Sintesi
La A19 Palermo-Catania nasce come collegamento strategico tra i 2 principali poli urbani della Sicilia, con i primi cantieri avviati nel 1958 e il completamento dell’opera nel 1975. Dopo decenni di esercizio, il progressivo deterioramento di ponti, viadotti, barriere e gallerie ha reso necessario un piano straordinario di riqualificazione. Nel 2015 il cedimento del viadotto Himera, causato da un movimento franoso, ha mostrato la fragilità di un’infrastruttura decisiva per l’Isola. Dal 2016 il programma di manutenzione è stato strutturato in 84 interventi, poi rafforzato dal commissariamento del 2023. Nel 2026 i lavori interessano numerosi tratti, con cantieri, doppi sensi di marcia, chiusure temporanee e deviazioni su viabilità alternativa. Il dato di circa 68 km coinvolti va corretto e precisato: secondo Anas, l’autostrada misura 192,8 km e comprende 59 km di ponti e viadotti più 8 km di gallerie, pari a circa 67 km complessivi, cioè poco più del 40% del tracciato. Le fonti ufficiali parlano di calcestruzzo ammalorato e ripristino strutturale. Per l’estate 2026 è prevista la riduzione dei cantieri rimovibili, con il mantenimento di quelli non eliminabili e il rafforzamento del monitoraggio del traffico.

Articolo
La vicenda riguarda la A19 (autostrada 19 Palermo-Catania, arteria gratuita e strategica che attraversa la Sicilia centrale e collega il Capoluogo regionale con l’area etnea, passando per territori essenziali per i collegamenti con Enna, Caltanissetta, le Madonie e l’entroterra. La sua origine risale ai cantieri del primo tronco Palermo-Catania, avviati nel 1958 tra Scillato e Buonfornello, mentre il completamento e l’apertura al traffico dell’intera infrastruttura arrivarono nel 1975. Da allora l’opera è rimasta per decenni una dorsale fondamentale, ma anche una strada segnata dall’età delle strutture, dalla forte presenza di ponti e viadotti e da una manutenzione straordinaria diventata sempre più urgente.

Il punto di svolta simbolico è il 10 aprile 2015, quando un importante movimento franoso interessò il versante a monte della carreggiata in direzione Catania, vicino allo svincolo di Scillato, provocando l’inclinazione di almeno una pila del viadotto Himera e la chiusura precauzionale dell’autostrada in entrambe le direzioni per circa 16 km tra Scillato e Tremonzelli. Quell’episodio viene ricondotto dalle fonti istituzionali a una frana, e contribuì a rendere evidente la vulnerabilità di un tracciato nel quale l’equilibrio tra geologia, opere d’arte e traffico quotidiano è decisivo.

Il piano oggi in corso nasce proprio dalla necessità di recuperare un divario manutentivo accumulato negli anni. Anas (società del gruppo FS Italiane che gestisce strade e autostrade statali) indica un investimento quinquennale complessivo di 1 miliardo e 100 milioni di euro per la manutenzione programmata in Sicilia, di cui 870 milioni destinati alla riqualificazione della Palermo-Catania. L’autostrada misura 192,8 km, comprende 219 opere d’arte tra ponti e viadotti per circa 59 km, pari al 31% del tracciato, 28 gallerie per circa 8 km, pari al 12%, e 19 svincoli. Per questo il dato dei 68 km citato nel testo va inteso come somma arrotondata tra ponti, viadotti e gallerie, cioè circa 67 km complessivi e poco più del 40% dell’intera arteria.
Il programma prevede 84 interventi su ponti, viadotti, gallerie e svincoli, con l’obiettivo di migliorare gli standard di servizio e aumentare la sicurezza della circolazione. Le lavorazioni riguardano il ripristino delle travi in calcestruzzo armato precompresso, la sostituzione degli appoggi, il risanamento corticale del calcestruzzo ammalorato di spalle, pile, pulvini, travi, traversi e cordoli, il rifacimento delle solette, dei giunti, dell’impermeabilizzazione e della pavimentazione, oltre all’adeguamento degli impianti nelle gallerie, alla sostituzione delle barriere e allo sviluppo della Smart Road (strada intelligente), cioè sistemi tecnologici per controllo del traffico e informazione agli utenti.
Nelle fonti ufficiali consultate, per gli interventi oggi in corso sulla A19 si parla di ammaloramento degli impalcati in calcestruzzo armato, ripristino strutturale, consolidamento, demolizione e ricostruzione di elementi deteriorati. La motivazione del complessivo intervento, tecnica e documentata, riguarda pertanto la messa in sicurezza di opere datate, sottoposte a lungo esercizio e bisognose di adeguamento. Anche per il viadotto Alfio, tra Catenanuova e Castel di Iudica, Anas ha indicato lavori necessari per gli ammaloramenti degli impalcati, con completamento previsto entro l’estate 2026 e costo di 20,2 milioni di euro.
Il quadro amministrativo è stato rafforzato dal commissariamento. Il DPCM (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) del 12 ottobre 2023 ha nominato il Presidente della Regione Siciliana commissario straordinario per il coordinamento degli interventi, in base al DL (decreto-legge) 35/2023, convertito nella legge 58/2023. I decreti pubblicati nel 2026 confermano l’avanzamento del percorso, con atti riguardanti la verifica preventiva della progettazione, l’approvazione del progetto esecutivo per la messa in sicurezza e il ripristino corticale delle opere d’arte tra i km 72+800 e 192+800, e l’approvazione dei lavori sul viadotto Daino tra i km 93+668 e 94+070.
La storia dei cantieri, però, non è stata lineare. L’ANAC (Autorità nazionale anticorruzione), con la delibera 593 del 18 ottobre 2023, ha esaminato gli appalti relativi al piano di potenziamento e riqualificazione dell’autostrada e agli interventi sulle opere d’arte. L’Autorità ha rilevato notevoli ritardi nell’esecuzione dei lavori, anche per il carente coordinamento tra gestione amministrativa centrale e necessità manutentive territoriali, oltre a un disallineamento tra aggiudicazione degli accordi quadro e possibilità concreta di attivarli tempestivamente. Il riferimento al D.Lgs. (decreto legislativo) 36/2023, cioè il nuovo Codice dei contratti pubblici, è centrale perché impone maggiore chiarezza nella motivazione degli accordi quadro e nella divisione in lotti.
Nel 2026 alcuni cantieri sono stati conclusi o alleggeriti. Il 30 marzo sono terminati in anticipo rispetto all’esodo pasquale gli interventi ai giunti di dilatazione e alla pavimentazione dei viadotti Cubo e Perriera, nel territorio di Casteldaccia, con cessazione del temporaneo doppio senso di marcia tra i km 9,350 e 10,100. Il 26 maggio sono stati ultimati con 2 mesi di anticipo i lavori di ammodernamento delle barriere di sicurezza tra Bagheria e Villabate, con ritorno alla percorribilità senza restrizioni in quel tratto e con un commento del commissario Renato Schifani, che ha collegato l’anticipo alla necessità di ridurre i disagi in un periodo delicato per la mobilità.
Restano però limitazioni, restringimenti e chiusure puntuali. Il 4 giugno 2026, per esempio, è stata programmata la chiusura della carreggiata in direzione Palermo tra Gerbini Sferro e Catenanuova, dalle 9 alle 19, con uscita obbligatoria e percorso alternativo lungo la Strada Statale 192. Episodi di questo tipo spiegano perché automobilisti e camionisti percepiscano la A19 come una successione di cantieri, deviazioni e rallentamenti, soprattutto quando le lavorazioni obbligano a immettersi su strade secondarie meno adatte ai flussi autostradali.
Per l’estate 2026 la linea dichiarata è ridurre l’impatto sugli spostamenti, non fermare l’intero programma. Secondo le informazioni diffuse a fine giugno, ad agosto dovrebbero essere rimossi i cantieri eliminabili, mentre resteranno attivi quelli inamovibili, cioè quelli che per ragioni tecniche o di sicurezza non possono essere sospesi senza compromettere l’opera o la circolazione. È previsto anche un monitoraggio più intenso, con il supporto della sala operativa e degli operatori su strada, soprattutto nei fine settimana. Per la verifica del singolo tragitto resta utile consultare il CCISS (Centro coordinamento informazioni sulla sicurezza stradale), che pubblica aggiornamenti di traffico in tempo reale.
Il senso complessivo della vicenda è dunque duplice. Da una parte la Palermo-Catania ha bisogno di lavori profondi, perché una strada completata nel 1975, con oltre 200 ponti e viadotti e una quota molto alta di opere complesse, non può restare affidata a manutenzioni episodiche. Dall’altra, la concentrazione degli interventi produce un costo e ritardi quotidiani per chi viaggia, lavora e trasporta merci tra le 2 estremità dell’Isola. La sfida istituzionale è completare il risanamento senza trasformare la messa in sicurezza in una lunga paralisi della mobilità siciliana.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









