Sintesi
L’obiettivo di abitare la Luna nel 2032 non significa una colonia già pienamente popolata, ma l’avvio di una presenza umana sostenuta, con habitat, rover, logistica, energia, comunicazioni, robot e missioni periodiche al polo sud lunare. La NASA (National Aeronautics and Space Administration, Agenzia nazionale statunitense per l’aeronautica e lo spazio), guidata da Jared Isaacman dal 18 dicembre 2025, ha aggiornato l’architettura Artemis: Artemis II ha già compiuto il sorvolo lunare con equipaggio tra il 1 e il 10 aprile 2026, Artemis III è ora prevista nel 2027 come missione di prova in orbita bassa terrestre e il primo nuovo allunaggio con astronauti è collegato ad Artemis IV nel 2028. Il piano Moon Base (base lunare) prevede una prima fase fino al 2029 con 25 missioni, 21 allunaggi e 4 tonnellate di carico, una seconda fase tra 2029 e 2032 con infrastrutture iniziali, energia, rover pressurizzati e fino a 60 tonnellate di materiali, e una terza fase dal 2032 in avanti con presenza umana più continua e fino a 38 tonnellate annue di rifornimenti. L’Italia ha un ruolo rilevante con il modulo MPH (Multi-Purpose Habitation, modulo abitativo multiuso), affidato da ASI (Agenzia Spaziale Italiana) a Thales Alenia Space (una delle principali aziende manifatturiere del settore spaziale a livello globale, partecipata al 33% anche dall’italiana Leonardo), previsto per il lancio nel 2033. La Cina, intanto, prosegue verso uno sbarco umano entro il 2030 e ha lanciato Shenzhou-23 verso la stazione Tiangong il 24 maggio 2026, confermando che la nuova corsa lunare è scientifica, industriale, geopolitica e giuridica.

Articolo
La NASA non descrive il 2032 come l’anno di una città lunare già stabilmente abitata, bensì come l’inizio della terza fase del programma Moon Base, cioè il passaggio verso una presenza umana sostenuta, con rotazioni di equipaggio, infrastrutture più mature, moduli abitativi, reti logistiche, rover e sistemi energetici capaci di rendere il polo sud lunare un luogo di lavoro scientifico e operativo. La data chiave del 2029 riguarda invece la conclusione della prima fase, pensata per imparare, provare e costruire attraverso missioni robotiche, allunaggi, strumenti di comunicazione, dimostrazioni energetiche e primi carichi utili.

Il quadro giuridico e programmatico parte dal Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967, che resta la base del diritto spaziale internazionale: lo spazio e i corpi celesti non possono essere oggetto di appropriazione nazionale, l’esplorazione deve avvenire a beneficio di tutti i Paesi, la Luna deve essere usata per fini pacifici, gli Stati restano responsabili anche delle attività dei privati e devono evitare contaminazioni dannose. Nel 2020 sono arrivati gli Artemis Accords (Accordi Artemis), intese promosse dagli Stati Uniti per regolare cooperazione, trasparenza, interoperabilità, soccorso agli astronauti, registrazione degli oggetti spaziali, protezione dei siti storici, uso delle risorse spaziali e “safety zones” (zone di sicurezza) temporanee, che non attribuiscono sovranità ma servono a ridurre interferenze operative.

Il percorso italiano si inserisce in questa cornice: nel 2020 ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e NASA (National Aeronautics and Space Administration, Agenzia nazionale statunitense per l’aeronautica e lo spazio) hanno firmato una dichiarazione d’intenti sulla cooperazione per le capacità abitative sulla superficie lunare; nel giugno 2022 è seguito un accordo bilaterale che ha assegnato all’Italia il lavoro preliminare sul modulo abitativo lunare MPH (Multi-Purpose Habitation, modulo abitativo multiuso); nel luglio 2024 il progetto ha superato una prima revisione di definizione della missione; e il 18 settembre 2024 una commissione NASA ha ritenuto il disegno coerente con i criteri del programma Artemis. Il 25 luglio 2025 ASI ha affidato a Thales Alenia Space Italia la fase di progettazione preliminare e sviluppo delle tecnologie critiche del modulo, con il coinvolgimento di Altec e di altre realtà industriali italiane.
Sempre sul piano normativo, l’Italia ha approvato la legge 89 del 13 giugno 2025, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 144 del 24 giugno 2025, dedicata alle attività spaziali e all’economia dello spazio. La legge disciplina le attività svolte da operatori privati sul territorio nazionale e da operatori italiani fuori dall’Italia, introduce autorizzazioni, controlli, regole sul ciclo di vita delle missioni, responsabilità, sicurezza, sostenibilità, cooperazione internazionale e innovazione. Teodoro Valente, presidente ASI, l’ha definita un passaggio decisivo perché assegna all’Agenzia Spaziale Italiana un ruolo tecnico nazionale in materia di autorizzazione, vigilanza e sanzione, colmando un vuoto regolatorio in un settore ormai aperto anche a imprese, PMI (piccole e medie imprese) e start up (imprese innovative in fase iniziale).
Nel frattempo, anche l’Unione europea ha avviato il proprio EU Space Act (legge europea sullo spazio), presentato dalla Commissione europea il 25 giugno 2025 per armonizzare le regole spaziali nell’UE (Unione europea) e rafforzare sicurezza, resilienza e sostenibilità ambientale delle attività spaziali. Il settore è quindi guidato soprattutto da trattati, accordi internazionali, leggi nazionali, contratti industriali e decisioni amministrative delle agenzie spaziali.
La svolta organizzativa negli Stati Uniti è arrivata tra il 17 e il 18 dicembre 2025, quando il Senato americano ha confermato Jared Isaacman alla guida della NASA con 67 voti favorevoli, 30 contrari e 3 assenti, e il giorno successivo Isaacman ha prestato giuramento come 15º amministratore dell’agenzia. Isaacman, imprenditore e astronauta privato, ha impostato Artemis su una maggiore integrazione con l’industria privata, con l’obiettivo di aumentare la frequenza delle missioni, ridurre ritardi e arrivare alla Luna prima della Cina. Il 3 marzo 2026 la NASA ha aggiornato l’architettura Artemis: Artemis III, oggi prevista nel 2027, non è più presentata come il ritorno diretto degli astronauti sulla superficie lunare, ma come una missione in orbita bassa terrestre per testare rendezvous (incontro orbitale), docking (aggancio), lander commerciali, tute xEVA (extravehicular activity, attività extraveicolare) e sistemi di supporto.
La missione Artemis II ha segnato una tappa concreta: è partita il 1 aprile 2026 ed è rientrata il 10 aprile 2026, completando un volo di circa 9 giorni attorno alla Luna con astronauti a bordo del veicolo Orion, lanciato dal razzo SLS (Space Launch System, sistema di lancio spaziale). Dopo quel successo, la NASA ha collegato il ritorno effettivo di astronauti sulla superficie lunare ad Artemis IV, indicata per il 2028, mentre Artemis III servirà a collaudare le manovre e i veicoli necessari. Questo aggiornamento corregge quindi l’idea di una tabella di marcia lineare e già acquisita: i piani esistono, ma sono stati ridisegnati per contenere rischi tecnici e ritardi accumulati.
Il 26 maggio 2026 la NASA ha presentato in modo più dettagliato la strategia Moon Base (base lunare), concentrata sul polo sud lunare, dove la presenza di crateri in ombra permanente e possibili riserve di ghiaccio rende l’area strategica per acqua, ossigeno, idrogeno, carburanti e attività scientifiche. Nella fase 1, da ora al 2029, sono previste fino a 25 missioni, 21 allunaggi e 4 tonnellate di carico utile, con rover autonomi e con equipaggio, droni MoonFall, satelliti di comunicazione, esperimenti di energia, navigazione e riscaldamento a radioisotopi. Nella fase 2, dal 2029 al 2032, la NASA punta a infrastrutture semi-permanenti, energia solare e nucleare iniziale, rover pressurizzati forniti anche da JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency, Agenzia spaziale giapponese), comunicazioni superficie-orbita e fino a 60 tonnellate di materiali con un massimo di 24 allunaggi. Nella fase 3, dal 2032 in poi, il piano diventa più ambizioso: moduli abitativi più grandi, sistemi di fissione nucleare, rover pressurizzati a lunga autonomia, reti logistiche avanzate, uso di risorse locali ISRU (In-Situ Resource Utilization, utilizzo delle risorse disponibili sul posto) e consegne fino a 38 tonnellate annue.
I contratti più recenti confermano il peso crescente dei privati. La NASA ha assegnato 219 milioni di dollari ad Astrolab e 220 milioni di dollari a Lunar Outpost per sviluppare i primi LTV (Lunar Terrain Vehicles, veicoli lunari di superficie), mentre Blue Origin ha ottenuto 188 milioni di dollari, con un’opzione aggiuntiva da 280,4 milioni, per portare quei rover nella regione del polo sud lunare con il lander cargo Blue Moon Mark 1. La NASA ha inoltre indicato MoonFall, affidata a Firefly Aerospace per il trasporto dei droni lunari, come missione prevista nel 2028 per esplorare aree difficili e raccogliere immagini ad alta risoluzione.
Su questo punto occorre però aggiornare il generale tono ottimistico. Il 12º volo Starship, avvenuto il 22 maggio 2026, ha raggiunto diversi obiettivi, perché la nuova versione V3 è arrivata nello spazio, ha distribuito carichi di prova e ha effettuato un rientro controllato nell’Oceano Indiano, ma non può essere definito un successo pieno: il booster Super Heavy ha avuto un’anomalia, è caduto nel Golfo del Messico e la FAA (Federal Aviation Administration, autorità federale statunitense dell’aviazione) ha ordinato a SpaceX un’indagine tecnica. Inoltre, il 29 maggio 2026 è stato segnalato un grave incidente durante un test “hotfire” (prova di accensione a terra) del razzo New Glenn di Blue Origin in Florida, episodio che, secondo le prime ricostruzioni, non ha causato feriti ma potrebbe incidere sui tempi delle missioni lunari affidate alla società di Jeff Bezos.
Il contributo italiano riguarda soprattutto la futura “casa” lunare. Il modulo MPH di Thales Alenia Space, joint venture (società partecipata congiuntamente) tra Thales al 67% e Leonardo al 33%, è previsto per il lancio dal Kennedy Space Center della NASA nel 2033 e dovrebbe diventare il primo vero elemento abitativo dedicato alla superficie lunare. Secondo i dati tecnici disponibili, sarà un modulo pressurizzato, mobile, largo circa 3 metri, lungo circa 6 metri, con massa intorno a 15 tonnellate, vita operativa minima di 10 anni e capacità di ospitare 2 astronauti per missioni da 7 a 30 giorni, con possibilità di supportare più persone per tempi più brevi in emergenza. Dovrà proteggere gli equipaggi da radiazioni, polvere lunare, micrometeoriti, forti escursioni termiche e ridotta gravità, consentendo riposo, lavoro, comunicazioni con la Terra ed esperimenti scientifici anche senza equipaggio presente.
Le dichiarazioni italiane più recenti danno a questo progetto anche un valore politico e industriale. Teodoro Valente ha sottolineato che il modulo rientra in una visione di lungo periodo che consente all’Italia di avere un ruolo crescente nella nuova corsa allo spazio e nella strategia Moon to Mars (dalla Luna a Marte) della NASA. Giampiero Di Paolo, dirigente di Thales Alenia Space, ha presentato MPH come un passaggio utile a rafforzare l’esplorazione umana della Luna e oltre, mentre il 22 aprile 2026, durante il confronto “Abitare lo Spazio. Il caso Luna”, ASI e MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) hanno rilanciato il tema dell’umanesimo spaziale, cioè della permanenza umana oltre la Terra come questione non solo tecnologica, ma anche produttiva, scientifica e culturale.
Sul versante opposto, la Cina procede con un calendario molto serrato. Il 24 maggio 2026 ha lanciato la missione Shenzhou-23 verso Tiangong, “Palazzo Celeste”, con 3 astronauti a bordo, tra cui Lai Ka-ying, indicata anche come Li Jiaying, prima astronauta di Hong Kong in una missione spaziale cinese. Uno dei membri dell’equipaggio dovrebbe restare in orbita per 1 anno, un test importante per studiare fisiologia, stress, radiazioni e limiti umani nelle missioni di lunga durata. Pechino punta a portare astronauti sulla Luna entro il 2030 e sta sviluppando il razzo Long March-10, la capsula Mengzhou, “Vascello dei sogni”, e il lander Lanyue, “Abbracciare la Luna”, mentre il governo cinese ha confermato che i lavori procedono secondo il piano.
Il confronto tra Stati Uniti, alleati Artemis e Cina dimostra che la Luna non è più soltanto un traguardo simbolico come nel 1969, ma un laboratorio permanente per energia, robotica, materiali, abitabilità, comunicazioni, risorse locali e preparazione delle future missioni verso Marte. Il punto critico non è decidere se la Luna tornerà al centro dell’esplorazione umana, perché questo è già avvenuto, ma capire se i tempi annunciati saranno rispettati. Per ora la previsione più corretta è questa: entro il 2029 la NASA vuole mettere a terra mezzi, carichi e dimostrazioni operative, tra 2029 e 2032 vuole costruire le prime condizioni di una base funzionante, dal 2032 punta a una presenza umana progressivamente più stabile, e nel 2033 l’Italia dovrebbe portare il suo modulo abitativo sulla superficie lunare. Abitare la Luna, dunque, non sarà un singolo evento, ma una costruzione graduale, costosa, rischiosa e sempre più affidata all’incontro tra agenzie pubbliche, imprese private e regole internazionali ancora da consolidare.
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Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.



