Sintesi
Si moltiplicano in Italia episodi di aggressioni con arma bianca tra adolescenti e giovani adulti, con casi recenti in Emilia-Romagna e Liguria che confermano un incremento allarmante del fenomeno. A Riolo Terme un 16enne ha colpito alla coscia un 19enne su un autobus di linea ed è stato denunciato per lesioni aggravate mentre i genitori sono stati arrestati per resistenza e violenza a pubblico ufficiale dopo una perquisizione antidroga. A Genova un minorenne di origine tunisina è stato ferito all’addome e a un braccio da un coetaneo italiano di origini albanesi arrestato dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato mentre un ulteriore episodio a Lecco ha coinvolto un 20enne accoltellato al torace da un 25enne poi fermato dai Carabinieri. Gli inquirenti parlano di liti nate per motivazioni ritenute futili o collegate al consumo di stupefacenti e si riapre il confronto su prevenzione, controllo del territorio e applicazione delle norme penali vigenti.

Articolo
Si intensificano in diverse aree del Paese episodi di violenza giovanile con utilizzo di coltelli, una dinamica che desta forte apprensione sociale e istituzionale. Gli ultimi fatti, in ordine temporale, si sono verificati tra Emilia-Romagna, Liguria e Lombardia, delineando un quadro che le forze dell’ordine definiscono in sensibile aggravamento.

Nel ravennate, a Riolo Terme, un 16enne è stato segnalato all’Autorità giudiziaria con l’accusa di lesioni personali aggravate dopo aver colpito con un coltello un 19enne alla coscia su un autobus di linea partito da Faenza e diretto all’istituto alberghiero della cittadina termale. L’aggressione, secondo le prime ricostruzioni investigative, sarebbe maturata in un contesto riconducibile a dissidi legati all’uso di sostanze stupefacenti. Una volta giunto a destinazione, l’assalitore si è dileguato. Il ferito, soccorso dal personale del 118, il servizio di emergenza sanitaria nazionale, è stato trasportato all’ospedale di Faenza, medicato e dimesso con una prognosi di 25 giorni. Nel corso delle successive attività di perquisizione domiciliare finalizzate alla ricerca di droga, i genitori del minorenne avrebbero reagito con calci, pugni e spinte contro i Carabinieri, venendo arrestati con l’ipotesi di reato di resistenza e violenza a pubblico ufficiale.

Poche ore dopo, a Genova, nel quartiere di Rivarolo in Valpolcevera, un altro grave episodio ha coinvolto due minorenni su un autobus urbano. Un ragazzo di origine tunisina è stato raggiunto da fendenti all’addome e a un braccio sferrati da un coetaneo italiano di origini albanesi. L’intervento degli agenti della Squadra Mobile della Polizia di Stato, reparto investigativo specializzato in reati gravi, ha condotto all’arresto del presunto responsabile. Il ferito è stato sottoposto a intervento chirurgico d’urgenza e ricoverato con prognosi riservata, formula clinica che indica condizioni serie e quadro sanitario non ancora definito.
Analogo allarme è scattato a Lecco, dove un 20enne è stato colpito al torace da un 25enne, poi arrestato dai Carabinieri. Anche in questo caso le indagini preliminari fanno riferimento a un alterco degenerato rapidamente, circostanza che conferma come dispute considerate marginali possano trasformarsi in aggressioni di estrema gravità.
Il fenomeno degli accoltellamenti tra giovanissimi, spesso innescato da motivazioni ritenute banali o da tensioni connesse al consumo e allo spaccio di sostanze, si inserisce in un contesto più ampio di crescente esposizione dei minori a dinamiche di conflitto violento. Sotto il profilo normativo, le condotte contestate rientrano nelle fattispecie previste dal Codice Penale, in particolare gli articoli relativi alle lesioni personali e alle aggravanti legate all’uso di armi, oltre alle disposizioni in materia di porto abusivo di oggetti atti ad offendere. Per i minorenni trova applicazione il sistema della giustizia minorile, improntato a finalità rieducative oltre che sanzionatorie, come stabilito dal Decreto del Presidente della Repubblica 448 del 1988, che disciplina il processo penale a carico di imputati minorenni.
Il Decreto Caivano (DL 123/2023, convertito in legge), varato dal governo Meloni in risposta a episodi di grave disagio giovanile e criminalità minorile, introduce un approccio più severo e repressivo nella giustizia minorile, con l’obiettivo dichiarato di contrastare le baby gang, promuovere il recupero e garantire maggiore sicurezza. Tra le misure principali figurano l’abbassamento delle soglie per l’applicazione di misure cautelari e il carcere negli IPM (Istituti Penali per Minorenni, per reati come porto d’armi, spaccio e violenza), l’estensione del Daspo urbano e del foglio di via ai minori dai 14 anni, l’ammonimento del Questore esteso dai 12 anni per delitti contro la persona o il patrimonio, sanzioni amministrative e penali più dure per i genitori inadempienti (multe per evasione scolastica, fino alla perdita della responsabilità genitoriale e nuovi reati per inosservanza dell’obbligo scolastico), oltre a divieti di vendita di armi da taglio ai minori e controlli su contenuti web violenti. Sebbene il provvedimento miri anche a interventi di riqualificazione ambientale e educativa (soprattutto a Caivano), è stato criticato da molti operatori e studiosi per il prevalente carattere punitivo e securitario, che rischia di snaturare il modello rieducativo della giustizia minorile, aumentare il sovraffollamento negli istituti penali per minorenni e privilegiare la repressione rispetto a efficaci percorsi preventivi e di reinserimento sociale.
Magistrati e rappresentanti delle Forze dell’ordine sottolineano la necessità di un rafforzamento delle politiche di prevenzione, del controllo nei pressi degli istituti scolastici e sui mezzi pubblici, nonché di un maggiore coinvolgimento delle famiglie. Sociologi e criminologi evidenziano come l’accessibilità alle armi bianche, la diffusione di modelli aggressivi veicolati anche attraverso i social network e la fragilità educativa possano concorrere a una deriva che non appare episodica ma strutturale. Il quadro che emerge è quello di una conflittualità giovanile che si manifesta con modalità sempre più estreme e immediate. Le istituzioni sono chiamate a intervenire su più piani, repressivo e preventivo, per contenere una tendenza che, se non arginata, rischia di consolidarsi ulteriormente nel tessuto sociale italiano.
L’opinione
Questi adolescenti, come tanti altri, non sono di certo nati così. Lo sono presumibilmente divenuti nel corso dei primi venticinque anni di vita (tanto ci dice la scienza moderna dura l’adolescenza), mentre il loro cervello si formava e modellava sotto l’influenza di input ambientali, familiari, confessionali, retorici, nostalgici, ideologici, spettacolari, tradizionali, mediatici e oggi sempre più social. A rendere possibile questa deriva contribuisce pesantemente anche un mondo adulto trasversale, segnato da una palese (almeno per chi ancora può e vuole vedere) decennale dissonanza cognitiva (differenziazione tra il mondo interiore e le rispettive parole e aspetti esterni): tronfio di estetismo, magniloquenza, benaltrismo, autoreferenzialità, narcisismo, spettacolarità e senza distinzione di età, origine, titolo e genere, il quale ormai non si interroga neppure sul proprio possibile anacronismo di quando il sole girava intorno alla terra. Probabilmente non se lo chiede anche perché, in fondo, avvitato in un egocentrismo sempre più edulcorato se non mascherato, non gliene importa davvero nulla.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









