio stradale dopo essere risultato positivo all’alcol test e agli esami tossicologici, cioè agli accertamenti sull’eventuale uso di sostanze stupefacenti. Il 13 giugno, a Guidonia Montecelio, alle porte di Roma, Matteo D’Ambrosio, studente universitario di 23 anni, è morto dopo essere stato investito da un’auto mentre usciva da un locale e raggiungeva la vettura parcheggiata, mentre un amico è rimasto ferito e il conducente, un operaio di 26 anni, si è poi presentato ai Carabinieri, risultando positivo all’alcol test e venendo denunciato per omicidio stradale aggravato e omissione di soccorso, con esami tossicologici ancora in corso di acquisizione. I 2 episodi non possono essere trasformati in una sentenza generale su una generazione, ma si inseriscono in un quadro documentato: nel 2024 la Relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze ha stimato circa 970.000 studenti tra 15 e 19 anni che hanno usato sostanze illegali almeno una volta nella vita e circa 620.000 nell’ultimo anno, mentre il monitoraggio 2026 dell’ISS (Istituto superiore di sanità) sull’alcol ha indicato 1.270.000 giovani tra 11 e 24 anni consumatori a rischio, di cui 580.000 minorenni, e 79.000 minori coinvolti nel binge drinking (abbuffata alcolica, cioè bere per ubriacarsi in una sola occasione). Sul versante criminale, la DCSA (Direzione centrale per i servizi antidroga) ha segnalato nella Relazione annuale 2025, basata sui dati 2024, circa 21.300 operazioni antidroga, quasi 28.000 persone segnalate all’Autorità giudiziaria, circa 59.000 chilogrammi di sostanze sequestrate e oltre 124.000 dosi o compresse sintetiche, descrivendo un narcotraffico sempre più tecnologico, internazionale e capace di usare comunicazioni criptate, vendita online ed e-commerce (commercio elettronico). Eurojust (Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale) ha registrato nel 2025 quasi 14.000 casi trattati, sequestri o congelamenti di beni per circa 1,2 miliardi di euro e droga sequestrata per un valore stimato di 31,4 miliardi, mentre l’EUDA (Agenzia dell’Unione europea sulle droghe) ha avvertito nel 2026 che il mercato europeo è più rapido, frammentato e pericoloso, con nuove sostanze psicoattive, oppioidi sintetici, cocaina ancora molto diffusa e decessi spesso legati a più sostanze insieme. Le norme su omicidio stradale, guida in stato di ebbrezza, guida dopo assunzione di droghe, spaccio, narcotraffico e riciclaggio esistono e sono severe, ma i fatti confermano che la sola minaccia penale non basta se prevenzione, controlli, educazione, vigilanza notturna, responsabilità degli adulti e tracciamento dei flussi economici restano intermittenti.

Articolo
Solo ieri la cronaca riportava la morte di Giorgio Pienabarca, 17 anni, travolto e ucciso a San Nicandro Garganico mentre tornava a piedi da una festa di compleanno con alcuni amici. Secondo le ricostruzioni disponibili, l’investimento è avvenuto intorno alle 4 del mattino, lungo la strada per Torre Mileto, a circa 1 chilometro dal centro abitato. Alla guida dell’auto c’era un diciottenne neopatentato, presente alla stessa serata, che dopo l’impatto si sarebbe fermato e avrebbe chiamato i soccorsi, ma per il ragazzo non c’è stato nulla da fare.

Il conducente è stato arrestato e posto ai domiciliari con l’accusa di omicidio stradale. La svolta investigativa è arrivata dopo gli accertamenti sull’alcol e sulle sostanze, perché il giovane sarebbe risultato positivo sia all’alcol test sia agli esami tossicologici, cioè alle verifiche sanitarie dirette ad accertare l’eventuale assunzione di droghe. La vicenda ha colpito una comunità intera anche per la sua dinamica essenziale e tremenda: una festa, un rientro a piedi, un’auto condotta da un quasi coetaneo e una vita spezzata prima ancora di diventare adulta.

Poche ore dopo, un altro caso analogo ha spostato l’attenzione in provincia di Roma, a Guidonia Montecelio. Matteo D’Ambrosio, studente universitario di 23 anni, era appena uscito da un locale e stava raggiungendo la propria auto parcheggiata quando è stato investito da una vettura che si è allontanata senza fermarsi. Un amico che era con lui è rimasto ferito, ma non sarebbe in pericolo di vita. Dopo alcune ore, il presunto conducente si è presentato spontaneamente ai carabinieri.
Si tratta di un operaio di 26 anni, incensurato, denunciato per omicidio stradale aggravato e omissione di soccorso. L’uomo è risultato positivo all’alcol test, mentre gli esiti degli esami tossicologici sono ancora attesi o in corso di acquisizione. Anche un minore, che avrebbe riferito di trovarsi a bordo dell’auto al momento dell’incidente, è stato denunciato per omissione di soccorso. Qui la ferita civile è doppia: da un lato la morte di un giovane pedone, dall’altro la fuga iniziale di chi era alla guida, cioè l’assenza immediata di quella responsabilità minima che dovrebbe scattare prima ancora della paura delle conseguenze penali.
Questi 2 fatti non autorizzano processi sommari contro tutti i giovani, perché la maggioranza dei ragazzi non guida ubriaca, non assume droghe e non fugge dopo un incidente. Tuttavia mostrano un intreccio che non può più essere liquidato come fatalità: alcol, sostanze, uscite notturne, guida, scarsa percezione del rischio, controlli non sempre capillari e una cultura della responsabilità che spesso arriva troppo tardi, quando il danno è già irreversibile.
Il quadro italiano sul consumo giovanile è preoccupante. La Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze 2025, riferita ai dati raccolti nel 2024, stima che circa 970.000 studenti tra 15 e 19 anni abbiano usato sostanze illegali almeno una volta nella vita e che circa 620.000 lo abbiano fatto nell’ultimo anno. La cannabis resta la sostanza più diffusa, ma l’attenzione si concentra sempre più anche su cocaina, crack, nuove sostanze psicoattive, psicofarmaci senza prescrizione medica e policonsumo, cioè l’assunzione combinata di più sostanze, spesso insieme all’alcol.
Il dato sull’alcol è altrettanto serio, perché l’alcol viene spesso percepito come una sostanza socialmente normale e quindi meno pericolosa. L’ISS ha indicato nel monitoraggio 2026, riferito all’anno 2024, 1.270.000 giovani tra 11 e 24 anni consumatori a rischio, tra cui 580.000 minorenni. Sempre tra gli 11 e i 24 anni, 730.000 giovani risultano coinvolti nel binge drinking, termine inglese che indica il bere concentrato e smodato in una sola occasione con l’obiettivo o l’effetto di ubriacarsi, e tra questi 79.000 sono minorenni. È un numero che da solo dimostra il fallimento di molti controlli formali sulla vendita e somministrazione di alcol ai minori.
Accanto alla domanda, cioè al consumo, c’è l’offerta criminale. La DCSA ha presentato il 1 ottobre 2025 la propria Relazione annuale, costruita sui dati 2024 e sulle informazioni delle forze di polizia italiane, degli esperti per la sicurezza nelle aree strategiche del narcotraffico e degli organismi internazionali. Il documento indica circa 21.300 operazioni antidroga, quasi 28.000 persone segnalate all’autorità giudiziaria, circa 59.000 chilogrammi di stupefacenti sequestrati e oltre 124.000 dosi o compresse di droghe sintetiche. Non sono cifre astratte: sono il retrobottega di piazze di spaccio fisiche e digitali che alimentano salute compromessa, incidenti, violenze, economie sommerse e riciclaggio.
Il narcotraffico, secondo le autorità italiane, è sempre più mobile e tecnologico. I gruppi criminali cambiano rotte, usano porti secondari, frammentano i carichi, ricorrono a comunicazioni criptate, piattaforme digitali, canali di vendita online ed e-commerce, cioè commercio elettronico. La cocaina, pur registrando nel 2024 una diminuzione dei sequestri in Italia e nei principali porti europei, non risulta affatto un mercato in ritirata: il calo dei sequestri può riflettere anche nuove strategie dei trafficanti, più attente a ridurre il rischio di perdere l’intero carico.
Nel corso della presentazione della Relazione, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo ha richiamato la necessità di rafforzare la cooperazione internazionale, perché le organizzazioni criminali non operano più dentro confini stretti e stabili. Il capo della Polizia Vittorio Pisani ha posto il tema delle tecnologie crittografiche, cioè sistemi di comunicazione cifrata che rendono più difficile l’attività investigativa. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito il narcotraffico una delle sfide più complesse del nostro tempo, con ricadute su salute pubblica, giustizia, economia e coesione sociale.
Il quadro europeo conferma la stessa direzione. Eurojust ha reso noto, nell’aprile 2026, che nel 2025 ha sostenuto 13.946 indagini penali, ha favorito l’arresto o la consegna di oltre 4.443 sospettati, ha contribuito al sequestro o congelamento di beni criminali per circa 1,2 miliardi di euro e ha supportato operazioni con sequestri di droghe per un valore stimato in 31,4 miliardi. Questi dati mostrano che il narcotraffico non è solo un problema di strada, ma un sistema economico transnazionale, nel quale droga, frodi, riciclaggio, società di copertura, trasferimenti finanziari e reti digitali si tengono insieme.
Sul piano sanitario, l’EUDA ha avvertito nel 2026 che il mercato europeo delle droghe è diventato più veloce, più variabile e più difficile da leggere. Le nuove sostanze psicoattive crescono e cambiano forma, gli oppioidi sintetici ad alta potenza come nitazeni e orfine possono provocare avvelenamenti letali anche con quantità minime, la cocaina resta molto presente e i decessi da droga sono spesso legati all’uso combinato di più sostanze. Nel 2024 l’Unione europea ha stimato almeno 7.600 morti direttamente correlate all’uso di droghe, con un ruolo frequente degli oppioidi e della policonsunzione.
Sul riciclaggio occorre essere precisi. È suggestivo dire che i guadagni del narcotraffico vengano ormai ripuliti “soprattutto nelle borse internazionali”, ma questa formula, allo stato dei documenti ufficiali consultati, rischia di essere più ampia di quanto provato. La UIF (Unità di informazione finanziaria per l’Italia) della Banca d’Italia segnala invece un rischio di riciclaggio molto significativo, schemi sempre più transnazionali, uso crescente di criptoattività, frodi informatiche, operatori non finanziari, gioco anche online, oro, società e canali finanziari innovativi. Questo significa che i profitti illeciti cercano sbocchi in molti circuiti, anche sofisticati e internazionali, ma la ricostruzione seria deve parlare di strumenti finanziari, criptoattività, imprese, piattaforme e movimentazioni transfrontaliere, non di una sola via prevalente se non documentata.
Le norme ci sono. L’omicidio stradale è disciplinato dall’articolo 589-bis del codice penale e diventa più grave quando il conducente è in stato di ebbrezza alcolica o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. L’omissione di soccorso è prevista dall’articolo 189 del codice della strada e può pesare in modo rilevante quando chi provoca o è coinvolto in un incidente si allontana senza fermarsi. La guida in stato di ebbrezza è regolata dall’articolo 186, mentre la guida dopo assunzione di sostanze stupefacenti dall’articolo 187. Sul versante droga, il riferimento principale resta il DPR (decreto del Presidente della Repubblica) 9 ottobre 1990, n. 309, Testo unico sugli stupefacenti, che disciplina produzione, traffico, detenzione illecita, sanzioni e interventi di prevenzione.
La giurisprudenza ha più volte chiarito che, nei casi di omicidio stradale, non basta guardare al risultato tragico, ma occorre ricostruire condotta, nesso causale, condizioni psicofisiche del conducente, velocità, visibilità, comportamento della vittima, eventuale fuga e tempi dei soccorsi. Tuttavia, quando alcol o droga entrano nella guida, la valutazione penale si aggrava perché chi si mette al volante alterato accetta un rischio non ordinario e trasforma un mezzo comune in uno strumento potenzialmente mortale.
La repressione, da sola, arriva quasi sempre dopo. Dopo la festa, dopo la curva, dopo l’impatto, dopo la fuga, dopo il sequestro, dopo l’autopsia, dopo la denuncia, dopo il funerale. Per questo la risposta non può limitarsi all’inasprimento delle pene o ai comunicati di cordoglio. Servono controlli notturni più regolari nelle aree dei locali, verifiche reali sulla vendita di alcol ai minori, trasporto pubblico e navette nei luoghi di aggregazione, campagne meno retoriche nelle scuole, responsabilità dei gestori, famiglie meno sole e una prevenzione che non abbia paura di dire che droghe, alcol e guida sono una combinazione incompatibile.
Il punto finale è culturale. Una società che considera normale bere fino a perdere lucidità, comprare sostanze con pochi passaggi digitali, salire in auto anche quando si è alterati e poi invocare la fatalità quando qualcuno muore, ha già ceduto terreno, civilmente sta perdendo. I ragazzi non vanno criminalizzati in blocco, ma neppure assolti in anticipo da ogni responsabilità. Gli adulti, le istituzioni, le scuole, i locali, le famiglie, i controllori e la politica e le istituzioni, devono smettere di intervenire soltanto quando la cronaca ha già consegnato un nome e una fotografia al dolore pubblico. Giorgio e Matteo non sono solo 2 casi di cronaca: sono due segnali ravvicinati di un rischio che attraversa strade, notti, consumi, affari criminali e di tutta evidenza ormai, troppe indifferenze quotidiane.
Immagine realizzata con Ia.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









