2026. La società della doppiezza: in Italia e in Sicilia magniloquenze, potere e feudi del consenso

Dalla politica nazionale alla realtà siciliana, segnata da frammentazioni di potere, interessi individuali e campanilismi spesso alimentati da denaro pubblico, la retorica e la doppiezza sembrano diventate strumenti ordinari di governo, comunicazione e relazione sociale

Sintesi

Nel 2026 la doppiezza, la sofisticheria e la riserva mentale appaiono sempre più come strumenti ordinari della vita pubblica e privata, dalla politica alle istituzioni, dalle professioni ai rapporti sociali, affettivi e familiari. Una deriva alimentata da media, social, propaganda e interessi economici, ideologici o nostalgici, che premia apparenza, narcisismo e soggettivismo quasi patologico, a scapito della verità e della responsabilità. In Italia questa crisi si intreccia con l’uso di enormi risorse pubbliche, come quelle del PNRR, spesso accompagnate da retorica, consenso e scarsa visione pragmatica. In Sicilia il fenomeno assume tratti ancora più evidenti: la politica appare frammentata da interessi personali di potere, mentre la società rischia di essere divisa da campanilismi foraggiati con denaro pubblico, utili a mantenere comunità separate, dipendenti e più facilmente gestibili come piccoli feudi. Il rischio è che, davanti a una crisi economica o internazionale, una società già indebolita dalla perdita del principio di realtà possa precipitare in una condizione di fragilità civile, economica ed esistenziale.

Articolo

La doppiezza, l’artificiosità e la riserva mentale sembrano ormai divenute strumenti ordinari della comunicazione pubblica e privata. Nella politica, nelle istituzioni, nelle professioni, nella società, nella propaganda, nell’informazione, nel commercio e nei rapporti individuali e collettivi, sociali, affettivi, amichevoli e familiari, si avverte una degenerazione palpabile che sembra non arrestarsi. Una deriva stimolata, se non anche istigata, da media e social per fini commerciali, ideologici, nostalgici o perfino sociopatici, che sta alimentando una forma di soggettivismo e narcisismo patologico a tutti i livelli della società.

Il fenomeno appare ancora più evidente quando si sale di titolo, laurea, competenza, professione, incarico o nomina. In molti casi, ciò che dovrebbe tradursi in responsabilità, misura e servizio diventa invece delirio autoreferenziale, ostentazione di potere, difesa corporativa e distanza dal principio di realtà. La menzogna, la doppiezza e la riserva mentale sono diventate architravi strutturali della comunicazione contemporanea. Le logiche digitali, che premiano apparenza, visibilità e semplificazione aggressiva, amplificano questa deriva e alimentano un narcisismo patologico che non risparmia alcun ambito.

In Sicilia, nel 2026, questa condizione assume tratti ancora più riconoscibili. La politica appare spesso frammentata da interessi individuali di potere, da posizionamenti personali, da equilibri interni e da logiche di appartenenza più che da una visione collettiva. La società, a sua volta, rischia di essere tenuta divisa da campanilismi locali, rivalità territoriali e micro-identità coltivate non per valorizzare le comunità, ma per renderle più deboli, più dipendenti e più facilmente governabili. Il denaro pubblico, quando non produce crescita reale, servizi, infrastrutture e autonomia civile, può diventare strumento di mantenimento del consenso: contributi, eventi, iniziative, manifestazioni e finanziamenti distribuiti a pioggia rischiano di trasformare territori e comunità in piccoli feudi, amministrati attraverso riconoscenza, paura, appartenenza e convenienza.

Nella sfera individuale e affettiva, le relazioni rischiano di diventare transitorie, fondate sull’utilità, sul bisogno di continua validazione esterna e sulla sostituzione dell’empatia con la strumentalizzazione dell’altro. Nella propaganda e nell’informazione, la manipolazione dei fatti e la diffusione di “verità soggettive” creano una realtà liquida, nella quale la menzogna si sostituisce al dibattito basato sui dati. Nei ruoli di potere e competenza, il fenomeno si accentua ulteriormente: il narcisismo si traveste spesso da competenza assoluta, trasformando la gestione del potere in autoreferenzialità, chiusura e dominio.

Questa pervasività dell’ego e la normalizzazione dell’inganno come strumento di ascesa sociale e sopravvivenza relazionale sono temi sempre più urgenti sotto il profilo sociale, culturale e civile. Il fenomeno umano potrebbe non essere nuovo, perché la storia presenta periodi in cui società ritenute evolute e civilizzate hanno gradualmente perso riferimenti e valori ragionevoli, degradando nella menzogna, nella corruzione, nel mercimonio, nell’omertà e nella violenza, fino a implodere alla prima difficoltà esterna o economica. Oggi, però, rispetto al passato, non esiste più la circoscrizione degli eventi deleteri a una singola comunità, a un territorio o a una nazione.

Con la globalizzazione e la condivisione digitale, le menti possono essere influenzate e piegate verso situazioni, emozioni e percorsi uniformi. Prima l’avvento dei cellulari, poi dei computer, quindi internet, i social network e infine l’intelligenza artificiale hanno creato un sistema mondiale di condizionamento mai sperimentato in una scala così ampia. Tutti questi strumenti vengono cavalcati dal potere in generale: dalla politica alle istituzioni, dagli affari alle professioni, dalle caste alle categorie, dalle corporazioni agli ordini vari, fino ai singoli individui narcisisti e cinici e alle stesse confessioni o appartenenze ideologiche.

Si tratta di un percorso mondiale sconosciuto, in quanto mai avvenuto con questa intensità e con questa rapidità, e non prospetta nulla di buono, soprattutto se dovessero aggravarsi tensioni internazionali, crisi economiche o scenari belligeranti. L’Italia attraversa una fase in cui ingenti risorse pubbliche sembrano spesso spese senza sufficiente visione, controllo e responsabilità. Il PNRR, con la sua dotazione complessiva di 194,4 miliardi di euro, di cui 122,6 miliardi in prestiti e 71,8 miliardi in sovvenzioni, rappresenta una grande occasione ma anche un’enorme responsabilità, perché una parte rilevante di quelle risorse dovrà essere restituita e perché ogni spreco di oggi rischia di trasformarsi in peso per il futuro.

Il Paese vive così un periodo di euforia quasi isterica, innaffiata di propaganda, sermoni, retorica e omertà. Panem et circenses, contributi pubblici, media e social spesso legati a sistemi economici e partitici alimentano una rappresentazione della realtà nella quale esteriorità, aspetto, magniloquenza e ostentazione sembrano avere allontanato una visione pragmatica, doverosa e ragionevole del presente. Anche in Sicilia, dove le identità locali potrebbero essere una ricchezza, il rischio è che vengano ridotte a strumenti di separazione, rivalità e gestione del consenso, mentre ciò che viene presentato come cultura, tradizione o conoscenza può scivolare talvolta in smodatezza, trash, ritualità regressiva e spettacolo permanente.

Basterebbe una seria difficoltà economica o esterna per far precipitare molta parte della società in un baratro esistenziale ed economico. Gli apparati e le rispettive pletore cresciuti nel frattempo a dismisura nel sistema pubblico-politico dovrebbero comunque continuare a essere mantenuti, aumentando il peso su cittadini, imprese e famiglie. In un simile scenario potrebbero crescere fallimenti, disperazione, solitudine sociale e gesti estremi, situazioni già viste in passato ma rimosse da una coscienza collettiva ormai fragile, stanca e quasi moribonda.

Una società che normalizza la doppiezza e premia l’inganno diventa debole proprio quando avrebbe più bisogno di verità, misura e responsabilità. Il pericolo non è soltanto economico o politico, ma civile: una comunità che perde il senso del limite e della realtà finisce per non distinguere più tra competenza e vanità, tra cultura e spettacolo, tra servizio pubblico e occupazione del potere, tra identità territoriale e feudo del consenso.

Immagine realizzata con Ia.

Nota

Ogni eventuale riferimento a fatti, persone, luoghi, comportamenti, dinamiche politiche, sociali o istituzionali è da intendersi in senso generale e riflessivo. Qualsiasi interpretazione specifica, diretta o indiretta, resta quindi puramente casuale.

Opinione

Ormai mi limito ad ascoltare, senza più intervenire, percependo spesso che a esprimersi non sia davvero la persona, ma qualcosa che la attraversa e la condiziona, soprattutto quando entra in gioco la politica e interessi. Altro che libero arbitrio. Bisognerebbe cercare di operare un quotidiano lavoro su se stessi, provando a distinguere le influenze esterne dalla propria coscienza. Ma il sistematico sistema pubblico-politico (senza distinzione di età, estrazione, titoli e genere) con nugoli di annessi e connessi, ormai di tutta evidenza annosamente deteriorato, ha l’interesse opposto: mantenerci in una sorta di ebbrezza mentale, così da orientarci e pascolarci secondo i propri fini. Per questo di solito comprendo me e i concittadini.